Da Ulisse al bene comune: le 10 parole per rifondare l’Occidente

Da Ulisse al bene comune: il libro di Giuseppe Lupo “Medioccidente” è un invito a ripensare l’identità europea su comunità, memoria e dialogo

Da Ulisse al bene comune le 10 parole per rifondare l'Occidente

Partendo dal mito di Ulisse come simbolo della complessità della nostra civiltà, nell’ambito di Pordenonelegge Cristiano Riva ha presentato “Medioccidente” del professor Giuseppe Lupo (edito da Marsilio), un libro nato nel clima post-Covid dalla riflessione sui molti Occidenti che convivono nel mondo e sulla loro diversità.

Il neologismo “Medioccidente” nasce proprio dalla necessità di superare una concezione dell’Occidente come realtà unitaria e dai confini definiti. Dove inizia l’Oriente e dove finisce l’Occidente? È una domanda alla quale non è possibile dare una risposta definitiva, perché le geografie culturali e umane sono mobili, si sovrappongono e si contaminano continuamente.

“Medioccidente”: il latino per comunicare in Europa

“Il libro – afferma il professor Giuseppe Lupo – non è un’opera conclusa, ma un cantiere aperto, in continuo aggiornamento, per invitare il lettore a interrogarsi sul significato dell’Occidente e sulla possibilità di immaginarne uno nuovo. Illuminante, in questo senso, è l’episodio ambientato a Francoforte, dove, per acquistare una penna stilografica, non avendo una lingua contemporanea comune con il proprio interlocutore, Giuseppe Lupo è dovuto ricorrere al latino.

“È stata – spiega l’autore – una situazione apparentemente marginale che mi ha spinto a riflettere sulle radici comuni dell’Europa: una lingua antica riesce ancora a creare una possibilità di dialogo là dove la comunicazione contemporanea sembra fallire”. Da qui emerge anche una critica a un’idea di Europa ridotta alla sola moneta unica. L’Europa, secondo Lupo, dovrebbe essere soprattutto dialogo nella varietà, capacità di mettere in relazione culture diverse senza cancellarne le specificità.

Le dieci parole chiave che definiscono l’Occidente

Le parole del decalogo contenute alla fine del libro sono: persona, comunità, responsabilità, solidarietà, epica, sacralità, memoria, dialogo, contaminazione, terza via. Sono termini che funzionano perfettamente anche in altri contesti, ma sono le interferenze tra loro a creare i presupposti per disegnare un Medioccidente. Recuperarle e riproporle all’attenzione combinandole insieme vuol dire credere nella loro fattibilità.

“C’è un fondo comune in esse – dice l’autore – questo non può non passare dalle nozioni di comunità e di solidarietà, cioè da quei valori che sovvertono radicalmente le traiettorie inseguite dall’Occidente (e non dal Medioccidente). Mi riferisco alla necessità di appagare i bisogni individuali a discapito del bene comune, all’impossibilità di proporre un’idea di futuro fuori dall’orizzonte dell’io. Provare a ricreare le condizioni per attuarle è la sfida finalizzata a costruire una dimensione medioccidentale”.

Ulisse, il primo fondatore del Medioccidente

Forse abbiamo perso proprio le parole con cui raccontare questa complessità. Abbiamo smarrito la narrazione epica, sostituendola con forme di comunicazione sempre più rapide e frammentarie. Da qui nasce la necessità di recuperare il valore del racconto e di trovare le ragioni per immaginare un altro Occidente, un Occidente possibile che esiste da sempre ma è rimasto latente: quello comunitario, fondato sulla relazione e sulla solidarietà.

Anche la figura di Ulisse diventa centrale in questo ragionamento. Il professor Giuseppe Lupo lo interpreta come una figura profondamente occidentale: un uomo concentrato su se stesso, capace di distruggere una civiltà nell’interpretazione del recente film di Nolan, attraverso l’inganno e quindi segnato dal senso di colpa.

“Di fatto – dice Lupo – Ulisse inventa il Medioccidente in quanto luogo della narrazione comunitaria, valore fondativo della storia che ci diamo della nostra civiltà. Non mi riferisco tanto all’Ulisse omerico quanto appunto a quello dell’Odissea di Nolan o a quello di Kundera dei primi anni Duemila”.

Passando, alla fine dell’incontro, attraverso i valori della solidarietà e della contaminazione declinati anche ricordando il mito degli Argonauti, Giuseppe Lupo arriva all’ultima parola del decalogo: “quella terza via – conclude l’autore – che è la possibilità di mediare e la capacità di trovare una sintesi opportuna e realizzabile: Medioccidente , un nuovo spazio fondato su prossimità, memoria e responsabilità”.