ARTE -La mostra a Verona

”Arte e Vino”, in mostra cinque secoli di storia dell’arte che hanno raccontato la cultura enologica

Cinque secoli d'arte per celebrare il vino, i suoi miti e le leggende, in un intreccio quasi indissolubile tra sacro e profano attraverso i capolavori (tra gli altri) di Lorenzo Lotto, Tiziano, Guido Reni, Rubens, Tiepolo, ma anche De Pisis...

In concomitanza con Expo Milano 2015, il grande evento che avrà come tema portante il cibo e l’alimentazione, Verona proporrà una mostra per indagare il rapporto tra arte e vino

 

 
MILANO – Cinque secoli d’arte per celebrare il vino, i suoi miti e le leggende, in un intreccio quasi indissolubile tra sacro e profano attraverso i capolavori (tra gli altri) di Lorenzo Lotto, Tiziano, Guido Reni, Rubens, Tiepolo, ma anche De Pisis, Depero, Morandi, Guttuso, Picasso riuniti eccezionalmente dall’11 aprile al 16 agosto alla Gran Guardia di Verona.

 
LA MOSTRA – Realizzata in occasione di Expo 2015, la mostra ha l’obiettivo di indagare il tema del vino sotto una nuova luce, riproponendone la storia antichissima che abbraccia le grandi civiltà del passato ed evidenziando le radici profonde nella tradizione italiana. Non a caso, ‘Arte e Vino. Due eccellenze in una mostra unica’ ha trovato la sua sede ideale nella città scaligera che da cinquant’anni ospita la più importante fiera del vino di produzione nazionale, per ribadire una volta di più l’adesione (non solo ideale) alle problematiche portate avanti dall’Esposizione universale ‘Nutrire il Pianeta’.

 
Grazie alla generosità di 90 prestatori italiani e internazionali, 170 capolavori che descrivono il caleidoscopico universo delle rappresentazioni del vino nell’arte attraverso i secoli: grappoli, calici che si intrecciano in brindisi ideali, in segno di comunione e di fratellanza , cascate di tralci e di pampini, Cristo che sottrae la vite e il suo frutto al Tempo assicurandone l’eternità. Ma anche, e soprattutto, putti vendemmianti, menadi e satiri in processioni travolgenti e Bacco ebbro, Bacco in Trionfo, Bacco con Arianna, Bacco giovane e bello oppure vecchio e disfatto dal bere e dagli eccessi. Non manca però la fatica dell’uomo, il lavoro nei campi, il raccolto col suo risvolto bucolico e agreste, il ciclo delle stagioni, il senso della terra, il rito del convivio, la gioia della festa. Immagini tra sacro e profano, racconti, allegorie, metafore, paesaggi, stati d’animo che si susseguono in un excursus che presenta opere dal ‘500 al ‘900. Dalla suggestioni dell’antico e del Rinascimento alla monumentalità barocca, dal ‘700 seduttivo e mondano all’ottocentesca vita borghese fino alle astrazioni del XX secolo, la mostra veronese sottolinea dunque ancora una volta l’assoluto valore identitario del vino e del suo connubio con l’arte.

 
IL PERCORSO ESPOSITIVO – Il percorso espositivo prende l’avvio con le suggestioni dall’antico, una breve sezione che propone eccezionalmente la straordinaria Tabula Cortonensis, celebre testo etrusco in cui si parla del vino. A seguire, i tesori della pittura sacra con le rappresentazioni dell’Ultima Cena, fra cui quella di Tiziano (dalla Galleria Nazionale delle Marche), e delle Nozze di Canaan, prima fra tutte l’intensa versione di Luca Giordano (da Capodimonte), nonché le diverse tele ispirate alla Cena in Emmaus. Sui temi bacchici, come Sileni, Arianne, Baccanali, la fantasia degli artisti si è sbizzarrita soprattutto tra XVII e XVIII secolo: si va dalla classica visione del mito di Annibale Carracci (da Capodimonte) e dall’esuberante e gioiosa carnosità del Bacco Ebbro di Rubens (dagli Uffizi) al Bacco fanciullo di Guido Reni (dalla Palatina) al Baccanale di Nicolas Poussin (dal Museo del Prado).

 

L’atmosfera mitica e al tempo stesso trasgressiva dei Baccanali si stempera poi nelle scene di genere, nelle Vendemmie e nelle Allegorie dell’Autunno, che a poco a poco conducono il visitatore nella modernità attraverso opere di Jacob Jordaens (dall’Ermitage), Nicolas Tournier (dal museo di Le Mans), di Tiepolo, Snyders, Mola, Vassallo, fino ai paesaggi intensi ed emotivi di Inganni, Nomellini, Morbelli, Tito. Infine, nel ‘900, la poetica del vino diventa elemento palpitante delle nature morte, come documentano Alla Gran Guardia i capolavori Picasso, Sironi, Depero, Morandi, De Pisis, Guttuso.

 

 

12 aprile 2015

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