Poesia dei Genitori di Jacqueline Woodson: poema che celebra mamme e papà anche se non ci sono più

Per la Giornata dei Genitori scopriamo “Poesia dei genitori” di Jacqueline Woodson, toccante poesia che celebra mamme e papà per sempre.

Poesia dei Genitori di Jacqueline Woodson: poema che celebra mamme e papà anche se non ci sono più

Poesia dei Genitori di Jacqueline Woodson è una poesia che tocca le corde più profonde dell’anima e ridefinisce il significato stesso di essere figli. Mamma e papà sono molte volte le uniche persone di cui ci si può fidare davvero e anche quando può sembrare che vogliano qualcosa dai figli, che siano pretenziosi, in realtà è perché vogliono il meglio per loro.

In queste ore, cercando una lirica per celebrare la Giornata Mondiale dei Genitori, che si festeggia il 1° giugno, e che fosse di un autore vero e non una qualsiasi falsa attribuzione, come tantissime circolano in rete e sui social, abbiamo fatto la bella scoperta di Jacqueline Woodson, questa scrittrice statunitense che scrive opere per bambini e ragazzi, e della sua originalissima poesia.

La sua poesia non è soltanto un’opera autentica, ma è anche potente e di una bellezza disarmante, riuscendo a raccontare cosa rimanga di una madre e di un padre dentro ognuno di noi, anche quando il tempo o il destino li ha portati via.

La poesia si intitola originariamente Parents Poem e si può trovare all’interno del pluripremiato romanzo in versi Locomotion di Jacqueline Woodson, pubblicato nel 2003 dalla prestigiosa casa editrice G. P. Putnam’s Sons Books for Young Readers, marchio del Penguin Young Readers Group, divisione di Penguin Random House LLC.

Leggiamo questa originale e molto attuale poesia di Jacqueline Woodson per scoprirne il significato. La traduzione della poesia è di chi scrive, con l’ausilio dei preziosi strumenti di Intelligenza Artificiale (dei quali si suggerisce l’oculato utilizzo).

 Poesia dei Genitori di Jacqueline Woodson

Quando la gente mi chiede come sia successo, io dico
che se li è presi un incendio.
E allora mi guardano come se fossi
la cosa più pietosa al mondo.
Così a volte alzo solo le spalle e dico
Sono morti e basta, tutto qui.

Un incendio si è preso i loro corpi.
Tutto qui.

Riesco ancora a sentire le loro voci, i loro abbracci e le risate.
A volte.
A volte riesco a sentire il mio papà
che mi chiama per nome.
Lonnie, a volte.
E a volte Locomotion*
vieni un po' qui un minuto.
Voglio mostrarti una cosa.

E allora vedo le sue grandi mani
che stringono qualcosa per me.

Un tempo eravamo in quattro.
La notte andavamo a dormire.
La mattina ci svegliavamo e facevamo colazione.
Papà lavorava per la Con Edison*.
Lo hai mai visto?
Mentre usciva da un tombino?
Il nastro giallo per impedire alle auto di passare
lungo il blocco.
Un cartello arancione con scritto Uomini al Lavoro.
Ho ancora il suo cappello. È azzurro chiaro
con la scritta CON EDISON a lettere bianche.

Mamma faceva la receptionist.
Quando chiamavi l'ufficio dove lavorava,
rispondeva al telefono così
Graftman Paper Products, come posso aiutarla?
Era la sua voce da lavoro.
E quando tu dicevi qualcosa tipo
Ma', sono io.
la sua voce tornava normale. Diventava la voce della nostra mamma
Ehi tesoro. Fai il bravo? La porta è chiusa?

Quello stupido incendio non ha potuto prenderseli del tutto.
Nessuna cosa al mondo potrebbe farlo.

Niente.
Parents Poem, Jacqueline Woodson

When people ask how, I say
a fire took them.
And then they look at me like
I'm the most pitiful thing in the world.
So sometimes I just shrug and say
They just died, that's all.

