Michail Bulgakov è l’autore de “Il Maestro e Margherita“, uno dei vertici assoluti della letteratura mondiale. Pubblicato postumo tra il 1966 e il 1967, molto tempo dopo la morte dell’autore, questo capolavoro rappresenta un monumentale e spiccato attacco satirico all’immobilismo sovietico della sua epoca, ma anche un profondo trattato filosofico sulla natura umana e sul libero arbitrio.
Questo romanzo, che Eugenio Montale considerò “un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”, è stato profondamente influenzato dal Faust di Goethe, da cui Bulgakov trasse non solo l’epigrafe iniziale, ma anche l’ispirazione per le dinamiche cosmiche tra luce e ombra e il nome stesso della protagonista femminile (nella primissima stesura dell’opera, infatti, i personaggi si chiamavano Faust e Margherita).
Il romanzo si muove magicamente su più piani temporali e narrativi. In esso si fondono tre filoni: la visita del Diavolo (il misterioso professor Woland) nella Mosca razionalista e atea degli anni Trenta, la disperata storia d’amore tra il Maestro e Margherita, e il “romanzo nel romanzo” che narra le ultime ore a Gerusalemme e il fatale incontro tra Ponzio Pilato e Yeshua Ha-Nozri (Gesù). Le tematiche trattate sono universali e travolgenti: l’amore, il tradimento, la curiosità, la redenzione, il coraggio morale e la libertà insopprimibile dell’arte.
10 frasi da “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov che raccontano l’amore, l’arte e la libertà
Insomma, si tratta di un romanzo imprescindibile, assolutamente da leggere e da amare. Ecco di seguito la raccolta dei suoi passaggi più iconici. Ecco 10 indimenticabili aforismi e frasi celebri tratte da Il Maestro e Margherita.
1. “Tra le altre cose, gli ho detto” raccontò l’arrestato “che qualsiasi potere rappresenta una forma di violenza sugli uomini, e che arriverà il giorno in cui non esisterà più né il potere dei cesari, né qualsiasi altra forma di potere. L’uomo entrerà nel regno della verità e della giustizia, dove non sarà più necessario alcun potere.”
2. L’amore ci si parò dinanzi come un assassino sbuca fuori in un vicolo, quasi uscisse dalla terra, e ci colpì subito entrambi. Così colpisce il fulmine, così colpisce un coltello a serramanico!
3. Seguimi lettore! Chi ha detto che non c’è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Gli taglino la lingua malefica a quel bugiardo! Seguimi lettore e io ti mostrerò un simile amore!
4. I manoscritti non bruciano.
5. Non chiedete mai niente! Mai niente, e soprattutto a coloro che sono più forti di voi. Saranno loro a offrirvelo e darvelo da soli.
6. Questo è un fatto. E i fatti sono la cosa più ostinata del mondo.
7. Tutto andrà a posto, il mondo è costruito su questo.
8. La lingua può nascondere la verità, ma gli occhi — mai! Vi fanno una domanda inaspettata, voi non sussultate nemmeno, in un secondo vi rendete conto di quale dev’essere la menzogna per salvarvi, e la pronunciate con voce ferma… ma la verità salta fuori dal fondo dell’anima come una scintilla nei vostri occhi, e siete scoperti.
9. La codardia, lo so di per certo, è uno dei vizi più terribili. – No, oso contraddirla: la codardia è il vizio più terribile.
10. L’insulto è la ricompensa abituale di un lavoro ben fatto.
Cosa ci insegnano le parole di Bulgakov
Se ci fermiamo a riflettere su questi dieci luminosi frammenti, ci rendiamo conto che “Il Maestro e Margherita” è molto più di una narrazione fantastica o di una satira letteraria: è un vero e proprio manuale di sopravvivenza per lo spirito. Cosa ci insegnano, dunque, le frasi immortali di Michail Bulgakov?
In primo luogo, ci offrono una lezione incancellabile sulla libertà interiore. In un mondo storicamente dominato da burocrazie spietate, conformismo e regimi oppressivi (un discorso sempre attuale in ogni epoca), il monito pronunciato da Woland “i manoscritti non bruciano” ci ricorda che la verità, le idee e l’arte autentica sono immortali. Possono essere osteggiate, nascoste o bandite temporaneamente, ma non possono mai essere cancellate definitivamente dalla censura materiale.
Accanto a questo, Bulgakov ci insegna l’importanza capitale della dignità individuale: ci intima di non implorare mai favori o mendicare compassione dai potenti, ma di restare fieri e padroni della nostra identità (“non chiedete mai niente a chi è più forte di voi”).
Inoltre, queste frasi ci ammoniscono riguardo al peso gravoso delle nostre scelte morali, individuando nella codardia il “vizio più terribile”. Bulgakov ci svela che è proprio dalla paura del giudizio altrui, dall’ignavia e dal timore per la propria posizione sociale che derivano le più grandi ingiustizie umane; un concetto incarnato alla perfezione dal millenario dramma di Ponzio Pilato, che condanna un innocente al patibolo pur sapendolo tale, solo per codardia politica. L’invito è quello di avere il coraggio di sostenere le proprie verità, a qualunque costo.
Infine, questo romanzo si rivela una sublime e disarmante educazione ai sentimenti. Ci insegna che l’amore vero e devoto non solo esiste, ma ha una forza dirompente: colpisce all’improvviso, travolge ogni argine razionale e possiede il potere salvifico di strapparci dalle tenebre. Che sia sfidando a viso aperto il diavolo, partecipando a un sabba infernale o accettando l’esilio eterno, per Margherita l’amore diventa l’unica vera forma di redenzione.
Attraverso le sue massime, Bulgakov ci invita ad abbandonare le nostre certezze aride per guardare oltre la superficie grigia delle cose, accettando che la luce e l’ombra siano facce della stessa medaglia, necessarie entrambe per dare spessore al mondo. E ci conforta con una speranza altissima: nonostante le brutture e le ingiustizie repentine, l’universo è costruito su un imperscrutabile, meraviglioso equilibrio in cui, alla fine della fiera, “tutto andrà a posto”.

Condividi questo articolo