Chi è Anna Iberti, la donna protagonista della foto simbolo della Repubblica Italiana

Scopri la storia della ragazza in foto che il 15 giugno 1946 venne ritratta nella copertina del Tempo per annunciare nascita della Repubblica Italiana

Chi è Anna Iberti, la donna protagonista della foto simbolo della Repubblica Italiana

Ci sono immagini capaci di catturare l’anima profonda di un’intera nazione che rinasce. Il volto radioso di Anna Iberti, che emerge dalla prima pagina del Corriere della Sera nel giugno del 1946 per festeggiare la vittoria della Repubblica, rappresenta l’emblema indiscusso dell’emancipazione femminile e del riscatto civile italiano dopo il ventennio fascista e le devastazioni della guerra.

Per oltre settant’anni, quel sorriso aperto e quegli occhi pieni di speranza sono rimasti splendidi ma anonimi, simboli universali privi di un nome proprio. Solo nel 2016, grazie a una meticolosa indagine giornalistica e alle testimonianze della famiglia, l’Italia ha potuto finalmente dare un’identità alla sua “ragazza simbolo”: Anna Iberti. Ad annunciarlo una mail anonima arrivata nel 2016 alla redazione di “Repubblica”. A confermare la notizia le figlie, orgogliose degli scatti che hanno gelosamente custodito in questi anni.

Oggi, nel 2026, in occasione del fondamentale traguardo dell’80° Anniversario del Referendum istituzionale, la sua figura e il contesto storico di quello scatto tornano al centro del dibattito culturale con importanti scoperte e iniziative inedite.

Anna Iberti e la foto simbolo della Repubblica Italiana

La foto vede protagonista una splendida ed anonima donna, il cui sorriso rappresenta il simbolo della gioventù e della speranza di un Paese che guardava avanti dopo il fascismo e la guerra. Ma chi è il volto della Repubblica italiana? Qual è la storia di questa foto iconica?

All’epoca della fotografia, scattata nei concitati giorni del 2 e 3 giugno 1946, Anna Iberti era una giovane donna di ventiquattro anni, milanese, di estrazione e sentimenti profondamente democratici. Lungi dall’essere una modella o una passante casuale, Anna lavorava come impiegata all’amministrazione dell’Avanti!, lo storico quotidiano del Partito Socialista Italiano.

La sua vita successiva fu contrassegnata da una straordinaria discrezione. Sposò Franco Nasi, uno dei primi giornalisti del neonato quotidiano “Il Giorno”, e si dedicò all’insegnamento elementare e alla crescita dei figli, senza mai vantarsi o cercare notorietà per essere il volto impresso nei libri di storia di milioni di italiani. Anna si è spenta nel 1997, molto prima che il velo del mistero sul suo nome venisse sollevato, lasciando però ai figli il ricordo di quelle ore indimenticabili in cui il futuro del Paese appariva finalmente luminoso e libero.

La foto fu pubblicata per la prima volta il 15 giugno del 1946 sulla copertina del settimanale Tempo, fondato nel 1939 da Alberto Mondadori sull’esempio dell’americano Life. All’immediata vigilia del voto, nel numero datato 1 – 8 giugno, comparve in copertina una “ragazza repubblicana” con un’edera appuntata sul golfino e un editoriale di Arturo Tofanelli a favore della Repubblica. Per il numero del 15-22 arriva la famosa copertina con la testa della ragazza sorridente che sbuca dal giornale, con l’esplicito titolo “Rinasce l’Italia.”

Dietro le quinte dello scatto iconico

La celebre foto fu scattata da Federico Patellani, uno dei padri del fotogiornalismo italiano. Grazie alla digitalizzazione integrale del ricchissimo Fondo Patellani (composto da oltre 620.000 unità),sono stati analizzati i provini a contatto originali e i negativi di quella storica giornata.

Ciò che è emerso smentisce l’idea di una foto puramente “rubata” dal caso: lo scatto perfetto fu in realtà il 42° tentativo di una lunga e ponderata sequenza. Patellani, armato della sua Leica, si trovava sulle terrazze della redazione dell’Avanti! a Milano. Intuendo la portata storica dell’evento, collaborò attivamente con la giovane Anna per trovare la composizione ideale. La scelta di farla emergere proprio dal titolo a grandi lettere del Corriere della Sera (“È nata la Repubblica”) fu un colpo di genio visivo studiato per unire graficamente il testo giornalistico alla freschezza umana della gioventù italiana.

Un’immagine iconica di speranza e ripartenza

Non si sa perché sia stata proprio Anna Iberti a posare in quella foto. I figli di Federico Patellani hanno escluso che vi fosse una particolare frequentazione tra le due famiglie. Quello che è certo è che il sorriso di Anna Iberti in quella fotografia simboleggiava la speranza di un Paese che finalmente guardava avanti dopo gli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale.

Una foto iconica e senza tempo, che ancora oggi viene usata come simbolo del 2 giugno, Festa della Repubblica, e manifesto di uno dei traguardi più importanti della storia italiana: il 2 giugno del 1946, infatti, per la prima volta le donne italiane vennero convocate alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente cui spetterà il compito di redigere la nuova carta costituzionale.

La foto di Anna Iberti è quindi simbolo di quel traguardo importante per l’emancipazione femminile in Italia: i suoi occhi raggianti che puntano verso il cielo, il sorriso dolce e spontaneo non solo solo l’emblema della felicità per la nascita della Repubblica, ma esprimono anche l’orgoglio per aver come donne per la prima volta contribuito ufficialmente ad aver fatto la storia della nazione italiana.

A ottant’anni di distanza, l’immagine di Anna Iberti ha completato il suo percorso di transizione: da semplice foto di cronaca a pilastro fondamentale dell’iconografia ufficiale dello Stato italiano. Negli ultimi anni, il suo utilizzo ha superato i confini della saggistica storica per apparire con frequenza nei messaggi istituzionali di massimo rilievo, inclusi i richiami all’unità nazionale e all’importanza dei valori costituzionali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La “Ragazza della Repubblica” continua a parlarci con straordinaria attualità. Il suo sorriso rappresenta un monito vivo sulla responsabilità dei diritti conquistati, sulla centralità della partecipazione democratica e sul ruolo fondamentale che le donne hanno avuto, e continuano ad avere, nella costruzione e nel rinnovamento civile dell’Italia.

“Le schede che arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore”

La giornalista Anna Garofalo il 2 giugno 1946

Per approfondire, leggi “C’è ancora domani”, il 2 giugno e il voto delle donne