Ci sono poeti che scelgono la strada del simbolo, del labirinto analogico, della parola ermetica che si fa mistero. E poi c’è Umberto Saba. Il poeta di Trieste, l’uomo che ha fatto della “poesia onesta” una vera e propria ragione di vita, una terapia dello spirito, un modo per guardare in faccia il dolore del mondo senza mai volgere lo sguardo altrove. Saba non usa filtri barocchi; la sua è una parola nuda, quotidiana, capace di accarezzare le cose più umili – una capra dal viso semita, un vicolo affollato di Trieste, la malinconia di un pomeriggio qualunque – per rintracciarvi il battito universale dell’esistenza.
Esplorare le sue frasi e i suoi aforismi più celebri significa addentrarsi in un labirinto di straordinaria lucidità psicologica. Non dobbiamo dimenticare che Saba fu tra i primi intellettuali italiani a scoprire l’opera di Sigmund Freud e a sottoporsi a una terapia psicoanalitica con Edoardo Weiss. Questa chiave di lettura si riflette inevitabilmente in ogni suo verso e in ogni sua annotazione breve: la sua scrittura diventa uno scavo archeologico nell’inconscio, alla ricerca di quelle verità rimosse che condizionano la nostra felicità e il nostro eterno tormento.
Frasi di Umberto Saba che ci insegnano ad accettare la nosta vulnerabilità
Per comprendere l’universo intellettuale e artistico di Umberto Saba, è necessario ripartire dai suoi frammenti testuali più iconici, brevi fulmini di scrittura che racchiudono interi sistemi di pensiero.
1. Ai poeti resta da fare la poesia onesta.
da “Prose”
2. Ho parlato a una capra. Era sola sul prato, era legata. Sazia d’erba, bagnata dalla pioggia, belava. Quell’uguale belato era fraterno al mio dolore. Ed io risposi, prima per celia, poi perché il dolore è eterno, ha una voce e non varia.
da “La Capra”
3. Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore.
da “Trieste”
4. Il fanciullo che fui resta con me: io sono lui.
da “Scorciatoie e raccontini”
5. L’opera d’arte è sempre una confessione; l’artista è l’unico che non se ne accorga.
da “Scorciatoie e raccontini”
6. Tra l’uomo e la donna vi è una incompatibilità di temperamento elementare, che nessun amore, nessuna buona volontà, nessuna cultura può cancellare del tutto.
da “Scorciatoie e raccontini”
7. Guarda là quella vezzosa, guarda là quella smorfiosa. Si restringe nelle spalle, tiene il viso nello scialle. O qual mai castigo ha avuto? Nulla. Un bacio ha ricevuto.
8. Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.
9. La letteratura sta alla poesia come la menzogna alla verità.
10. Patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno fra di loro come la salute, la nevrosi e la pazzia.
11. Parlavo vivo a un popolo di morti. Morto alloro rifiuto e chiedo oblio.
Cosa ci spiegano e cosa ci insegnano queste frasi
Se analizziamo a fondo questi pensieri, ci rendiamo conto che rappresentano chiavi di lettura fondamentali per decifrare l’esistenza. Il celeberrimo aforisma sulla “poesia onesta” ci spiega l’essenza dell’etica sabiana e della letteratura autentica: essere onesti significa rifiutare l’artificio retorico fine a se stesso e non fingere passioni che non si provano. Questa frase ci impartisce una lezione di rigorosa onestà emotiva, ricordandoci che la vera bellezza e il vero valore di una persona – o di un’opera – nascono solo quando si ha il coraggio della propria vulnerabilità, smettendo di recitare un ruolo per accettare la propria fragile nudità.
Il commovente dialogo contenuto nei versi de “La Capra” ci spiega invece la natura profonda della sofferenza. Il belato dell’animale, solo e legato sotto la pioggia, diventa la voce stessa della sofferenza cosmica. Da questo Saba trae una lezione di straordinaria empatia universale: il dolore non conosce barriere di specie, di classe o di cultura; è una costante della vita che non varia. Invece di isolarci nel nostro egoismo, questa consapevolezza dovrebbe spingerci a riconoscere la nostra stessa pena negli occhi dell’altro, trasformando la solitudine individuale in un sentimento di calda, intima e condivisa fratellanza con tutti gli esseri viventi.
La celebre definizione di Trieste e della sua “scontrosa grazia” ci spiega come lo spazio circostante sia sempre uno specchio dell’anima. Nel dipingere la città come un ragazzaccio aspro ma dagli occhi azzurri, Saba ci insegna ad accettare i contrasti e le contraddizioni insanabili della realtà e di noi stessi. La vita, proprio come Trieste, è un insieme inscindibile di asprezza e dolcezza, di spigoli e slanci d’amore.
A queste si aggiungono le sue folgoranti riflessioni di stampo prettamente psicologico. Quando Saba scrive che “il fanciullo che fui resta con me”, ci spiega il legame indissolubile con il nostro passato: l’infanzia, con i suoi traumi, le sue privazioni e le sue meraviglie (Saba visse una dolorosa scissione tra la madre ebrea e la nutrice Peppa), non scompare, ma modella permanentemente l’adulto. Ci insegna l’importanza della memoria e della riconciliazione con le nostre origini.
Leggendo poi che “l’opera d’arte è sempre una confessione”, il poeta ci svela che la creatività è un atto involontario di messa a nudo dell’inconscio; ci insegna che non possiamo nasconderci per sempre e che i nostri desideri o timori più profondi troveranno sempre una via d’uscita. Infine, la sua amara riflessione sull’incompatibilità elementare tra uomo e donna ci spiega la fatica intrinseca dei legami affettivi. Lungi dall’essere un invito al disimpegno, questa frase ci impartisce una lezione di realismo sentimentale: l’amore vero non consiste nell’illusione di una fusione perfetta e simmetrica, ma nella paziente accettazione della diversità radicale dell’altro, un mistero che va rispettato proprio nella sua incomprensibilità.
Tutte le lezioni di Saba ci invitano a praticare il valore terapeutico dell’accettazione: le nevrosi, le malinconie e i lati oscuri non vanno rimossi o nascosti sotto il tappeto delle apparenze fittizie, come spesso ci spinge a fare la cultura moderna della performance e dei social network, ma guardati in faccia. Saba ci insegna a riscoprire la poesia nascosta nel quotidiano, dimostrandoci che la verità si trova sempre nelle cose più semplici, purché si abbia il coraggio di guardarle con occhi puliti e cuore aperto.