A fire took their bodies.
That's all.

I can still feel their voices and hugs and laughing.
Sometimes.
Sometimes I can hear my daddy
calling my name.
Lonnie sometimes.
And sometimes Locomotion
come on over here a minute.
I want to show you something.

And then I see his big hands
holding something out to me.

It used to be the four of us.
At night we went to sleep.
In the morning we woke up and ate breakfast.
Daddy worked for Con Edison.
You ever saw him?
Climbing out of a manhole?
Yellow tape keeping the cars from coming
down the block.
An orange sign that said Men Working.
I still got his hat. It's light blue
with CON EDISON in white letters.

Mama was a receptionist.
When you called the office where she worked,
she answered the phone like this
Graftman Paper Products, how may I help you?
It was her work voice.
And when you said something like
Ma, it's me.
her voice went back to normal. To our mama's voice
Hey Sugar. You behaving? Is the door locked?

That stupid fire couldn't take all of them.
Nothing could do that.

Nothing.

La trama di Locomotion e la grandezza di Jacqueline Woodson

Per comprendere appieno la portata emotiva e sociale di questi versi, è fondamentale inquadrare l’opera nel percorso artistico della sua autrice.

Jacqueline Woodson non è una scrittrice qualunque: è un’istituzione della letteratura statunitense, nominata National Ambassador for Young People’s Literature dal Library of Congress e vincitrice del prestigioso Astrid Lindgren Memorial Award (il corrispettivo del Premio Nobel per la letteratura per ragazzi).

La sua scrittura si distingue per la straordinaria capacità di affrontare traumi profondi, come l’abbandono, il lutto, l’identità e le barriere sociali, con una delicatezza poetica e una dignità che evitano sempre il pietismo.

In Locomotion, pubblicato nel 2003, la Woodson compie una vera e propria sfida stilistica: il libro è interamente scritto in forma di diario poetico. Il protagonista è Lonnie Motion, un ragazzino afroamericano di undici anni che il padre chiamava affettuosamente “Locomotion” per via del cognome, ma anche come augurio di una vita capace di correre veloce e superare ogni ostacolo.

La vita di Lonnie si ferma bruscamente quando un tragico incendio distrugge la sua casa e si porta via entrambi i genitori. Da quel momento, il nucleo familiare si dissolve: Lonnie viene separato dalla sorellina Lili (data in adozione a un’altra famiglia) e viene inserito nel complesso e spesso freddo sistema di affidamento temporaneo di New York, accolto da una donna di nome Miss Edna.

Il fulcro del romanzo, e il motivo del suo immenso valore educativo, risiede nella figura della signorina Marcus, l’insegnante di scuola di Lonnie. Sarà lei a intuire che dietro il silenzio e la rabbia del bambino non c’è apatia, ma un dolore troppo grande per essere espresso con la prosa comune. La professoressa introduce la classe alla poesia, mostrando a Lonnie che i versi non sono regole rigide o rime forzate, ma stanze libere dove poter urlare, ricordare e respirare.

Poesia dei Genitori nasce proprio così, all’interno del libro: non come una composizione astratta, ma come uno strumento di auto-terapia. Jacqueline Woodson usa la voce ingenua ma affilatissima di un bambino di undici anni per dimostrare come l’arte e la scrittura non siano semplici passatempi, ma veri e propri salvagenti capaci di rimettere insieme i pezzi di un nido spezzato.

Lonnie, scrivendo, capisce che finché ricorderà il colore del cappello del padre e il cambio di voce della madre, loro non saranno mai del tutto svaniti nel fumo di quell’incendio.

Analisi e significato di Poesia dei Genitori di Jacqueline Woodson

L’efficacia e la modernità di Parents Poem risiedono nel totale rifiuto della retorica idealizzata. Jacqueline Woodson non dipinge la madre e il padre come figure eteree o eroi mitologici, ma sceglie la strada del realismo e dei dettagli quotidiani. Attraverso la voce del piccolo Lonnie, l’autrice seziona il trauma e il ricordo in tre momenti chiave, ognuno legato a un profondo significato emotivo.

