Spesso i libri sono vittime dei pregiudizi di lettori che, convinti di avere gusti letterari sopraffini, guardano dall’alto in basso tutto ciò che non ritengono all’altezza della loro raffinata sensibilità. Sono gli snob del mondo della lettura, ahimè molto numerosi in questo campo.
In un’epoca in cui l’accesso alla cultura è più vasto che mai, paradossalmente persistono barriere invisibili costruite su vecchi preconcetti.
Lo snobismo non risparmia nessun genere e non guarda in faccia a nessun autore, che si tratti del romanziere Stephen King o del saggista Martin Amis. Ecco perché lo scrittore e giornalista inglese Matt Haig ha ritenuto utile raccogliere, in un post ubblicato sul suo blog, i trenta pregiudizi più diffusi da sfatare sulla lettura.
Basta snobismo: i 30 pregiudizi da sfatare sulla lettura
Un invito a riappropriarsi del libro come strumento di gioia pura, lontano da giudizi e classifiche sociali. Perché i libri non accettano alcun tipo di snobismo, che si tratti di un dramma shakespeariano o di un volume della trilogia delle “Cinquanta sfumature”.
Il diritto di leggere ciò che si ama
1. La colpa della lettura. Molti lettori si sentono inadeguati se non leggono saggi complessi o classici russi. La verità è che nessuno dovrebbe mai scusarsi per ciò che legge. Se un libro ti regala un momento di pace, di evasione o di emozione, ha già assolto il suo compito primario.
2. Il mito del “popolare”. Esiste il pregiudizio che se un libro vende milioni di copie debba essere necessariamente di bassa qualità. Eppure, autori come Shakespeare o Dickens erano i “bestseller” del loro tempo. La popolarità non è un crimine contro l’arte, ma spesso il segno di una connessione profonda con l’animo umano.
3. Generi di serie B. Fantasy, giallo, romance e fantascienza sono spesso guardati dall’alto in basso dai circoli accademici. Tuttavia, l’intelligenza di un’opera non risiede nel genere, bensì nell’approccio dell’autore e nella profondità dei temi trattati. Un’astronave o un drago possono veicolare filosofia tanto quanto un salotto borghese.
4. Difficoltà come sinonimo di valore. Credere che un libro sia migliore solo perché è quasi impossibile da capire è un errore logico. La chiarezza è un dono, non un segno di superficialità. Un edificio senza porte non è un capolavoro architettonico, è solo inagibile.
5. Lo snobismo come arma sociale. Spesso si criticano le letture altrui solo per elevare il proprio status. Lo snobismo è quasi sempre rivolto alle persone, non ai libri. È un modo per dire “io sono più colto di te”, trasformando la cultura in un club esclusivo.
6. Disprezzare la letteratura per ragazzi. Scrivere per i giovani richiede un’onestà e una capacità di sintesi che molti autori per adulti non possiedono. I ragazzi sono lettori spietati: se una storia non funziona, chiudono il libro. Non concedono spazio all’autocompiacimento intellettuale.
7. Giudicare l’autore anziché l’opera. Disprezzare un testo a causa della classe sociale o della vita privata dell’autore è un pregiudizio antico. Un libro deve essere giudicato esclusivamente per la forza delle parole scritte sulla pagina, indipendentemente da chi ha tenuto la penna.
8. Il vanto dell’essere incompresi. Molti autori e lettori si compiacciono di non essere capiti dalla massa. Ma la grande arte cerca di toccare corde universali, non di restare chiusa in una torre d’avorio accessibile a pochi eletti.
9. L’equivoco della serietà. C’è chi pensa che per essere profondi si debba essere necessariamente tristi o seriosi. Al contrario, l’umorismo è una delle forme più alte di intelligenza e una delle più difficili da scrivere con successo. Far ridere pensando è un’impresa titanica.
10. Il timore reverenziale verso i classici. Non bisogna leggere i classici per dovere statistico, ma per il piacere di scoprire perché sono rimasti vivi per secoli. Se un classico non ti parla in questo momento della tua vita, è lecito metterlo da parte senza sentirsi “ignoranti”.
11. Parlare “dall’alto in basso”. Lo snobismo è l’atteggiamento di chi scrive o parla per istruire il lettore anziché dialogare con lui. La vera cultura è uno scambio alla pari, non una lezione impartita da una cattedra immaginaria.
12. L’ossessione per le novità “giuste”. Leggere solo ciò che è approvato dai critici del momento è un limite. Un vero lettore trova tesori nei mercatini dell’usato o in libri che nessuno cita più da decenni.
