ARTE - A Monaco dal 12 luglio al 6 settembre

Da Chagall a Malevich, la rivoluzione delle avanguardie in mostra a Monaco

Artisti che hanno dato vita a una modernità senza precedenti e determinato una frattura radicale con l’arte fino ad allora conosciuta. La mostra allestita al Forum Grimaldi di Monaco espone più di 150 opere di celeberrimi pittori che hanno rivoluzionato l’arte e...

La mostra “Da Chagall a Malevich, la rivoluzione delle avanguardie” vedrà riuniti i capolavori dei grandi artisti più emblematici delle avanguardie nella Russia degli anni tra il 1905 e il 1930. A Monaco dal 12 luglio al 6 settembre.

MILANO – Artisti che hanno dato vita a una modernità senza precedenti e determinato una frattura radicale con l’arte fino ad allora conosciuta. La mostra allestita al Forum Grimaldi di Monaco espone più di 150 opere di celeberrimi pittori che hanno rivoluzionato l’arte e hanno dato vita a linguaggi avanguardistici. L’esposizione rappresenta l’evento più significativo dei molti previsti nel quadro delle iniziative promosse per l’Anno della Russia nel Principato di Monaco che si protrarranno per tutto il 2015 e sarà accompagnata da un catalogo scientifico pubblicato per l’occasione in due lingue e riccamente illustrato, che raccoglie i testi degli esperti sulle avanguardie oltre ad altre informazioni e bibliografie sugli artisti e i diversi movimenti artistici dell’epoca.

 
UN NUOVO LINGUAGGIO ARTISTICO – Gli artisti in mostra lasciano presagire grandi sconvolgimenti nel modo di pensare, di vedere e quindi di rappresentare la realtà. L’accademismo è ancora vivo e tuttavia questi giovani artisti, sia a Mosca che a San Pietroburgo, non si accontentano di una visione ormai desueta. E’ evidente come l’elettricità, la ferrovia, l’automobile e i nuovi mezzi di comunicazione che in quegli anni fanno la loro comparsa, plasmino un nuovo linguaggio e impongano una visione conforme a ciò che gli artisti vedono attorno a sé, a ciò che vivono, a ciò che sono. Nuove idee si diffondono insieme alla sensazione che non sia più possibile sottrarsi a dei sovvertimenti incommensurabili in una società che anela anch’essa a evolversi.

 

LO SCONVOLIMENTO DELLA MODERNITÀ – Emergono nuove modalità di rappresentazione fino ad allora sconosciute e ormai inscindibili da una corrente di modernità che accoglie l’impatto prodotto dalle nuove scoperte dei primi anni del XX secolo, tanto nel campo della letteratura, della musica e della danza, che in quello delle arti plastiche. Suoni, parole, forme… fanno vacillare le idee acquisite stravolgendole. Si verificano delle fratture insanabili tra un mondo compassato e superato e gli innovatori dell’epoca. In quell’universo in disfacimento, gli artisti tessono una trama di linguaggi corrosivi necessari per il futuro.

 

LE NUOVE CORRENTI, LE AVANGUARDIE – Nascono diversi movimenti che esulano da ogni convenzione, si creano scuole o movimenti che attestano tutta l’energia e il fervore creativo degli inizi del XX secolo: impressionismo, cubismo, futurismo, cubofuturismo, raggismo, suprematismo, costruttivismo… traducono in forme inedite un modo di rappresentare indissolubilmente legato alla loro epoca. Si viene così a formare il nucleo forte della trama di questa grande storia delle «avanguardie» destinata a sovvertire secoli di convenzioni e accademismo.

 

LE OPERE IN PRESTITO – Per illustrare un tema di così ampio respiro, Jean-Louis Prat, curatore della mostra, ha ottenuto il prestito di opere imprescindibili dai principali musei russi: il Museo di Stato Russo a San Pietroburgo, il Museo Pouchkine e la Galleria Tretyakov a Mosca. Analoghe richieste sono state rivolte ad altri grandi musei russi come quelli di Nizhny-Novgorod, Astrakhan, Krasnodar, Tula… che avevano ricevuto in deposito delle opere d’arte allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, e che hanno anch’essi acconsentito a concedere dei prestiti eccezionali. Il Centre Georges Pompidou di Parigi e altri grandi musei europei, completano il prestigioso elenco dei prestatori.

