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La scuola italiana supera la media europea, ma la preparazione generale è in calo

Rapporto OCSE PISA 2025: la scuola italiana supera la media in lettura e batte la Finlandia, ma pesano il forte assenteismo e i cellulari in classe.

La scuola italiana supera la media europea, ma la preparazione generale è in calo

Mentre le campanelle tornano a suonare in tutta Italia, scandendo il rientro tra i banchi di milioni di studenti, un importante faro si accende sullo stato di salute della scuola italiana e del nostro sistema educativo. È stato infatti reso noto il tanto atteso Rapporto OCSE PISA 2025, la celebre indagine internazionale che, periodicamente, valuta le competenze dei quindicenni in scienze, lettura, matematica e risoluzione computazionale dei problemi.

Per una volta, le notizie che giungono dal fronte internazionale sembrano regalare un sorriso al nostro Paese, sebbene sia necessario leggere i dati con la dovuta attenzione e il consueto spirito critico. L’Italia, all’interno di un panorama globale segnato da arretramenti significativi delle prestazioni, ha mostrato una notevole capacità di tenuta, confermando i buoni punteggi raggiunti nella rilevazione del 2022.

Il sorpasso storico: l’Italia batte la Finlandia nella lettura

I numeri parlano chiaro e restituiscono l’immagine di una scuola italiana sorprendentemente solida. Entrando nel dettaglio delle materie, la grande rivincita del nostro Paese si gioca soprattutto sulla “lettura”, ovvero la fondamentale competenza di comprensione del testo, la base imprescindibile per l’assimilazione di qualsiasi cultura. In questo ambito umanistico, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 474 punti, collocandosi nettamente al di sopra della media OCSE, ferma a quota 461 punti.

Oggi, il 76% dei quindicenni italiani ha raggiunto almeno il livello base (livello 2) di competenza. Si tratta di un traguardo dal profondo valore simbolico: per la prima volta, il punteggio medio italiano supera perfino quello della Finlandia, un sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali fari pedagogici mondiali in questo ambito.

Non meno sorprendenti sono i risultati in matematica, materia tradizionalmente complessa. Con ben 468 punti (contro la media OCSE di 463), il Bel Paese si posiziona davanti a partner internazionali di enorme spessore come Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia, vedendo circa il 69% degli studenti conseguire almeno il livello 2 di competenza. Ottima e rassicurante anche la performance in scienze, dove l’Italia tocca i 483 punti, attestandosi in linea statistica con la media generale di 482 punti e con il 78% dei quindicenni che ha raggiunto il livello base. L’unica vera debolezza permane nell’ambito della risoluzione computazionale dei problemi, dove il punteggio dei ragazzi italiani fatica a decollare e si posiziona sotto la media.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha accolto con orgoglio questi risultati, definendo la scuola italiana “un sistema solido” capace di lavorare sulle criticità e di ridurre i divari storici tra Nord e Sud del Paese, riuscendo a mettersi alle spalle vecchi pregiudizi.

La verità dietro le classifiche: una generazione “in ritardo”

Tuttavia, come chi ama spingersi oltre la superficie ben sa, le classifiche raccontano solo una parte della storia. Il superamento della media OCSE da parte dei nostri ragazzi è un merito indiscutibile, frutto di una tenacia invidiabile. Eppure, a livello globale, i dati rivelano che la media OCSE ha toccato i livelli più bassi mai documentati dall’inizio della storia dei test PISA per tutte e tre le materie.

Siamo di fronte a un declino epocale di lungo periodo: in matematica, la media internazionale è crollata di 22 punti tra il 2015 e il 2025; in lettura si è assistito a una flessione di 25 punti complessivi a partire dal 2018; le scienze sono passate da 489 punti nel 2015 ai 482 attuali.

Considerando che l’OCSE stima in circa 20 punti il guadagno equivalente a un intero anno scolastico, i quindicenni di tutto il mondo che hanno sostenuto il test nel 2025 mostrano un deficit di preparazione pari a circa un anno rispetto ai loro coetanei di un decennio fa. Di conseguenza, il posizionamento “sopra la media” del nostro Paese non è tanto il frutto di una progressione assoluta eccezionale, quanto piuttosto della nostra stabilità interna a fronte di un drammatico arretramento globale.

Il peso del ceto sociale e gli studenti “resilienti”

Dietro ogni media statistica si celano le lotte silenziose e le complessità del tessuto sociale. In Italia, lo status socioeconomico e culturale è un fattore che spiega l’11,3% della variazione dei risultati scientifici (un dato di poco inferiore alla media OCSE del 12%). Resta una frattura profonda: i giovani provenienti dal ceto socioeconomico più elevato superano i coetanei più svantaggiati di ben 80 punti.

Ciononostante, esiste una luce di speranza che scalda il cuore di ogni educatore: il 12,5% degli studenti svantaggiati italiani è considerato “accademicamente resiliente”. Questi straordinari giovani lottano contro gli ostacoli sociali e riescono, con caparbietà e amore per lo studio, a ottenere punteggi che li proiettano nel quartile superiore dei risultati nazionali, un dato allineato al 12% della media internazionale. Una nota positiva è anche la conferma della riduzione del divario storico nei risultati scolastici tra il Nord e il Sud Italia.

Smartphone, Intelligenza Artificiale e il record di assenteismo

Nell’epoca in cui viviamo, non si può prescindere dalla dirompente transizione digitale, che sta plasmando nuove modalità di studio. Il 47% degli studenti italiani confessa di utilizzare chatbot basati su Intelligenza Artificiale (come ChatGPT) per fini didattici almeno una volta alla settimana, una percentuale che si sovrappone a quella OCSE (46%). Questi strumenti vengono impiegati per ricerche preliminari (39%), sintesi di testi (36%) o stesura di bozze (30%).

L’altra faccia della medaglia, però, è la distrazione pervasiva. Il 37% degli studenti in Italia afferma che i propri compagni si distraggono con dispositivi digitali nella maggior parte delle lezioni di scienze (contro il 28% OCSE). E questa disattenzione costa carissimo: chi segnala distrazioni digitali subisce una perdita incolmabile di 13 punti nei test. Per correre ai ripari, nel 2025 ben il 63% degli studenti frequenta scuole in cui l’uso del cellulare in istituto non è consentito, un salto netto rispetto al 46% registrato solo pochi anni fa nel 2022.

Infine, il Rapporto PISA 2025 non manca di svelare un primato nazionale molto amaro: l’Italia registra uno dei tassi di assenteismo più alti tra i partecipanti, con il 63% degli studenti che dichiara di aver saltato almeno un intero giorno di scuola nelle due settimane precedenti, rispetto a un irrisorio 22% della media OCSE. A ciò si somma un certo distacco relazionale: solo il 62% degli alunni avverte un reale interesse dei docenti per il proprio apprendimento individuale (media OCSE: 69%) e un pesante 38% lamenta il continuo disturbo causato da rumore e disordine in classe.

L’Italia riparte, dunque, da questo prezioso quadro fatto di rassicuranti vittorie umanistiche e allarmanti ombre sociali. La nostra scuola ha saputo tenere la rotta proteggendo il valore dei libri e del pensiero, ma il viaggio verso un ambiente davvero equo, empatico e libero dal caos è una storia che i nostri ragazzi, e le istituzioni, devono ancora finire di scrivere.