Nella prima parte, Lonnie esprime il fastidio per gli sguardi compassionevoli e soffocanti della gente, spiegando che lo guardano come se fosse la cosa più pietosa al mondo. Per sfuggire a questa pietà che lo intrappola nel ruolo di vittima, il protagonista attua una netta separazione filosofica affermando che un incendio si è preso i loro corpi, e tutto qui.

Woodson ci suggerisce che i corpi sono barriere fisiche sacrificabili, ma l’essenza della genitorialità risiede altrove. Non è custodita nella materia, ma nei sensi e nella memoria emotiva: nelle voci, negli abbracci e nelle risate che continuano a risuonare nella mente del figlio come se il tempo non fosse mai passato.

Il ricordo del padre è invece interamente ancorato alla concretezza e alla dignità del lavoro operaio. Era un dipendente della Con Edison, la storica compagnia elettrica di New York, un uomo che spuntava dai tombini circondato da nastri gialli e cartelli stradali.

Le sue grandi mani non sono solo il simbolo della fatica fisica o della classe sociale, ma rappresentano l’archetipo della protezione e della generosità. Sono mani protese, pronte a offrire, a donare e a mostrare qualcosa al figlio, invitandolo ad avvicinarsi. Il cimelio rimasto, quel cappello azzurro chiaro con la scritta bianca, diventa così un oggetto sacro, la reliquia tangibile di una sicurezza perduta.

La sezione dedicata alla madre è un capolavoro di osservazione psicologica e linguistica. Woodson gioca sul contrasto tra la “voce da lavoro” della donna, formale, distaccata e impostata per rispondere ai clienti della Graftman Paper Products, e la sua “voce da mamma”. Basta una sola parola del figlio per far crollare il filtro professionale e far riaffiorare istantaneamente l’identità materna.

Le sue domande finali, con cui gli chiede se fa il bravo e se la porta è chiusa, rivelano quella costante apprensione e quel controllo affettuoso che caratterizzano ogni genitore. Quelle richieste che da piccoli possono sembrarci assillanti, noiose o pretenziose, si rivelano per ciò che sono realmente: lo scudo protettivo di chi vuole esclusivamente il nostro bene e la nostra sicurezza.

I temi chiave e il messaggio universale della poesia

Attraverso questa struttura narrativa, la poesia si fa portatrice di riflessioni universali che parlano al cuore di ogni lettore, a partire dalla celebrazione della presenza attraverso l’assenza. Jacqueline Woodson ribalta la classica poesia celebrativa dicendoci che il lavoro svolto da una madre e da un padre è così potente da sopravvivere alla loro stessa scomparsa. I genitori non si perdono mai davvero se restano i custodi della nostra identità più profonda.

A questo si collega il tema della sacralità della normalità. Non servono grandi imprese o gesti eroici per essere genitori straordinari; la poesia celebra la bellezza dei gesti ripetitivi, come la colazione al mattino, il ritorno dal lavoro e le telefonate di controllo. È proprio questa routine che costruisce il nido.

Il testo, inoltre, riabilita le raccomandazioni genitoriali. Quando una mamma o un papà insistono, chiedono o sembrano pretendere qualcosa, non lo fanno mai per egoismo, ma per quel viscerale istinto di protezione che vuole garantire il meglio per i figli, ponendosi come le uniche persone di cui ci si possa fidare ciecamente.

Il messaggio finale dell’opera esplode nell’ultima, categorica parola: niente. Poesia dei genitori diventa un promemoria universale per la Giornata dei Genitori, ricordandoci che l’amore che abbiamo ricevuto all’inizio del nostro viaggio è l’unica forza che nessuna tragedia, nessuna distanza, nessun bisticcio e nessun addio potrà mai portarci via. Resta stampato dentro di noi per sempre, rendendo la loro presenza eterna.