,

Dal libro allo schermo, “Gli amanti della notte” di Mieko Kawakami arriva al cinema: la solitudine di Fuyuko diventa immagine

Scopri “Gli amanti della notte” film tratto dall’omonimo romanzo di mieto Kawakami, autrice contemporanea di punta giapponese

“Gli amanti della notte” di Mieko Kawakami arriva al cinema

Per Mieko Kawakami è una prima volta importante. Gli amanti della notte, uno dei suoi romanzi più intimi e malinconici, è diventato il primo adattamento cinematografico tratto direttamente da una sua opera narrativa, affidato alla regista giapponese Yukiko Sode e presentato nel maggio 2026 al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard.

La storia di Fuyuko, una correttrice di bozze che vive quasi completamente isolata dal mondo, arriva così sullo schermo con Yukino Kishii nel ruolo della protagonista e Tadanobu Asano in quello di Mitsutsuka, l’uomo che entra nella sua vita proprio quando lei sembra aver rinunciato a qualsiasi forma di vicinanza. Il Festival di Cannes ha descritto il film come una storia d’amore attraversata da riflessioni sulla luce, sull’invisibile e sulle emozioni, mettendo già in evidenza quanto l’adattamento cerchi di conservare il tono sospeso del romanzo. 

“Gli amanti della notte”, il romanzo più silenzioso di Mieko Kawakami

Pubblicato in Giappone nel 2011 e arrivato in Italia per Edizioni e/o, Gli amanti della notte segue Fuyuko Irie, una donna poco più che trentenne che lavora come correttrice freelance. La sua esistenza è fatta di testi altrui, consegne, appartamenti silenziosi e pochissimi contatti sociali. Non c’è una grande tragedia visibile che spieghi il suo isolamento; Kawakami costruisce piuttosto una forma di solitudine quotidiana, progressiva, quasi inconsapevole, nella quale la protagonista sembra essersi semplicemente ritirata dal mondo senza ricordare esattamente quando abbia cominciato a farlo.

Fuyuko possiede però un rituale che rompe questa immobilità. Ogni anno, la notte del suo compleanno, esce da sola e cammina per Tokyo osservando le luci della città. È uno dei passaggi più belli del romanzo perché la luce diventa qualcosa di più di un elemento visivo: rappresenta tutto ciò che Fuyuko riesce a guardare da lontano senza sapere ancora come raggiungerlo. La città è piena di persone, relazioni e movimento, mentre lei rimane ai margini, quasi come se la vita appartenesse sempre agli altri.

Dal romanzo al film: Yukiko Sode porta Fuyuko a Cannes

L’adattamento è diretto da Yukiko Sode, che con All the Lovers in the Night firma il suo quarto lungometraggio e ottiene la prima selezione della propria carriera al Festival di Cannes. Il film è stato incluso nella selezione ufficiale 2026 di Un Certain Regard, dove ha concorso al premio della sezione. La stessa Sode ha raccontato che il progetto le è stato proposto dal produttore Kubota di C&I Entertainment e che, pur avendo già letto diverse opere di Kawakami, non conosceva ancora questo romanzo; dopo averlo letto ha deciso immediatamente di volerlo adattare. 

La sceneggiatura è firmata dalla stessa regista, mentre il cast comprende Yukino Kishii come Fuyuko, Tadanobu Asano nei panni di Mitsutsuka e Misato Morita nel ruolo di Hijiri, figura fondamentale nella vita professionale e personale della protagonista. Completano l’ensemble Mai Fukagawa, Akihisa Shiono, Yuko Nakamura e altri interpreti. Il film conserva dunque il triangolo emotivo che nel libro non funziona come un classico conflitto sentimentale, ma come confronto tra modi diversi di vivere il rapporto con gli altri. 

Fuyuko e la paura di partecipare alla propria vita

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è che Fuyuko non è una protagonista passiva nel senso tradizionale. È invece qualcuno che ha costruito intorno a sé un sistema capace di ridurre al minimo il rischio del contatto. Il lavoro da casa le permette di evitare colleghi, gli appuntamenti professionali possono essere brevi, le relazioni sociali non sono necessarie. Tutto funziona. Ed è proprio questo il problema: una vita può essere perfettamente organizzata e, nello stesso tempo, diventare troppo piccola per contenerci.

Kawakami racconta questa condizione senza trasformarla in una lezione sulla necessità di essere socievoli. Fuyuko non deve diventare improvvisamente brillante, espansiva o simile alle persone che la circondano. La questione riguarda piuttosto la possibilità di riconoscere il proprio desiderio prima ancora di sapere come realizzarlo. Mitsutsuka entra nella sua vita quando Fuyuko comincia lentamente a guardare fuori dall’ordine che si era costruita, ma l’incontro non rappresenta una soluzione romantica alla solitudine. Al contrario, mostra quanto sia difficile entrare in relazione con qualcuno quando per anni abbiamo smesso di esercitare quella parte di noi.

Mitsutsuka e il desiderio di essere finalmente vista

Mitsutsuka è un professore di fisica e l’incontro tra lui e Fuyuko modifica il ritmo della storia. Per la prima volta la protagonista comincia ad aspettare qualcuno, a immaginare un incontro futuro, a percepire il tempo in relazione a un’altra persona. È una trasformazione minuscola, ma nel mondo interiore di Fuyuko assume proporzioni enormi. Il desiderio non coincide semplicemente con l’innamoramento: coincide con il fatto che qualcuno sembra finalmente interrompere la trasparenza con cui lei attraversava il mondo.

