Amore di Charles Bukowski è un poesia che non fa sconti. È un pugno nello stomaco a chiunque sia abituato a misurare la bontà di una storia sulle lancette dell’orologio, convinto che la sola durata di una relazione sia sinonimo di successo.
Guardiamo spesso alle vecchie coppie con uno sguardo pieno di tenerezza. Ci commuoviamo di fronte a chi festeggia cinquant’anni o sessant’anni insieme, scambiando quella longevità per la prova regina che l’amore eterno esiste davvero.
Ma è sempre così? O a volte scambiamo la semplice paura della solitudine per sentimento?
Bukowski prende questa immagine consolatoria e la ribalta senza pietà. Non per cinismo, ma per insegnarci una lezione di vita fondamentale: non confondere mai l’abitudine con la felicità.
Amore di Charles Bukowski nasce da un manoscritto datato 7 gennaio 1974. Pubblicata in lingua originale con il titolo Endless Love nella raccolta postuma Come On In!, è oggi considerata una delle sue riflessioni più lucide e controcorrente sul mito dell’amore eterno. La traduzione che proponiamo è tratta dalla raccolta di poesie Sull’amore, con la traduzione di Simona Viciani, pubblicata da Ugo Guanda Editore, per la prima volta nel 2017.
Leggiamo questa spietata poesia di Charles Bukowski per scoprirne il profondo significato.
Amore di Charles Bukowski
ho visto vecchie coppie
sedute su sedie a dondolo
uno davanti all’altra
ricevere congratulazioni e complimenti
perché stanno insieme da 50 o 60
anni
che tanto tempo fa
si sarebbero
sistemate in qualsiasi altro
modo ma il destino
la paura e
le circostanze
le hanno tenute insieme,
e mentre diciamo loro
quanto sono meravigliose
nel loro grande e durevole
amore
soltanto loro
sanno veramente
ma non possono dircelo
che dal loro primo
incontro
in poi
nulla ha
avuto molto senso
come attendere la morte
ora.
che più o meno è
la stessa cosa.
Endless love, Charles Bukowski
I’ve seen old pairs
sitting in rockers
across from each other
being congratulated and celebrated
for being together 50 or 60
years
who would have
so long ago
settled for anything
else
but fate
fear and
circumstance
bound them,
and as we tell them
how wonderful they are
in their great and enduring
love
only they
really know
but can’t tell us
that from their first
meeting
on
it didn’t mean
all that
like
waiting on death
now.
it’s about the
same.
Cosa vuole dirci davvero Bukowski con questa poesia sull’amore
Dietro l’apparente cinismo di Amore, Charles Bukowski non compie un atto di distruzione nei confronti del sentimento, ma mette in atto un’operazione di verità chirurgica. La sua voce si scaglia contro la spessa coltre di ipocrisia sociale che tende a santificare la durata di una relazione a prescindere dal suo contenuto emotivo.
Per lo scrittore americano, l’errore fondamentale della nostra cultura risiede nel considerare la longevità di una coppia come un sinonimo automatico di riuscita, felicità o virtù, scambiando il semplice scorrere del tempo per una vittoria sul tempo stesso.
Il primo grande snodo concettuale del testo risiede nella denuncia della rassegnazione invisibile. Moltissime coppie non continuano a condividere la vita per via di un atto di volontà rinnovato giorno dopo giorno, ma per pura e semplice inerzia.
Bukowski identifica con estrema lucidità le tre vere forze che incatenano le persone all’interno di un legame ormai privo di slancio: la casualità degli eventi, la paura paralizzante della solitudine o del giudizio altrui, e le circostanze pratiche, siano esse di natura economica, familiare o sociale. Sono gabbie silenziose che trasformano la convivenza in un’abitudine difensiva, dove la presenza dell’altro serve solo a schermare il vuoto.
Allo stesso tempo, la poesia smaschera il bisogno collettivo di proiettare sugli altri il mito dell’amore eterno. La società ha una vera e propria fame di favole rassicuranti e tende a premiare la quantità degli anni accumulati, ignorando del tutto la qualità dei sentimenti che li hanno riempiti.
Celebrare con enfasi i traguardi come le nozze d’oro diventa così un modo per consolare noi stessi, una recita pubblica in cui gli spettatori applaudono un ideale che spesso esiste solo nella loro immaginazione, mentre i diretti interessati restano imprigionati nel ruolo che gli è stato assegnato.
Il verdetto finale del poeta tocca la sfera più intima e drammatica dell’esistenza: quando un legame si prosciuga del tutto, la convivenza cessa di essere vita condivisa e si tramuta in una forma di attesa passiva. Stare accanto a qualcuno senza più complicità o senso significa trasformare i giorni in un lento trascinarsi verso la fine, del tutto sovrapponibile all’aspettare la morte.
La lezione che emerge dai versi non è dunque un invito alla solitudine, ma un potente sollecito alla consapevolezza: il vero romanticismo richiede il coraggio dell’autenticità e la forza di non accettare mai la rassegnazione al posto dei sentimenti.