 

IL PERCORSO ESPOSITIVO – La mostra si apre in concomitanza con gli sconvolgimenti sociali degli inizi del XX secolo. Mentre la Russia imperiale sopravvive ancora, artisti quali Konchalovski, Machkov e Malevich esprimono sulle prime un’arte caratterizzata da modalità di rappresentazione classiche. Pur illustrando una storia che ha profonde radici nella cultura russa, essi intuiscono i profondi cambiamenti a venire. La mostra inizia con l’anno 1905 che segna la prima svolta radicale nella storia della Russia , ossia gli incidenti avvenuti a San Pietroburgo e noti come “La Domenica di Sangue”. Gli artisti si rendono conto degli inevitabili cambiamenti sociali che ne conseguiranno e che porteranno in breve alla Rivoluzione di Ottobre del 1917. Anch’essi d’altronde, con i rispettivi percorsi artistici, contribuiscono a cambiare lo spirito dei tempi; essi viaggiano all’estero, alcuni di loro, come Baranov-Rossiné, Tatlin, Chagall, Kandinsky, si recano a Parigi e sono accomunati dalla ricerca di nuove idee. Dal canto suo Konchalovski contempla con interesse l’opera di Derain e de Vlaminck, mentre Machkov si lascia forse incantare dalla pittura di Matisse.

 

RUSSIA E FRANCIA – Gli artisti creano un nuovo linguaggio divenuto ormai indispensabile e che è alla base stessa di questa rivoluzione che si avvia in sordina per diventare inevitabile. Come conseguenza delle molteplici occasioni di incontro e scambio tra Russia e Francia, altri pittori, scrittori e poeti assumono posizioni ancor più progressiste. Matisse si reca a Mosca per decorare gli interni della residenza di un importante collezionista, Chtchoukine. La casa di quest’ultimo, come molte altre residenze private moscovite, durante il weekend si apre per accogliere un pubblico selezionato al quale far conoscere le opere di Picasso, Braque e Gris acquistate a Parigi dai ricchi industriali russi. Gli artisti hanno così occasione di conoscere e inventare forme nuove, colori nuovi e di confrontarsi con un modo nuovo di vedere il mondo.

 

FUTURISMO E CUBOFUTURISMO – Marinetti, poeta italiano e grande rivoluzionario nell’animo, tiene delle conferenze nella capitale russa ponendo così le basi di quella che sarà un’importante rivoluzione pittorica. L’arte è testimone di questo nuovo mondo e prende atto di un’epoca in evoluzione. Il progresso è tanto ineluttabile che si arriva ad ammettere che un’automobile possa essere altrettanto bella di un quadro. E visto che l’automobile è in movimento, anche l’arte è pronta ad accogliere il movimento. Così come l’automobile è inevitabilmente foriera di novità, nuovi movimenti artistici fanno la loro comparsa sull’onda dei sogni e delle utopie. Larionov, Goncharova e Udaltsova fanno proprie le idee dei cubisti francesi che esprimono a loro volta. Ne hanno potuto ammirare le opere in Francia o le hanno viste esposte a Mosca, talvolta hanno persino lavorato nei loro atelier oppure le loro opere erano state acquistate dai collezionisti russi. E’ una nuova fonte di ispirazione per gli artisti che creano un corpus di opere straordinarie che costituisce un terreno fertile destinato nutrire diversi movimenti artistici: il Raggismo con Larionov e Goncharova, il Futurismo incentrato su David Burljuk. Il fatto di associare per la prima volta l’immagine ferma del Cubismo all’immagine in movimento del Futurismo, genera un movimento tipicamente russo: il Cubofuturismo.

 

