Falcone e Borsellino

L’educazione alla legalità, il lascito di Falcone e Borsellino nelle scuole

Dopo le stragi nelle quali persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, lo stato italiano ha introdotto l'educazione alla legalità
L'educazione alla legalità, il lascito di Falcone e Borsellino nelle scuole

MILANO – In Italia l’educazione alla legalità ebbe formale origine negli anni 1992/1993 quando le stragi di Capaci e via D’Amelio, gli attentati di Milano, Firenze, Roma resero forte la percezione di una minaccia al sistema democratico. Da allora ci fu un impulso nella promozione della cultura democratica, come strumento per contrastare le associazioni mafiose, e fu introdotta dal Ministero della Pubblica Istruzione (25 ottobre 1993 circolare n.302) l’Educazione alla Legalità, tesa a valorizzare il ruolo della scuola nella comunità civile mediante iniziative per valorizzare la memoria storica, la conoscenza dei principi di legalità, dei diritti umani, della Costituzione Italiana.

Non è un codice, non è una divisa da indossare né la disciplina di un ordine: la legalità è un sentimento. Combina rispetto e timore, misura il grado di lealtà di una comunità.

Oggi i nemici della legalità sono le mafie (macro o micro che siano) , le corruzioni che sono poteri forti spesso ab-soluti rispetto alla legge, perché hanno creato una rete capillare di illegalità e spesso di ha una legittimazione quasi inconsapevole producendo una sorta di tolleranza ed omertà nei cittadini, e dopo il tragico 11 settembre 2001 siamo stati catapultati anche nell’ epoca del terrorismo, con una convivenza sociale attraversata dalla paura e dal sospetto verso tutto ciò che è altro da noi per cultura, etnia, religione, genere sessuale.

Se la mafia è un’istituzione antistato che attira consensi perché ritenuta più efficace dello stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando i giovani alla cultura dello stato e delle istituzioni diceva Paolo Borsellino, ucciso nella strage di stampo terroristico-mafioso di Via D’Amelio il 19 luglio 1992.
Educare significa anche prevenire. Ecco perché l’educazione alla legalità rappresenta, nell’attuale momento storico in cui la nostra società è sempre più contraddittoria e travagliata dalle violenze quotidiane, uno degli aspetti fondamentali della formazione integrale della persona per:

1. Sviluppare il senso della legalità per promuovere la partecipazione attiva e costruttiva nella propria comunità di appartenenza e nel territorio nazionale;
2. Promuovere la crescita equilibrata della personalità dell’allievo affinché possa assumere atteggiamenti responsabili verso se stessi, la società e il mondo intero imparando a gestire i conflitti interpersonali e ad accettare e condividere i valori di pace e fratellanza.
3. Educare alla Convivenza Democratica;
4. Assumere consapevolezza che la costruzione di un futuro di pace nasce dalla “conoscenza” delle cause presenti e storiche che provocano le discordie e le guerre;
5. Comprendere che “ pace” non è solo assenza di guerra, nè comodo neutralismo, bensì conquista della conoscenza etica di considerare l’altro sempre come fine non come mezzo; formarsi atteggiamenti e comportamenti permanenti di non violenza e di rispetto delle diversità;
6. Sviluppare le capacità di collaborazione, di comunicazione, di dialogo e partecipazione all’interno degli impegni e delle esperienze scolastiche;
7. Consolidare una nuova coscienza democratica finalizzata alla lotta alla microcriminalità e alla mafia.
8. Favorire lo sviluppo di un’autonomia di giudizio e di uno spirito critico, strumenti mentali indispensabili per saper discriminare le varie forme di comportamento.

Da pochi giorni la Camera ha approvato la legge che istituisce di nuovo come materia obbligatoria l’educazione civica nelle scuole sin da quella dell’infanzia. (attenzione a Costituzione, istituzioni dello stato e dell’Europa, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, elementi fondamentali di diritto, educazione ambientale, educazione alla legalità, educazione al rispetto e al patrimonio culturale, promozione dell’educazione stradale e al volontariato.)

Giovanni Falcone, pronunciando la famosa frase «gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini», era fermamente convinto che, qualora fosse stato ucciso, altri avrebbero continuato la sua opera e lottato come lui perché la mafia venisse contrastata ed estirpata, e da 27 anni a questa parte così sta accadendo.

Dott.ssa Antonia Ragone
pedagogista e docente

Riferimenti:
Ricci, Nurra, 2016, Educazione alla legalità; FrancoAngeli
Serra,2012 La legalità raccontata ai ragazzi, Giunti
www.ascuoladiopencoesione.it/il-miur-finanzia-progetti-su-educazione-alla-cittadinanza-attiva-e-alla-legalita/https://www.miur.gov.it/

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