La recitazione e la scrittura sono due professioni diverse, ma entrambe possono soddisfare il medesimo desiderio. Parola di Sara D’Amario, attrice con una formazione poliedrica, in libreria con “Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole“, romanzo giallo con protagonista Cristina Garello, medico di formazione, investigatrice per caso.
Il libro “Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole”
Cristina ha trentacinque anni, fa il medico di base e crede di essere perfettamente in pari con la tabella di marcia. Poi viene lasciata all’altare e la sua vita prende una piega imprevista, tra blind date disastrosi e un futuro che sembra sfuggirle di mano. Quando una neonata viene abbandonata nel suo studio, Cristina deve fronteggiare una maternità inattesa destinata a cambiare tutto.
L’arresto della madre della bambina e l’omicidio di una giovane ballerina la trascinano in un’indagine pericolosa. Affiancata da un eccentrico idraulico in pensione e ostacolata – non sempre volontariamente – dalla polizia, Cristina dovrà districarsi tra segreti, sospetti e sentimenti irrisolti. Perché ci sono verità che si rivelano solo a chi è disposto a mettere tutto in discussione.
Il legame tra la scrittura teatrale e quella narrativa secondo l’attrice/scrittrice Sara D’Amario
Abbiamo chiesto all’autrice/attrice di cinema e teatro Sara D’Amario di raccontarci se e come queste sue due passioni si influenzino a vicenda, e cosa significa per lei recitare e scrivere.
Faccio l’attrice da oltre trent’anni. Parallelamente scrivo romanzi, drammaturgie e sceneggiature, ma continuo a salire sul palcoscenico e a lavorare davanti alla macchina da presa.
Mi chiedono spesso se il mio lavoro di attrice influenzi il mio modo di scrivere. La risposta è sì, ma non nel modo in cui molti immaginano. La recitazione e la scrittura sono due professioni diverse, con regole, tecniche, tempi e necessità differenti, ma per me rispondono ad un unico desiderio, entrambe soddisfano il mio piacere più grande: raccontare storie.
È questo il motivo per cui faccio l’attrice e per cui scrivo romanzi. Da sempre ciò che mi piace di più è accompagnare le persone dentro una storia, far dimenticare, anche solo per qualche ora, il mondo fuori. Che siano sedute in una platea, davanti a uno schermo o con un libro tra le mani quello che desidero è emozionare, divertire, commuovere, sorprendere, far riflettere, accendere chi mi ascolta o mi legge.
Mi interessa raccontare gli esseri umani alle prese con altri esseri umani, dentro a situazioni diverse: questo è il filo che unisce tutto il mio lavoro.
Quando interpreto un personaggio, gli presto il mio corpo, la mia voce, il mio respiro, penso i suoi pensieri. Quando lo scrivo, succede qualcosa di molto simile. Non parto mai dalla trama, parto dalle persone: i personaggi mi vengono in mente e attorno a loro creo la storia. Mi interessa capire cosa desiderano, quali ferite si portano dentro, quali contraddizioni le rendono vive. È da lì che nasce tutto il resto.
Per questo motivo, mentre scrivevo Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole, non ho mai pensato ai personaggi come a semplici ingranaggi della trama. Cristina Garello, Ercole Pistini, Monica, Brunella, l’ispettore, perfino i personaggi che attraversano solo poche pagine, per me dovevano avere una vita che andasse oltre il romanzo. Mi piace immaginare che, una volta chiuso il libro, il lettore abbia la sensazione che Cristina il giorno dopo torni davvero nel suo ambulatorio, che Ercole Pistini sia alle prese con la sua focosa Carmen, che tutti continuino a vivere anche senza di noi.
Anche il ritmo di Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole nasce direttamente dal mio lavoro di attrice e dalla mia formazione teatrale e cinematografica. Ho costruito il romanzo per scene. Mentre scrivevo vedevo Cristina muoversi nel suo studio medico, assistevo ai surreali appuntamenti al buio, entravo con lei nel ristorante argentino, osservavo il primo incontro con Arsenio come se stessi dirigendo una sequenza cinematografica.
Ogni scena nel romanzo ha una sua luce, un suo ritmo, un suo movimento interno. Quando scrivo, infatti, visualizzo gli ambienti, seguo gli spostamenti dei personaggi, ascolto il ritmo delle battute, i silenzi, gli sguardi, i tempi della comicità e quelli della suspense, forse per questo molti lettori mi dicono che il romanzo “si vede” oltre che leggersi e che le pagine scorrono con la fluidità di un film.
Il cinema mi ha insegnato anche ad amare i dettagli. In Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole spesso un gesto racconta un personaggio più di una lunga descrizione: la pallina antistress che Cristina stringe compulsivamente, gli elenchi di benzodiazepine che recita per tranquillizzarsi, la mano di Arsenio sulla sua nuca durante il tango, Pistini con il suo modo del tutto personale di osservare il mondo, sono particolari che raccontano come fa il cinema: mostrare, lasciare che siano le azioni, i gesti e i dettagli a rivelare chi sono davvero i personaggi.
Anche i dialoghi risentono della mia esperienza di attrice. Se una battuta non suona naturale, significa che non è ancora quella giusta. Allora la riscrivo, la alleggerisco, la spezzo, finché non diventa “vera”.
Ma c’è un altro aspetto che considero fondamentale. Siccome la vita non è soltanto commedia, non è soltanto dramma, non è soltanto giallo o storia d’amore, anche nel romanzo cerco di far convivere tutte queste sfumature.
In Appuntamenti al buio e omicidi alla luce del sole c’è l’ironia degli appuntamenti sentimentali disastrosi, ma anche il dolore di un abbandono. C’è il mistero di un omicidio e la tenerezza di una neonata. C’è la sensualità di un incontro inatteso, il tradimento, la comicità, la malinconia, la speranza.
È ciò che accade ogni giorno nelle nostre vite, non viviamo mai un’emozione sola: mentre stiamo vivendo un momento difficile, qualcuno ci fa ridere; mentre siamo felici, arriva una notizia che cambia tutto. Le emozioni non si presentano ordinate, una alla volta, si mescolano continuamente. È questo che cerco di portare sulle pagine scritte.
Per me recitare e scrivere hanno lo stesso obiettivo: raccontare una storia che faccia dimenticare al lettore di stare leggendo e gli faccia sentire, almeno per un po’, di stare vivendo insieme ai miei personaggi. Proprio come accade quando si spengono le luci in sala e inizia uno spettacolo o un film.

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