”Elad Lassry. Verso una nuova immagine”: l’artista israeliano al PAC di Milano

Una riflessione sull'ubiquità dell'immagine nella società contemporanea e sulla possibilità di ridefinire codici visivi conosciuti e abitudini interpretative: così si caratterizza il percorso artistico di Elad Lassry. A lui è dedicata una mostra monografica al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, ''Elad Lassry. Verso una nuova immagine'', allestita fino al 16 settembre. La mostra è curata da Alessandro Rabottini...

Alessandro Rabottini, curatore della mostra, “Un ampio spettro del lavoro di Lassry, che tiene conto delle relazioni dei singoli lavori con lo spazio espositivo e tra loro”

MILANO – Una riflessione sull’ubiquità dell’immagine nella società contemporanea e sulla possibilità di ridefinire codici visivi conosciuti e abitudini interpretative: così si caratterizza il percorso artistico di Elad Lassry. A lui è dedicata una mostra monografica al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, “Elad Lassry, Verso una nuova immagine”, allestita fino al 16 settembre. La mostra è curata da Alessandro Rabottini, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design e dal PAC.

 

I CRITERI D’ALLESTIMENTO – “Abbiamo cercato di mostrare un ampio spettro della produzione dell’artista che, sin dall’inizio della sua carriera, ha sempre usato la fotografia accanto ad altri media – film innanzitutto, per poi includere anche la scultura e l’installazione”, spiega Alessandro Rabottini. “All’interno di questo percorso l’allestimento ha tenuto conto di certe specificità architettoniche del PAC di Milano e delle relazioni che Lassry stabilisce tra singoli lavori, relazioni che però sono molto soggettive e che cercano di creare una eco tra un’immagine e l’altra.”

 

UNA RIFLESSIONE SULL’ATTO DEL VEDERE – Il senso del lavoro di Lassry consiste in gran parte in una riflessione sull’atto stesso del vedere, sulla costruzione della rappresentazione e su come noi stessi guardiamo le immagini, proiettando su di esse significati che sono loro estranei e che provengono dalla nostra esperienza autobiografica e culturale. Per Lassry, infatti, l’atto dell’inquadratura non è soltanto un dispositivo formale nelle mani dell’artista ma è anche, e soprattutto, un dispositivo interpretativo che fa appello alla posizione dello spettatore: è per questo motivo che le sue immagini non sono accompagnate da una precisa spiegazione né la loro origine è in alcun modo chiarita. Le fotografie presentano soggetti all’apparenza familiari – persone, animali, luoghi e oggetti più o meno banali – ma il modo in cui l’artista li ritrae produce un effetto ambiguo e straniante. Le pose delle persone sono artefatte, gli animali e, più in generale, la natura appaiono del tutto artificiali mentre gli oggetti – molti dei quali sono arrangiati in composizioni che ricordano la fotografia pubblicitaria – sembrano non appartenere al dominio della funzionalità, nonostante non sia chiaro se abbiano un significato simbolico.

 

LA FOTOGRAFIA: VEICOLO DI RIFLESSIONE COCETTUALE – Si dice di solito che l’immagine ha una valenza più emotiva rispetto alle parole e ai testi, che parlano invece maggiormente al pensiero logico. A partire dalla sua recente comparsa sulla scena internazionale, però, il lavoro di Elad Lassry ha subito attratto l’attenzione di pubblico e critica tanto per la forza visiva quanto per il rigore concettuale che lo contraddistinguono. Ma quali sono le potenzialità della fotografia come veicolo di pensiero e quali le relazioni tra immagine e testo? “Dall’antichità le immagini hanno una stretta relazione con i testi: una Madonna con Bambino proveniente dal Medioevo non possiede lo stesso significato se non ho alcune nozioni preliminari di teologia che mi provengono dall’apprendimento attraverso i testi. Per questo l’idea che le immagini non abbiano un sostrato testuale è un’idea abbastanza problematica da sostenere”, commenta Alessandro Rabottini in proposito. “Lassry, dal canto suo, fa anche riferimento a una tradizione – soprattutto americana – di artisti che, a partire dalla fine degli anni Settanta, hanno utilizzato la fotografia con un intento profondamente concettuale: pensiamo a Sherrie Levine e Richard Prince, per esempio.”

 

UNA FORMA D’ARTE A TUTTI GLI EFFETTI – Rispetto invece alle tradizionali forme artistiche visive, quali peculiari potenzialità espressive possiede la fotografia? “Il rapporto che la fotografia intrattiene con la realtà la pone sicuramente su un piano altamente comunicativo rispetto ad altri mezzi che sembrano filtrare la realtà in modo più soggettivo”, spiega Rabottini. “Però è ormai vero che la fotografia è diventata un medium artistico a tutti gli effetti, per cui molti artisti la usano accanto ad altri mezzi, a prescindere spesso dal suo valore di documento e di testimonianza ma come spazio di indagine formale e concettuale.”

 

LA PIÙ AMPIA ESPOSIZIONE MAI DEDICATA ALL’ARTISTA – La mostra ad oggi rappresenta la più ampia panoramica mai realizzata sul lavoro dell’artista israeliano, che il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare nell’ultima edizione della Biennale di Venezia. Finalmente, anche nel nostro Paese il panorama sta cambiando, e si inizia a tributare il giusto riconoscimento alla fotografia e ai grandi autori che hanno intrepretato questa forma d’arte. “Mi sembra che ormai il mercato e il collezionismo siano maturi abbastanza per assorbire la fotografia come un mezzo espressivo che ha lo stesso valore degli altri”, conclude Rabottini. “A partire dai primi anni Novanta molti artisti hanno iniziato ad usare la fotografia come un medium centrale e non sussidiario (un esempio fra tutti Vanessa Beecroft) e questo è stato recepito dalla critica e dal collezionismo ormai in modo pieno.”

 

2 agosto 2012

 

Courtesy of Alessandro Zambianchi

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