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Autobiografia al vetriolo di un curatore

Da artista (mancato) a curatore über alles. Tutti i ‘sassolini’ di Francesco Bonami

«Questo libro non vuole insegnare come si diventa curatori d'arte contemporanea. Vorrebbe piuttosto raccontare come, volendo diventare molte altre cose, si finisca col decidere di essere curatore d'arte contemporanea, per puro caso...

In copertina, un frame della performance di Ragnar Kjartansson ”The Visitors” e poi, 144 pagine di aneddoti, vicende e incontri raccontati senza peli sulla lingua da Francesco Bonami, critico e curatore di fama internazionale, che nel 2003 ha diretto la cinquantesima edizione della Biennale di Venezia

MILANO – «Questo libro non vuole insegnare come si diventa curatori d’arte contemporanea. Vorrebbe piuttosto raccontare come, volendo diventare molte altre cose, si finisca col decidere di essere curatore d’arte contemporanea, per puro caso, anche di successo.» comincia così l’incipit di ”Curator” il nuovo libro di Francesco Bonami edito da Marsilio. Che poi, queste poche righe sono in realtà la sua autobiografia.

COME FARE PER – «Per essere un buon curatore, prosegue Bonami, bisogna possedere una buona dose d’ignoranza, una d’incoscienza, un’ottima dose di coraggio, una certa imprudenza e una gran fortuna. Sapere troppo fa male. L’ignoranza va compensata con la curiosità e la falsa modestia e deve comunque restare un fatto privato, nascosto. Morale della favola: il curatore è un mestiere strano, a volte umiliante, spesso difficile e poco remunerativo per la maggior parte degli iscritti alla categoria. È però anche una grande professione: eccitante, perché abbina all’intuizione dello scienziato la curiosità dell’esploratore. Infine, ultima qualità per far bene il nostro mestiere, è avere anche il talento di un grande arredatore, cioè mettere in dialogo opere d’arte diverse fra di loro facendole parlare in modo che uno spettatore possa capire quello che dicono, è una forma di arredamento culturale.»

IL VOLUME – 38 mini capitoli, di qualche pagina e poco più, per raccontare aneddoti curiosi e situazioni improbabili, realmente accadute in trent’anni di lavoro come curatore, da Pechino a Johannesburg, dall’Armenia alla Polonia, passando per la direzione della Biennale di Venezia del 2003. Racconti, avventure e disavventure nel mondo dell’arte animano questo affascinante percorso, popolato da strani personaggi (collezionisti, galleristi, direttori di museo, artisti e non), sempre in bilico tra follia, genialità e (qualche volta) noia. E tanto per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, Bonami dedica questo libro a tutti quelli che fanno finta di volergli bene.

Comincia ricordando di quando Achille Bonito Oliva non lo degnò neanche di uno sguardo e gli impedì di ritirare il Leone d’oro che Barney gli aveva chiesto di farsi consegnare al posto suo (Aperto ’93) e di Massimiliano Gioni ne sottolinea la mancata ricerca e l’enorme perdita di tempo nell’organizzare il Palazzo Enciclopedico (2013). Con Kapoor ci va giù pesante «Uno tra coloro che non si è mai ripreso dall’essersi comportato da idiota è Anish Kapoor Magno, partito bene ma imploso durante la deflagrazione della sua pomposità atomica» e «meglio morire da Hoet che vivere da Celant!» 

30 settembre 2014

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