L’arrivo nelle sale di Odissea, il nuovo, colossale e ambizioso progetto cinematografico di Christopher Nolan, ha inevitabilmente riacceso i riflettori su uno dei testi letterari più fondamentali e conosciuti della cultura occidentale. Se da un lato il botteghino premia la consueta spettacolarità e la profonda introspezione tipiche del regista britannico, dall’altro lato i puristi del mito, i classicisti e gli appassionati di letteratura si interrogano a gran voce sulle scelte narrative intraprese.
Portare sul grande schermo il poema attribuito a Omero significava compiere fin da subito delle scelte drastiche: comprimere in circa tre ore un viaggio epico sconfinato e, soprattutto, adattare i messaggi dell’opera alla sensibilità del nostro tempo. Il risultato è un’opera visivamente grandiosa ma profondamente diversa dal testo originale.
Da Omero a Christopher Nolan: tutte le differenze tra il poema originale e il film “Odissea”
Come testimoniano anche i vivaci dibattiti e gli spunti critici che animano i profili Instagram dedicati ai libri e al cinema, Nolan ha plasmato l’epica greca a sua immagine e somiglianza. Ma quali sono le differenze principali tra l’Odissea di Omero e quella cinematografica? Scopriamole insieme.
Un Ulisse segnato dal trauma, non dall’astuzia
Nel testo omerico, Odisseo è per antonomasia “l’uomo dal multiforme ingegno” (polytropos), un eroe la cui arma principale è la metis, ovvero l’astuzia e l’intelligenza pragmatica. La sua mente brillante gli permette di superare mostri, divinità avverse e insidie di ogni sorta.
L’Ulisse nolaniano, interpretato da Matt Damon, si discosta nettamente da questa visione scolastica e trionfale. Al posto dell’eroe calcolatore e dominato dal desiderio di conoscenza, il grande schermo ci restituisce un uomo ferito dalla lunga guerra di Troia. Nolan riduce al minimo l’intervento del Fato e il peso degli dèi (che erano il vero motore dell’azione nel poema), spostando il conflitto all’interno dell’animo umano.
Come già avvenuto in Oppenheimer o con le distorsioni emotive del tempo in Interstellar, questo Ulisse è un reduce costretto a fare i conti con i propri demoni, la colpa per le conseguenze delle proprie scelte e lo stress post-traumatico. È una lettura fortemente introspettiva che umanizza l’eroe greco, rendendolo più fragile.
Polifemo e la perdita della parola
Uno degli episodi più celebri e amati dai lettori è senza dubbio l’incontro con il Ciclope Polifemo. Nel poema di Omero, Ulisse beffa il gigante con il geniale inganno linguistico del “Nessuno”, usando ancora una volta la parola come mezzo di sopravvivenza primaria. Nel kolossal di Nolan, la sequenza con il gigantesco Ciclope (realizzato dalla produzione con uno sbalorditivo animatronic alto sei metri) subisce una riscrittura profonda. Il regista sceglie di sacrificare gran parte della celebre astuzia verbale in favore di un approccio d’azione fisica e disperata.
L’inganno di “Nessuno” risulta marginale: Ulisse e i suoi uomini affrontano il mostro brutalmente e solo a fatto compiuto, dopo averlo accecato, si domandano se forse sarebbe stato meglio provare un approccio comunicativo. Inoltre, la freccia scoccata da Ulisse durante la fuga appare nel film come una inutile e rabbiosa provocazione, ben lontana dal trionfo intellettuale raccontato nell’antichità.
Penelope e il taglio della prova del “Letto nuziale”
Se c’è un cambiamento che ha fatto davvero discutere e indignare i puristi del testo, è la riscrittura del ritorno a Itaca e del ricongiungimento tra Ulisse e Penelope (interpretata da Anne Hathaway). Nel Libro XXIII del poema, la regina non si getta immediatamente tra le braccia del marito scomparso da vent’anni: prudente e intelligente quanto lui, lo sottopone all’iconica prova del letto nuziale. Ordina alle serve di spostare il talamo, sapendo perfettamente che è inamovibile perché intagliato da Ulisse in un tronco d’ulivo vivo e ancora radicato al suolo.
Nella pellicola, questa emblematica scena viene tagliata. La riunione tra i due sposi è legata esclusivamente a un riconoscimento di natura emotiva: uno sguardo intenso, l’espediente visivo della spilla di Atena e la condivisione delle cicatrici psicologiche lasciate dal tempo. È una modifica strutturale che toglie a Penelope parte della sua celebre astuzia, rendendola una figura più sentimentale ma depotenziandola della profonda e calcolata intelligenza che Omero aveva voluto donarle.
Itaca: un Telemaco imperfetto e una strage non eroica
Anche le altre dinamiche familiari e la celebre conclusione dell’opera risentono fortemente della visione autoriale del regista britannico. Nel poema classico, il giovane Telemaco affronta un eroico percorso di formazione che lo rende pronto a combattere al fianco del padre per difendere l’onore della casa.
Nel film, ci viene presentato un Telemaco emotivamente più immaturo ed esposto, spaventato dalle proprie responsabilità, delineando una famiglia disfunzionale attraversata da tensioni latenti e paure reali. Infine, l’attesa strage dei Proci. Se per Omero l’uccisione dei pretendenti simboleggia il ripristino dell’ordine cosmico e un atto di trionfale giustizia voluta dagli dèi, Nolan, coerentemente con la lettura pacifista dell’intero film, si rifiuta di celebrare il massacro.
La mattanza diventa così un’ulteriore, tragica spirale di violenza da cui il re di Itaca esce ancora una volta moralmente dilaniato e fisicamente provato.
Dal libro al film: tradimento o evoluzione del mito?
Ogni adattamento letterario porta con sé una forma di tradimento necessario. La scelta cinematografica di svuotare L’Odissea del suo apparato divino per concentrarsi sul dramma interiore di un uomo sconfitto dalla colpa e dai traumi non è un errore accidentale, ma una precisa ed elegante dichiarazione poetica di Nolan.
Chi cercherà in sala una trasposizione rigorosa e pedissequa del testo omerico rimarrà senza dubbio deluso. Eppure, i grandi classici sono sopravvissuti per millenni proprio grazie alla loro capacità di adattarsi e di parlare a generazioni diverse. Christopher Nolan non ha realizzato l’Odissea definitiva, ma ci ha regalato una nuova, immensa Odissea di cui il nostro tempo aveva bisogno per tornare a discutere di letteratura ed esseri umani.