13. Il disprezzo per la trama. Considerare la trama un elemento secondario o “commerciale” è assurdo. La narrazione è il modo in cui gli esseri umani comprendono il mondo sin dall’alba dei tempi. Senza una storia, resta solo narcisismo stilistico.
14. Credersi speciali. Essere un “lettore forte” non ti rende un essere umano superiore. Sei solo uno tra miliardi di persone che ha trovato un modo meraviglioso di esplorare l’universo. L’umiltà è la prima dote di un vero uomo di cultura.
15. Il libro come feticcio immobile. L’idea che il libro debba rimanere immacolato lo allontana dalla realtà. Un libro sottolineato, con le orecchie alle pagine e vissuto, è un libro che ha davvero dialogato con il suo proprietario.
Nuovi formati e libertà personale
16. Il pregiudizio contro l’e-book. Dire che leggere su uno schermo non è “vera lettura” è puro conservatorismo estetico. Il supporto è solo un veicolo; l’importante è il viaggio mentale che le parole innescano, non la fibra di cellulosa.
17. Audiolibri come “imbroglio”. Ascoltare un libro non è una scorciatoia per pigri. È un ritorno alle radici orali della narrazione, a quando le storie si tramandavano intorno al fuoco. Chi ascolta audiolibri sta assorbendo la stessa lingua e gli stessi concetti.
18. L’obbligo morale di finire ogni libro. Se un libro non ti prende dopo un congruo numero di pagine, abbandonalo. La vita è troppo breve e ci sono troppi capolavori in attesa per perdere tempo con qualcosa che non risuona con te.
19. La corsa ai numeri. Leggere 50 o 100 libri all’anno per vantarsene sui social trasforma la cultura in una gara olimpica. La qualità dell’impatto che una singola storia ha sulla tua anima vale più di qualsiasi statistica su Goodreads.
20. Sminuire chi legge tradotto. Esigere la lingua originale è ammirevole, ma disprezzare le traduzioni significa chiudere le porte alla ricchezza del mondo a chi non ha avuto il privilegio o il tempo di imparare più lingue.
21. I lettori sono eremiti. Spesso si dipingono i lettori come asociali che fuggono dalla realtà. Al contrario, la lettura aumenta l’empatia e ci prepara a comprendere meglio la complessità delle persone reali che incontriamo ogni giorno.
22. Le librerie come templi del silenzio. Le librerie devono essere spazi vivi, luoghi di incontro, di caffè e di rumore creativo, non cattedrali polverose dove si ha paura di respirare o di parlare a voce alta.
23. Il pregiudizio sul self-publishing. Molti autori validi scelgono oggi l’autopubblicazione per mantenere la libertà creativa. L’assenza di un grande logo editoriale in copertina non è più automaticamente sinonimo di scarsa qualità.
24. Leggere per apparire. Leggere un libro complesso solo per poterlo sfoggiare in treno o citare a una cena è il culmine dello snobismo. La lettura è un atto d’amore privato, non un accessorio di moda per il proprio ego.
25. La mancanza di tempo. Spesso si dice che leggere sia un lusso per chi ha tempo libero. Ma i veri appassionati sanno che si può leggere ovunque: in bus, in coda alle poste, o nei cinque minuti prima di dormire. Non è tempo libero, è tempo “rubato” alla routine.
26. Solo i saggi insegnano. La narrativa è una delle forme di apprendimento più potenti. Un romanzo può insegnarti la storia, la psicologia o l’etica meglio di molti manuali tecnici, perché ti permette di “vivere” quelle esperienze sulla tua pelle.
27. Odiare gli adattamenti cinematografici. Un film non toglie nulla al libro originale. Spesso, un buon adattamento è la scintilla che spinge milioni di persone a scoprire un autore che altrimenti sarebbe rimasto nell’ombra.
28. Il pregiudizio verso la letteratura “rosa”. Spesso le critiche feroci ai romanzi d’amore sono velate di una sottile misoginia. Ogni storia che esplora le emozioni umane e le relazioni ha una sua dignità e un suo pubblico.
29. Rileggere è una perdita di tempo. Al contrario, tornare su un libro amato dopo anni ci permette di vedere quanto siamo cambiati. Il libro è lo stesso, ma il lettore è nuovo: ogni rilettura è una nuova scoperta.
30. Credersi migliori perché si legge. Questo è l’errore supremo. Leggere ti apre la mente e ti informa, ma non ti mette su un piedistallo morale. Se usi i libri per guardare gli altri dall’alto in basso, non hai capito la lezione più importante della letteratura: la capacità di riconoscersi simili agli altri nel grande groviglio dell’esistenza umana.
