La lezione di umanità di Eshkol Nevo: “Il dialogo è l’unico modo per arrivare alla pace”

Premiato a Pordenonelegge, Eshkol Nevo racconta la scrittura come strumento di empatia e dialogo, riflettendo sul tema della casa in tempo di guerra.

La lezione di umanità di Eshkol Nevo Il dialogo è l'unico modo per arrivare alla pace

“Quando ho letto la motivazione del premio ho avuto una sensazione molto rara nella vita: quella di essere profondamente compreso”. Lo ha detto lo scrittore israeliano Eshkol Nevo a Pordenonelegge, dove ha ricevuto il Premio Crédit Agricole “La storia in un romanzo”, giunto alla 19/a edizione. La motivazione riconosce a Nevo la capacità di trasformare “la grande storia in esperienza intima”, facendo entrare gli eventi collettivi nelle vite dei suoi personaggi.

“Non ero soltanto lusingato: mi sembrava che qualcuno avesse davvero capito il motivo per cui scrivo”, ha spiegato. “Dare un premio, in questo momento storico, a uno scrittore israeliano – dice Nevo – non è qualcosa di scontato e per me significa molto. Dimostra che il dialogo è l’unico modo per arrivare alla pace. Anche la scrittura, in fondo, è stata una forma di ribellione”.

Eshkol Nevo: un memoir e un romanzo in uscita

In dialogo con Alberto Garlini, curatore di Pordenonelegge, lo scrittore israeliano ha ripercorso la sya carriera narrativa . Da “Nostalgia”, esordio ripubblicato nel 2026, a “La simmetria dei desideri”, rieditato nel 2025, fino a “Legami“, raccolta di racconti del 2024 (tutti Feltrinelli Gramma) ed ora in ci sono nuovi libri in arrivo in Italia con Feltrinelli: un memoir saggistico sulla scrittura in tempo di guerra, intitolato “Vita e scrittura”, in uscita quest’anno, e un romanzo nel 2027 dal titolo “La notte più lunga”.

Parlando delle sue prossime opere, Nevo così ha spiegato il senso del lavoro saggistico: “È una sorta di memoir proprio sulla scrittura e mi riporta a cosa fai come scrittore in periodo di guerra, qual è il tuo ruolo, condividendo l’esperienza di lavorare con le persone che soffrono attraverso i laboratori di scrittura creativa”. Quanto al romanzo, “sono cinque odissee di cinque personaggi che cercano di ritornare a casa in tempo di guerra, tra cui un palestinese di Gaza. In Israele in questo momento abbiamo perso il senso della casa, e questo libro è proprio il racconto di persone che hanno questo fortissimo desiderio di ritornare a casa propria”.

La scelta di una narrazione a più voci

La storia collettiva entra inevitabilmente dunque nella dimensione privata. Da Nostalgia, pubblicato da Feltrinelli, fino all’ultimo romanzo, questo rapporto tra la grande storia e le vicende personali è centrale. Il romanzo è ambientato nel 1995, l’anno dell’assassinio di Rabin, quando la convivenza diventa sempre più difficile. Amir e Noah i protagonisti, a Castel, sono al centro di una vicenda che progressivamente si apre in un affresco corale, nel quale le voci si moltiplicano.

Il narratore, che inizialmente era un dittatore, viene messo in discussione dai personaggi stessi, che dimostrano la loro ribellione. La scelta di una struttura multiprospettica nasce proprio dalla volontà di dare spazio a punti di vista diversi, compresa la voce di un bambino.

“C’è anche un legame – spiega lo scrittore israeliano – con la famiglia in cui sono cresciuto. I miei genitori si amano, ma non sono d’accordo praticamente su nulla: le loro opinioni rappresentano due possibili visioni della realtà. Per questo nei miei libri le voci si moltiplicano. Non esiste un’unica prospettiva, ma tante esperienze diverse che possono convivere, anche quando sono in conflitto”.

Un altro tema importante nella produzione narrativa di Nevo è quello della casa. “Il 1948 porta con sé – spiega lo scrittore – la nostalgia di un luogo che per qualcuno era la propria casa. Ma la casa può anche essere l’imposizione di un ruolo, qualcosa che ci definisce e che può diventare una prigione. Nel tempo, però, la mia prospettiva è cambiata. Rispetto al 2002, oggi penso alla casa in modo molto diverso, soprattutto perché sono diventato padre: oggi casa è dove sono le mie figlie”.

Questo tema è particolarmente importante anche nella postfazione, scritta negli anni tremendi che stiamo vivendo. “Credo che i palestinesi – afferma Nevo – debbano avere una casa e che gli israeliani debbano poter sentirsi al sicuro. Sono due esigenze che devono poter convivere e dobbiamo riuscire a trovare una strada per realizzarle entrambe”.

La letteratura: una sfida per raccontare l’umanità

Accanto al tema della casa, compare quello del viaggio come scoperta, anche di se stessi. “Quando avevo poco più di vent’anni – dice Nevo – sono partito con lo zaino per il Sud America e proprio lì ho capito che avrei fatto lo scrittore. Ogni viaggio è un’odissea: significa partire, incontrare degli ostacoli, affrontare dei mostri e cercare infine una strada per tornare a casa”.

“La notte più lunga”, il romanzo in uscita in Italia nel 2027, racconta cinque personaggi che seguono la propria odissea durante quella che è, appunto, la notte più lunga, cioè quella della guerra. “Mi sono chiesto come il viaggio potesse influenzare i miei personaggi e la loro personale odissea, e soprattutto che cosa significhi, per ciascuno di loro, tornare a casa”.

“La guerra – dice Nevo – porta con sé anche un altro rischio: una società che vive il proprio lutto può diventare insensibile al dolore degli altri: ci sono situazioni in cui si è talmente concentrati sul proprio dolore da non riuscire più a percepire la sofferenza degli altri. In un momento di guerra questo può succedere ancora più facilmente. Per questo nel mio ultimo libro ho voluto raccontare anche un personaggio di Gaza dal suo punto di vista. Per farlo ho dovuto compiere un salto di empatia, e credo che lo stesso salto debbano compierlo anche i lettori”.

“La letteratura – conclude lo scrittore israeliano – non è soltanto intrattenimento: è anche una sfida, un modo per uscire dal proprio punto di vista e provare a comprendere quello dell’altro. Può diventare così un modo per riappropriarsi della propria umanità. Ed è proprio questo che mi rende ottimista nei confronti del futuro”.