Ed è proprio qui che la scelta di Tadanobu Asano può diventare interessante. Mitsutsuka deve apparire contemporaneamente rassicurante e indecifrabile, abbastanza vicino da far credere a Fuyuko che qualcosa stia cambiando ma mai completamente accessibile. Il romanzo lavora molto su questa ambiguità e sarà interessante capire come Sode la traduca senza poter utilizzare direttamente la voce interiore della protagonista.

La luce come linguaggio emotivo

Il Festival di Cannes ha sottolineato proprio questo elemento parlando del film come di una storia che interroga la luce e l’invisibile. Non è un dettaglio estetico secondario. Nel romanzo Fuyuko ama la luce perché la osserva, la studia, la vede riflettersi sulle cose. Mitsutsuka insegna fisica e proprio attraverso di lui questa attrazione assume anche una dimensione concreta, quasi scientifica. Ma per Kawakami la luce rimane soprattutto una metafora: qualcosa che esiste anche quando non riusciamo a toccarlo. 

Il cinema possiede qui un vantaggio evidente rispetto alla pagina. Può mostrare direttamente Tokyo di notte, i riflessi sulle finestre, le strade illuminate e il volto di Fuyuko mentre attraversa una città che sembra contemporaneamente vicina e irraggiungibile. Sode ha parlato del desiderio di lavorare sulle sfumature e sulle emozioni impercettibili, elementi fondamentali in un romanzo dove quasi tutto ciò che conta accade prima che i personaggi riescano a dirlo.


Hijiri, l’altra possibilità di essere donna

Accanto a Fuyuko c’è Hijiri, interpretata da Misato Morita. È molto diversa da lei: più diretta, più rumorosa, più capace di occupare spazio e di vivere i rapporti con una libertà che Fuyuko osserva quasi con stupore. Nel romanzo il loro rapporto è fondamentale perché Kawakami evita di costruire una contrapposizione moralistica tra due modelli femminili. Hijiri non rappresenta la donna “libera” che deve insegnare alla protagonista a vivere, così come Fuyuko non è una figura da correggere.

Le due mostrano piuttosto modi differenti di gestire vulnerabilità, desiderio e bisogno degli altri. Una espone molto, l’altra quasi niente, ma entrambe possiedono fragilità che emergono progressivamente. È uno degli aspetti che potrebbe acquistare ancora più forza sullo schermo, perché il dialogo tra Fuyuko e Hijiri racconta qualcosa che va oltre l’amicizia: il modo in cui le donne osservano le vite altrui e spesso immaginano che gli altri abbiano trovato una formula che a loro manca.

La solitudine adulta senza romanticizzarla

Gli amanti della notte è anche un romanzo molto preciso sulla solitudine adulta. Non quella romantica dell’artista isolato, ma quella che può formarsi quando lavoro, abitudini e carattere riducono lentamente le occasioni di creare rapporti nuovi. Fuyuko non è sola perché nessuno la vuole. È sola perché il suo modo di stare al mondo ha reso sempre più difficile entrare davvero in contatto con qualcuno.

È forse questo l’elemento che rende oggi il romanzo ancora più attuale. Possiamo lavorare senza incontrare nessuno, comunicare senza parlare, ordinare ciò di cui abbiamo bisogno senza uscire di casa e costruire giornate perfettamente funzionanti nelle quali la presenza fisica degli altri diventa quasi opzionale. Kawakami non demonizza questa possibilità, ma mostra il punto in cui l’autonomia può trasformarsi in isolamento. Non perché tutti debbano vivere nello stesso modo, ma perché anche chi ama la solitudine può desiderare, a un certo punto, che qualcuno sappia che esiste.

Il primo adattamento cinematografico da un romanzo di Kawakami

Il film possiede inoltre un valore particolare nella carriera di Mieko Kawakami. Nonostante il successo internazionale di romanzi come Seni e uova, Heaven e Gli amanti della notte, fino a oggi le sue opere non avevano avuto un adattamento cinematografico di questa portata. L’arrivo a Cannes segna quindi un passaggio importante per una scrittrice che negli ultimi anni è diventata una delle voci giapponesi contemporanee più lette anche fuori dal Giappone.

E forse non è casuale che il primo film parta proprio da Fuyuko. Gli amanti della notte è un romanzo che vive di silenzi, gesti minimi, corpi che condividono uno spazio senza sapere come avvicinarsi e luci osservate da lontano. Sono tutti elementi che possono diventare fortemente cinematografici senza bisogno di spettacolarizzare la storia.

Dal libro allo schermo: quando arriverà il film

All the Lovers in the Night ha avuto la sua première mondiale il 17 maggio 2026 al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard. La produzione è giapponese e il film è già completato; al momento, però, non risulta ancora annunciata una data ufficiale per la distribuzione italiana, mentre l’uscita nelle sale giapponesi è prevista nel corso dell’autunno 2026. 

L’adattamento arriva quindi in un momento particolarmente interessante per la diffusione internazionale della narrativa di Kawakami. Ma il motivo per cui vale la pena seguirlo non sta soltanto nel nome della scrittrice o nel passaggio a Cannes. Sta nel tentativo di portare sullo schermo una storia che parla di qualcosa di molto difficile da rappresentare: il momento in cui una persona si accorge di essere rimasta troppo a lungo fuori dalla propria vita e prova, con enorme fatica, a rientrarvi.

Fuyuko guarda le luci perché per anni la luce è stata qualcosa che apparteneva al mondo esterno. Il vero viaggio di Gli amanti della notte comincia quando prova a capire se anche lei possa diventare parte di ciò che fino a quel momento si limitava a osservare.