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“San Giovanni non vuole inganni”, origine e significato del modo di dire

A san Giovanni Battista è dedicato un celebre proverbio della tradizione popolare: “San Giovanni non vuole inganni”. Scopriamo insieme origine e significato di questo modo di dire. 

San Giovanni non vuole inganni, origine e significato del modo di dire

Il 24 giugno si celebra la festa di san Giovanni Battista, o notte di san Giovanni Battista. Al santo è dedicato un celebre proverbio della tradizione popolare: “San Giovanni non vuole inganni”. Un modo di dire diffuso in tutta Italia che vanta diverse declinazioni dialettali, come quella celebre meneghina “San Giuan fa minga ingann”. Scopriamo insieme l’origine e il significato di questo modo di dire

L’origine medievale di San Giovanni non vuole inganni: il fiorino d’oro

“San Giovanni non vuole inganni” è un proverbio di origine toscana; non a caso, infatti, San Giovanni Battista è il santo patrono della città di Firenze. Il detto risale all’epoca medievale e trae il suo significato originario dalla moneta in uso in quel periodo: il celebre fiorino d’oro. La moneta era così chiamata perché su un lato era raffigurato il giglio fiorentino, simbolo della città. Sull’altro lato, invece, spiccava proprio l’immagine di San Giovanni Battista.

L’espressione nacque per un duplice motivo legato alla sicurezza economica: da un lato come garanzia di autenticità (la presenza del Santo certificava il valore e la purezza dell’oro della moneta), dall’altro come repressione delle falsificazioni, in quanto l’effigie sacra del patrono fungeva da forte monito visivo. Chiunque avesse provato a contraffare o a “tosare” (limare i bordi per sottrarre metallo prezioso) quella moneta, non stava compiendo solo un grave reato punibile dalla legge, ma un vero e proprio atto sacrilego verso il Santo.

Il comparatico e le tradizioni antropologiche

In diverse zone d’Italia il significato di “San Giovanni non vuole inganni” si è slegato dall’ambito monetario per abbracciare la sfera dei rapporti umani e dei legami sociali, in particolare attraverso l’usanza del comparatico. Il comparatico è quel vincolo di parentela spirituale che lega compari e comari di battesimo e di matrimonio ai rispettivi figliocci e sposi.

Un legame che, storicamente, prevedeva una serie di obblighi morali rigidissimi: nel Meridione, in regioni come la Sicilia, il comparatico ha tradizionalmente assunto un valore sacro, talvolta persino più forte dei legami di sangue. Secondo la tradizione popolare, San Giovanni Battista punisce severamente chiunque non rispetti la fede del compare o, peggio, osi tradirlo.

In Romagna, l’usanza legata alla notte di San Giovanni vedeva i giovani regalare alla fidanzata un mazzo di fiori (contraccambiato poi nel giorno di San Pietro). I due diventavano così “compare e comare di San Giovanni”, ufficializzando il loro amore davanti alla comunità. Il Battista veniva invocato proprio come garante e testimone della loro reciproca fedeltà.

Arrivare dopo i fuochi

Quello degli “inganni” non è l’unico modo di dire celebre legato a San Giovanni Battista; a lui dobbiamo anche l’espressione “arrivare dopo i fuochi”.

Con questa frase si intende l’atto di arrivare troppo tardi, a cose ormai fatte, quando l’evento è finito e la nostra presenza non è più utile. Per estensione, indica anche l’essere poco pronti o il non capire le cose al volo.

Anche in questo caso le radici portano a Firenze e alla data del 24 giugno. Nei secoli passati il Santo Patrono veniva celebrato con processioni, grandi banchetti, giostre e fiere che culminavano, al tramonto, con i “fochi d’allegrezza” (all’epoca falò di scope di saggina e bracieri di sego).

Arrivare a spettacolo concluso significava perdersi il momento più importante della festa. Una tradizione che si rinnova ancora oggi: ogni 24 giugno, infatti, i cieli di Firenze si illuminano con i tradizionali e famosissimi “Fochi di San Giovanni” sparati da Piazzale Michelangelo, uno spettacolo pirotecnico unico che attira migliaia di cittadini e turisti da tutto il mondo, mantenendo vivo e attualissimo questo modo di dire.

Perché diciamo così

Espressioni idiomatiche come “San Giovanni non fa inganni” sono protagoniste all’interno del libro “Perché diciamo così” (Newton Compton), opera scritta dal fondatore di Libreriamo Saro Trovato contenente ben 300 modi di dire catalogati per argomento, origine, storia, tema con un indice alfabetico per aiutare il lettore nella variegata e numerosa spiegazione delle frasi fatte. Un lavoro di ricerca per offrire al lettore un “dizionario” per un uso più consapevole e corretto del linguaggio.

Un “libro di società” perché permette di essere condiviso e di “giocare” da soli o in compagnia alla scoperta dell’origine e dell’uso corretto dei modi di dire che tutti i giorni utilizziamo. Un volume leggero che vuole sottolineare l’importanza delle espressioni idiomatiche. Molte di esse sono cadute nel dimenticatoio a causa del sempre più frequente utilizzo di espressioni straniere e anglicismi.