Una frase di Leonardo Sciascia sulle insidie nascoste

Tra le numerose frasi che hanno reso memorabile A ciascuno il suo, uno dei romanzi brevi più celebri di Leonardo Sciascia, vi è questa osservazione tanto ironica quanto amara: «Sai come si dice? Tre c sono pericolose: cugini, cognati e compari. Le tresche più gravi si verificano quasi sempre nella parentela e nel comparatico». Leonardo…

Una frase di Leonardo Sciascia sulle insidie nascoste

Tra le numerose frasi che hanno reso memorabile A ciascuno il suo, uno dei romanzi brevi più celebri di Leonardo Sciascia, vi è questa osservazione tanto ironica quanto amara:

«Sai come si dice? Tre c sono pericolose: cugini, cognati e compari. Le tresche più gravi si verificano quasi sempre nella parentela e nel comparatico».

Leonardo Sciascia e “le tre c”

Dietro l’apparente leggerezza di questa battuta si nasconde una riflessione profonda sulla natura dei rapporti umani, sul potere, sulle relazioni sociali e sulle dinamiche che spesso caratterizzano le comunità chiuse. Come accade frequentemente nelle opere di Sciascia, una frase semplice e colloquiale diventa lo strumento per analizzare fenomeni complessi che riguardano non soltanto la Sicilia, ambiente privilegiato della sua narrativa, ma la società umana in generale.

Pubblicato nel 1966, A ciascuno il suo è uno dei romanzi più significativi dello scrittore siciliano. Attraverso una vicenda apparentemente poliziesca, Sciascia costruisce una penetrante indagine morale e sociale. Il protagonista, il professor Laurana, cerca di fare luce su un delitto che tutti sembrano voler dimenticare. Man mano che l’indagine procede, emergono intrecci di interessi, complicità e silenzi che rivelano il volto nascosto della comunità.

È in questo contesto che acquista significato la celebre frase sulle «tre c». Cugini, cognati e compari rappresentano infatti una rete di rapporti personali che può diventare più forte delle leggi, delle istituzioni e persino della verità.

La parola compari merita una particolare attenzione. Nella tradizione meridionale e siciliana il comparatico è un legame che nasce dal battesimo o da altri rapporti rituali. Il compare non è semplicemente un amico: diventa una figura quasi familiare, inserita in una rete di obblighi reciproci, favori e solidarietà.

Storicamente questi legami hanno svolto una funzione importante nelle comunità rurali. In contesti caratterizzati da povertà, isolamento e debolezza delle istituzioni, la famiglia allargata e il comparatico costituivano una forma di protezione sociale. Essi garantivano aiuto materiale, sostegno morale e sicurezza.

Tuttavia Sciascia osserva anche il lato oscuro di questi rapporti. Quando la fedeltà alla parentela o al gruppo prevale sul rispetto delle regole comuni, possono nascere favoritismi, complicità e forme di potere opaco. Le «tresche» di cui parla la citazione non sono necessariamente relazioni sentimentali clandestine; il termine assume un significato più ampio e indica intrecci nascosti, accordi segreti e manovre che si sviluppano all’interno di cerchie ristrette.

La forza della frase sta proprio nella sua capacità di cogliere un meccanismo universale. Gli esseri umani tendono naturalmente a fidarsi maggiormente di coloro che appartengono al proprio gruppo familiare o sociale. Questa inclinazione può essere positiva quando favorisce la solidarietà e il sostegno reciproco. Diventa però problematica quando si trasforma in una logica di esclusione o di privilegio.

Sciascia mette in guardia contro il rischio che i rapporti personali prevalgano sui principi di giustizia e imparzialità. Quando una decisione viene presa perché qualcuno è un cugino, un cognato o un compare, anziché per merito o per diritto, si crea una distorsione che danneggia l’intera comunità.

La riflessione dello scrittore siciliano si inserisce in un tema centrale della sua opera: il conflitto tra verità e appartenenza. Molti personaggi di Sciascia si trovano infatti di fronte a una scelta difficile. Da una parte vi è la fedeltà alla famiglia, agli amici o al gruppo sociale; dall’altra vi è la ricerca della verità e della giustizia.

Non sempre queste due esigenze coincidono. Anzi, spesso entrano in contrasto. È proprio in questi momenti che emergono le ambiguità e le fragilità della società.

La citazione contiene anche una sottile componente ironica. L’elenco delle «tre c» possiede il tono di un proverbio popolare, quasi di una massima tramandata dall’esperienza collettiva. Sciascia conosce bene la cultura siciliana e sa quanto siano diffuse queste forme di saggezza popolare. Tuttavia egli non si limita a registrarle: le utilizza per stimolare una riflessione critica.

L’ironia diventa così uno strumento per mettere in discussione comportamenti e mentalità radicati. Il lettore sorride di fronte alla formula delle «tre c», ma nello stesso tempo è portato a interrogarsi sul significato profondo di quelle parole.

È importante sottolineare che Sciascia non condanna la famiglia o l’amicizia. Al contrario, riconosce il valore dei legami affettivi e della solidarietà umana. Ciò che critica è l’uso distorto di questi rapporti quando vengono trasformati in strumenti di potere o di privilegio.

La sua analisi conserva una sorprendente attualità. Anche nelle società contemporanee il problema del favoritismo continua a esistere. Sebbene assumano forme diverse rispetto al passato, le reti di conoscenze personali influenzano spesso le opportunità lavorative, le carriere professionali e i processi decisionali.

Non si tratta necessariamente di fenomeni illegali. Talvolta basta una preferenza accordata a una persona conosciuta rispetto a un estraneo più qualificato. Tuttavia, quando queste pratiche diventano sistematiche, finiscono per minare la fiducia nelle istituzioni e nelle regole comuni.

La frase di Sciascia invita dunque a riflettere sul delicato equilibrio tra relazioni personali e responsabilità pubblica. Una società sana ha bisogno di entrambe: da un lato legami umani forti e autentici, dall’altro regole capaci di garantire equità e trasparenza.

Dal punto di vista letterario, la citazione rappresenta perfettamente lo stile dello scrittore siciliano. Sciascia possiede infatti una rara capacità di condensare idee complesse in formule semplici e memorabili. Le sue pagine sono ricche di osservazioni che assumono il valore di aforismi, ma che non perdono mai il loro radicamento nella realtà concreta.

L’efficacia della frase deriva anche dalla sua struttura linguistica. L’allitterazione della lettera «c» crea un effetto sonoro che facilita la memorizzazione e richiama immediatamente l’attenzione del lettore. Si tratta di un procedimento semplice ma estremamente efficace.

La celebre osservazione sulle «tre c» contenuta in A ciascuno il suo va ben oltre il contesto narrativo in cui è inserita. Attraverso i riferimenti a cugini, cognati e compari, Leonardo Sciascia affronta temi universali come il potere delle relazioni personali, il rischio del favoritismo, il conflitto tra appartenenza e giustizia e la complessità dei rapporti sociali. Con il suo consueto equilibrio tra ironia e rigore morale, lo scrittore ci invita a riflettere sui meccanismi che regolano la vita collettiva e sulle responsabilità individuali che derivano dalla convivenza civile. È una lezione che conserva ancora oggi tutta la sua forza e la sua attualità.