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L’Odissea di Nolan conquista Alberto Angela: ” Ha reso Omero immortale per i giovani”

Il celebre divulgatore scientifico promuove a pieni voti il nuovo kolossal IMAX del regista britannico. Nonostante qualche licenza storica, il film traduce magistralmente un testo di tremila anni fa per le nuove generazioni, confermando l’universalità del mito.

L’Odissea di Nolan conquista Alberto Angela Ha reso Omero immortale per i giovani

L’Odissea di Omero è, senza ombra di dubbio, il viaggio per eccellenza, la madre di tutte le storie. E quando un visionario del cinema contemporaneo come Christopher Nolan decide di impugnare la cinepresa per tradurre in immagini l’epopea di Ulisse, il risultato non può che essere un evento culturale di proporzioni titaniche.

Il nuovo kolossal del regista britannico, intitolato semplicemente “The Odyssey” e girato nel maestoso formato IMAX, sta dominando il botteghino internazionale e italiano, registrando numeri da capogiro (oltre due milioni di euro in un solo giorno) fin dal suo debutto in sala lo scorso 16 luglio. Ma al di là degli incassi stellari e dello stupore visivo che solo Nolan sa regalare, a colpire in queste ore è un endorsement d’eccezione, una vera e propria benedizione arrivata da chi, con il nome di Ulisse, ha battezzato la propria missione di vita e la propria carriera televisiva: Alberto Angela.

Il più amato divulgatore culturale italiano, in una recente intervista concessa alle pagine de Il Messaggero, si è espresso con entusiasmo sulla pellicola, promuovendo l’adattamento nolaniano a pieni voti. E lo ha fatto con parole che risuonano profondamente nel cuore di chi, come noi, ama i libri e crede fermamente nel potere della divulgazione e nella necessità di rendere la cultura un bene accessibile a tutti.

“Mi sono sentito suo fratello”: la sfida della divulgazione

Quella che Nolan ha compiuto con la sua Odissea è stata una vera e propria traduzione culturale. È su questo aspetto che si concentra l’analisi lucida e appassionata di Alberto Angela. Trasformare un poema epico di tremila anni fa in un’opera capace di incollare alla poltrona i ragazzi della Generazione Z è un’impresa che non ammette mezze misure.

“È stato bravissimo a tradurre un testo antichissimo in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani”, ha dichiarato Angela. “Lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa. E mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile”.

È una sensazione che il divulgatore conosce bene. Come lui stesso ha ricordato, affrontare un testo antico e renderlo gradevole per il grande pubblico è esattamente ciò che ha fatto con le sue opere letterarie e televisive dedicate alla figura di Giulio Cesare e all’Antica Roma. La missione è la stessa: spogliare la classicità di quella patina di inaccessibilità che spesso le viene erroneamente attribuita sui banchi di scuola, per restituirle la sua natura più autentica, quella di una storia viva, pulsante, fatta di passioni e paure. Ci sono, nel film di Nolan, messaggi estremamente moderni che parlano direttamente ai conflitti interiori dei giovani di oggi, dimostrando come l’animo umano sia rimasto immutato nel corso dei millenni.

L’Odissea: la “sceneggiatura perfetta” da oltre 3000 anni

Ma perché l’epopea di Ulisse continua a esercitare un fascino così magnetico, tanto da riempire le sale cinematografiche nel 2026? Per Alberto Angela la risposta risiede nella struttura stessa dell’opera omerica, che definisce senza mezzi termini una “sceneggiatura perfetta”.

“C’è l’avventura verso l’ignoto, il destino, le divinità della mitologia”, riflette il divulgatore. L’Odissea contiene in sé tutti gli archetipi della narrazione umana. È un’architettura narrativa così solida da non temere paragoni, un capolavoro che si pone allo stesso livello di pietre miliari come la Divina Commedia di Dante Alighieri o I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Sono opere che, come sottolinea Angela, ogni generazione ha amato perché possiedono gli ingredienti giusti. Il viaggio di ritorno verso Itaca non è solo uno spostamento geografico, ma un’esplorazione vertiginosa dentro noi stessi, un confronto continuo con il mostruoso, con la perdita e con le proprie radici.

Oltre la filologia: il trionfo dell’emozione sulle inesattezze storiche

Naturalmente, l’Odissea di Nolan non è passata indenne sotto la lente di ingrandimento dei puristi e degli storici. Il web, fin dal rilascio dei primi trailer, si è riempito di critiche riguardo a precise scelte estetiche del regista: navi achee che somigliano troppo a drakkar vichinghi, paesaggi che ricordano i freddi mari nordici piuttosto che l’assolato Mediterraneo, fino ad arrivare a corazze ed elmi storicamente non fedeli.

Anche l’occhio clinico di Alberto Angela ha registrato queste discrepanze. “All’inizio notavo incongruenze che mi rendevano perplesso”, ha ammesso. Eppure, la grandezza di un intellettuale si misura anche dalla sua capacità di non restare prigioniero del nozionismo fine a se stesso. Per Angela, questi elementi sono dettagli su cui è doveroso e intelligente soprassedere. L’obiettivo ultimo di un film come questo non è la fredda ricostruzione documentaristica, ma la dirompente risonanza emotiva. E se le polemiche, come saggiamente nota l’amatissimo divulgatore, “portano gente al cinema”, ben vengano.

Un ponte d’oro verso la lettura

Un’opera cinematografica maestosa come questa rappresenta un preziosissimo cavallo di Troia per la letteratura. L’immenso successo al botteghino si trasforma così nella più bella delle opportunità per il mondo dei libri.

Quanti ragazzi, uscendo dalla sala ancora frastornati dalle immagini in IMAX di Polifemo, delle seduzioni di Circe o del pericoloso canto delle Sirene, sentiranno l’irrefrenabile desiderio di sfogliare per la prima volta le pagine del poema omerico? Quanti adulti andranno a ripescare dalla propria libreria quell’edizione dell’Odissea letta ai tempi del liceo, per riscoprirla con occhi nuovi?

Christopher Nolan ha gettato un ponte d’oro tra la modernità e il mito antico. E, come ci ricorda Alberto Angela, quando qualcuno riesce nell’impresa di far dialogare le antiche divinità con i nostri giovani, non possiamo fare altro che ascoltare, emozionarci e, soprattutto, tornare a leggere. Perché in fondo, che sia proiettato in formato IMAX o impresso sull’inchiostro di una pagina logora, il viaggio di Ulisse è e sarà sempre il nostro viaggio.

Scopri le differenze tra il poema originale di Omero e l’adattamento di Nolan