ARTE - Conversazioni pubbliche sull'arte contemporanea

”Art Conversations”, quando l’arte contemporanea incontra il pubblico

Domani sera al Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia, e in streaming sul sito, ci sarà il secondo appuntamento di quest'anno di ''Art Conversations'', ciclo di incontri sotto forma di dialogo tra un artista e un esperto del mondo dell'arte...

Palazzo Grassi – Punta della Dogana – Pinault Collection presenta domani sera un nuovo appuntamento del ciclo ”Art Conversations”, incontri con gli artisti della Collezione Pinault in conversazione con critici e curatori. Protagonista della serata sarà Latifa Echakhch, artista di fama internazionale, vincitrice lo scorso anno del Premio Marcel Duchamp, assegnato durante la fiac! di Parigi

MILANO – Domani sera al Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia, e in streaming sul sito, ci sarà il secondo appuntamento di quest’anno di ”Art Conversations”, ciclo di incontri sotto forma di dialogo tra un artista e un esperto del mondo dell’arte (docente universitario, critico d’arte, curatore, direttori di istituzioni culturali ecc.). L’iniziativa nasce nel 2011 per avvicinare il pubblico al mondo dell’arte, soprattutto quella contemporanea. Alessandro Rabottini, critico d’arte, curatore con base a Londra e curator at large al Museo Madre di Napoli, converserà con Latifa Echakhch, che attualmente vede esposte due sue opere alla mostra ”L’illusione della luce”, visitabile presso Palazzo Grassi fino al 6 gennaio 2015.

L’ARTISTA – Latifa Echakhch nata a El Khnansa (Marocco) nel 1974 e cresciuta in Francia, vive e lavora a Martigny, Svizzera. La sua pratica artistica si caratterizza per l’indagine socio-politica e culturale, messa in atto attraverso l’uso di diverse tecniche. Latifa è solita decontestualizzare gli oggetti carichi di significato simbolico, invitando lo spettatore ad una lettura nuova e partecipativa. Nella mostra “L’Illusione della Luce” a Palazzo Grassi, sono presentati due suoi lavori: “À chaque stencil une révolution” e “Fantôme (Jasmine)”. Le sue opere parlano spesso di resistenza o di reticenza politica, creando uno spazio di libertà e sperimentazione, reso possibile dall’opera d’arte stessa. Attraverso una riflessione sulla primavera araba, l’artista dimostra allo spettatore la difficoltà del “fare” la storia e ci ricorda come le democrazie europee siano nate decenni o secoli dopo le prime rivoluzioni.

28 ottobre 2014

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