CHAGALL – Altri artisti come Chagall che non aderisce a nessun movimento, esprimono sogni di altro genere. Egli infatti parla dalle tradizioni scaturite da una Russia d’altri tempi. Invita a vedere immagini diverse che attinge in Oriente con altri colori. Le sue opere parlano un nuovo linguaggio riferito a una rinnovata considerazione per la cultura ebraica, e che pone le premesse per una storia in procinto di avverarsi. Il Teatro Ebraico è emblematico di queste nuove modalità di rappresentazione volute da Chagall e che egli stesso esprime nella sua pittura nel 1920 quando la rivoluzione del 1917 è già nel pieno. Nominato Direttore artistico della Scuola di Vitebsk, nel 1917 Chagall ritorna nel paese natale ora diventato la Bielorussia. Su invito del Ministro della Cultura Lunacharsky, fonda una scuola e mette in pratica tutti i principi fondanti di un nuovo modo di pensare, di vedere, di scrivere e di dipingere. Coinvolge in questo progetto altri artisti importanti che seguono percorsi artistici diversi, come El Lissitsky e Malevich. Malevich adotta un linguaggio diverso e impone un nuovo modo di pensare sconvolgendo la visione poetica dell’opera di Chagall. Il movimento suprematista di cui è il fondatore, diventa un ostacolo a una possibile intesa con Chagall. La rottura è ormai inevitabile. Chagall si reca a Mosca dove fonda il Teatro Ebraico, un luogo straordinario dove danno prova di sé tutti i grandi artisti dell’epoca, scrittori, poeti, scenografi e attori e per il quale Chagall realizza L’Introduzione al Teatro Ebraico, un grande affresco veramente sbalorditivo lungo 8 metri, che dimostra fino a che punto egli rimanga legato a quella cultura russa ed ebraica su cui poggia la sua ispirazione.

 

MALEVICH – In quanto a Malevich, continua a forgiare un linguaggio opposto ma altrettanto straordinario: crea l’arte astratta, espressione fino ad allora ignota e dalla quale sarà impossibile distogliere lo sguardo. Nasce così un nuovo movimento, il Suprematismo. Altri artisti come Tatlin danno vita nello stesso periodo e con nuovi materiali, a un altro movimento, il Costruttivismo. La mostra del Grimaldi Forum si propone di illustrare tale contrapposizione e al contempo la complementarietà tra Suprematismo e Costruttivismo. Concorrono a questo rinnovamento dello spirito altri artisti quali Rodchenko, Tatlin, Klioune, Rozanova, Popova e non solo.

 

GLI ANNI VENTI E UN NUOVO SPIRITO DI MODERNITÀ – Nella Russia degli anni 1920, la sete di cambiamento viene concepita e vissuta secondo un nuovo spirito di modernità. Kandinsky che già dall’inizio del XX secolo aveva dato vita a un’espressione artistica innovativa, durante la Rivoluzione riceve l’incarico di dirigere una commissione incaricata di distribuire in diversi Musei di Provincia le opere di artisti definiti rivoluzionari e che all’epoca lavoravano ed esponevano a Mosca e a San Pietroburgo. Lo Stato intendeva acquistare le opere da smistare tra Rostov sul Don a Perm passando per Astrakhan e Krasnodar…, al fine di dare modo anche alle località più remote della Russia di venire a contatto con il messaggio rivoluzionario. Non passa molto tempo prima che il potere costituito travisi il progetto per impregnare un messaggio di per sé illuminato, di un’ideologia le cui motivazioni non sono sempre rispettose della libertà di espressione degli artisti. Gli artisti si rendono conto di non poter più dare espressione alla propria creatività in un contesto in cui le idee vengono loro imposte. Sono numerosi quelli che a partire dagli anni 1920 lasciano la Russia per stabilirsi a Berlino, Parigi o negli Stati Uniti: Larionov, Goncharova, Kandinsky, Chagall, Baranov-Rossiné.

 

“PRIGIONIERI” DEL PAESE – Mentre in Russia l’arte è sempre più legata all’ufficialità che impone loro un determinato modo di pensare, gli artisti che non lasciano il paese, come Malevich, iniziano a sentirsi “prigionieri” ed egli così scrive: “Preferisco la penna affilata all’imperfezione di un pennello arruffato” [nota: la citazione completa è: Questo è il mio lavoro principale, non già di pennello ma di penna. Risulta che col pennello non si ottiene quello che può la penna. L’uno è arruffato e non può estrarre nei meandri del cervello quel che riesce alla penna, più aguzza]. E’ il ritorno a una pittura figurativa, seppure priva di ogni sorta di volto. Filonov invece si rinchiude in un linguaggio completamente diverso ed ermetico, assolutamente impenetrabile e incomprensibile per i rivoluzionari al potere. La morte nel 1930 di Majakovskij, poeta emblematico della Rivoluzione, segna la fine di un’avventura eccezionale e singolare, la fine dei sogni e delle utopie…

12 luglio 2015

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