Come la struttura dei versi di Bukowski svela la verità nascosta dietro l’amore eterno
Per comprendere la carica emotiva di Amore, è fondamentale osservare come la forma poetica scelta da Bukowski sia essa stessa parte integrante del messaggio. L’autore non utilizza una metrica classica né una rima rassicurante, ma si affida a versi liberi, brevi e volutamente spezzati.
Questo ritmo frammentato funziona come una respirazione affannosa, un dialogo sommesso che sembra quasi un’inconfessabile confessione bisbigliata a mezza voce, capace di guidare il lettore dentro la psicologia dei protagonisti.
La poesia si apre con un’immagine all’apparenza idilliaca e rassicurante: due anziani seduti uno di fronte all’altro su sedie a dondolo, circondati dai complimenti della gente per aver raggiunto il traguardo di cinquant’anni o sessant’anni di matrimonio. Bukowski costruisce questa scena iniziale attingendo all’immaginario collettivo dell’amore romantico, ma spezza immediatamente l’incantesimo svelando il retroscena taciuto da tutti.
Quegli stessi protagonisti, molti decenni prima, si sarebbero accontentati di qualsiasi altra opzione o percorso di vita; non sono rimasti insieme per via di un grande disegno romantico, ma perché si sono semplicemente “sistemati”, cedendo alla stanchezza o alla mancanza di alternative.
Il punto di svolta dell’analisi risiede nel modo in cui il poeta isola tre parole chiave, facendole andare a capo da sole per concedere loro un peso enorme: il destino, la paura e le circostanze. Isolando questi termini, Bukowski costringe chi legge a soffermarsi sulle vere catene che tengono unita la coppia.
Non si tratta di devozione o di complicità affettiva, bensì di forze esterne e coercizioni interiori. La casualità degli eventi ha creato la situazione, la paura della solitudine o del giudizio ha impedito la fuga, e le circostanze quotidiane hanno sigillato la prigione.
Nella parte finale del componimento si consuma il cortocircuito più spietato tra l’illusione pubblica e la realtà privata. Mentre il mondo esterno applaude a quella che ritiene una storia meravigliosa e duratura, i due protagonisti custodiscono un segreto inconfessabile che non possono rivelare a nessuno per non deludere le aspettative sociali. La consapevolezza che li unisce è amara: fin dal loro primissimo incontro, quel legame non ha mai posseduto un reale significato profondo.
La chiusa della poesia giunge come una stoccata definitiva, in cui Bukowski equipara il trascorrere degli anni in una relazione morta al semplice atto di attendere la fine. L’andare a capo sugli ultimi versi sottolinea come l’immobilità emotiva sia in realtà una forma di morte anticipata.
Con questo testo, il poeta non ci invita al disincanto, ma ci regala una lezione di straordinaria lucidità: l’amore vero non si misura sulla capacità di resistere al tempo per inerzia, ma sulla forza di scegliersi ogni giorno in nome della vita e della verità.
La forza critica di una poesia che smantella l’ipocrisia dei legami
La persistenza e l’impatto di un testo come Amore risiedono nella sua capacità di disarticolare una delle sovrastrutture ideologiche più radicate nella cultura occidentale: la sovrapposizione tra la stabilità temporale di una relazione e la sua validità etica o sentimentale.
Bukowski non costruisce un’invettiva distruttiva né tantomeno cede al nichilismo sterile. Il suo intervento si configura piuttosto come un’analisi fenomenologica dei comportamenti di coppia, volta a evidenziare lo scarto sistematico che si crea tra la rappresentazione pubblica dei legami e la loro effettiva dimensione intima.
Il valore del componimento risiede nel rifiuto netto di qualsiasi concessione al sentimentalismo difensivo. Attraverso una descrizione essenziale, il testo dimostra come la perseveranza all’interno di un’unione possa cessare di essere l’esito di una convergenza affettiva per diventare l’effetto di una progressiva paralisi decisionale.
La continuità temporale si rivela così per quello che spesso è: il risultato combinato del costo sociale della separazione, della riluttanza ad affrontare l’ignoto e della tendenza all’adattamento passivo. La celebrazione esteriore di questi traguardi anagrafici svolge una precisa funzione sociale, servendo da dispositivo di rassicurazione collettiva che premia la norma dell’unione a scapito della sua qualità intrinseca.
In questa prospettiva, la poesia esercita una funzione critica di prim’ordine. Essa non propone una svalutazione aprioristica dei rapporti di lunga durata, ma ne rifiuta la mitizzazione aprioristica, imponendo un’equazione concettuale rigorosa: la durata disgiunta dal significato non costituisce un successo, ma una forma di capitolazione esistenziale.
Svelando la natura di questo compromesso, Charles Bukowski restituisce al lettore un quadro analitico e privo di schermature, in cui la tutela dell’autenticità individuale viene posta come unico criterio valido per valutare il senso delle proprie scelte affettive.

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