“Da Giotto a de Chirico” l’arte italiana in mostra a Salò

L'esposizione che ripercorre 700 anni di storia dell'arte curata da Vittorio Sgarbi

MILANO – “La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative” afferma Vittorio Sgarbi. Da questo concetto nasce l’idea dell’esposizione allestita al MuSa di Salò, visitabile fino al 6 novembre.
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LA MOSTRA – Le sale dell’ex chiesa di Santa Giustina e del collegio ospitano tesori “nascosti” che raccontano lo svolgimento della storia dell’arte italiana, da Giotto, artista che ha rinnovato la pittura, a Giorgio de Chirico.
La mostra offre al visitatore un percorso che parte da due magnetiche teste muliebri marmoree, prime sculture “italiane” riferite a un maestro federiciano della metà del Duecento, seguite da tre opere di Giotto.
Si passa poi dalla scuola lombarda – con i leonardeschi Bernardino Luini, Agostino da Lodi, Bergognone, Savoldo, Romanino, Tanzio da Varallo, Francesco Cairo, Carlo Francesco e Giuseppe Nuvolone, Agostino Santagostino e Giacomo Ceruti – a quella veneta – con Tiziano, Veronese, Matteo Ponzone, Pietro Liberi, Giulio Carpioni, Giulia Lama, Pietro Longhi, Francesco Fontebasso. Dipinti e sculture da tutte le regioni italiane si susseguono fino a giungere ai maestri dell’Ottocento e del Novecento. L’avvincente stagione della pittura del XIX secolo è rappresentata dai capolavori di Antoon Sminck Pitloo, Domenico Morelli, Antonio Mancini, Vincenzo Volpe, Gaetano Previati, Giovanni Boldini e, quella del Novecento, si forma attorno ad otto significativi dipinti di Giorgio de Chirico, con opere di Giorgio Morandi, Felice Casorati, Aroldo Bonzagni, Filippo De Pisis, Alberto Savinio, Achille Funi, Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Giacomo Manzù e Cagnaccio di San Pietro.
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LE ORIGINI – Una mostra che prende avvio dall’esposizione Il tesoro d’Italia, tenutasi all’Expo di Milano 2015 nel padiglione di Eataly e che si evolve a Salò con una essenziale variante: la rinuncia a ogni opera pubblica, di musei, di chiese a favore delle collezioni private. Capolavori dunque quasi impossibili da vedere, se non per pochi “privilegiati”. Si passa così da Il Tesoro d’Italia ai Tesori nascosti.
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