Eduardo de Filippo è riconosciuto universalmente come uno dei massimi esponenti della cultura italiana del Novecento. È stato uno straordinario autore di numerosi drammi teatrali, opere che lui stesso ha magistralmente diretto e interpretato.
La potenza del suo teatro ha varcato i confini nazionali: molti dei suoi lavori, infatti, sono stati tradotti e portati all’estero con enorme successo. Il suo immenso valore artistico e culturale gli è valso la candidatura al prestigioso Premio Nobel per la Letteratura e la nomina, in virtù dei suoi indiscutibili meriti, a Senatore a Vita da parte dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Una vita per il teatro
Grande commediografo nato a Napoli da Luisa De Filippo e dal celebre Eduardo Scarpetta, Eduardo debuttò in teatro a soli quattro anni. Dopo aver abbandonato prematuramente gli studi, a quattordici anni entrò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta: qui svolse ogni mansione dietro le quinte prima di imporsi come comico primario nel 1920, anno in cui pubblicò il suo primo atto unico, “Farmacia di turno”.
La sua dedizione fu tale che recitò persino durante il servizio militare, per poi esordire alla regia con la compagnia di Francesco Corbinci e scrivere “Uomo e galantuomo” nel 1922. Dopo una parentesi in cui sposò l’americana Doroty Pennington e firmò “Sik Sik l’artefice magico” (1929), il 1931 segnò la svolta decisiva: insieme ai fratelli Titina e Peppino fondò la compagnia del Teatro Umoristico.
Debuttando con lo storico capolavoro “Natale in casa Cupiello”, guidò la compagnia con enorme successo fino al 1944, consacrandosi come icona indiscussa di Napoli fino alla sua scomparsa a Roma, lasciando infine la sua immensa eredità artistica nelle mani del figlio Luca.
Eduardo De Filippo, le frasi che ci insegnano ad abbracciare con coraggio ed ironia le nostre imperfezioni
Gli aforismi di Eduardo riflettono in modo unico la sua geniale comprensione dell’essere umano e dell’arte della rappresentazione. Scopriamole di seguito.
1. E’ stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! e l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato.
2. Sono religioso a modo mio. Io so che mi trovo qui per una ragione, e questo è già sufficiente. Se non mi è stato spiegato perché sono venuto, vuol dire che non lo devo sapere.
3. L’uomo non è cattivo, ha solo paura di essere buono.
4. Se un’idea non ha significato e utilità sociale non m’interessa lavorarci sopra.
5. Quando è buon tempo ognuno è marinaio e si vorrebbe mettere al timone. Col mare in calma tutti sono capaci di portare un vapore a passeggiare.
6. Quand’ero piccolo amavo i vecchi, poi a un’età giovanile, non so, frequentavo i vecchi e non i giovani. Perché dai vecchi io apprendevo la saggezza, apprendevo e stavo a sentire quello che mi dicevano. E in quell’epoca i vecchi erano più altruisti. Mi ricordo un particolare: non vedevo l’ora di diventare vecchio.
7. Voglio dire che tutto ha inizio, sempre da uno stimolo emotivo: reazione a una ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi.
8. I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili.
9. Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.
10. La vita è dura e nessuno t’aiuta. O meglio, c’è chi ti aiuta ma una volta sola per poter dire ‘t’ho aiutato’!
11. Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male.
12. Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due cose.
13. Io mi riallaccio a quello che ha detto un mio collega francese: “Il teatro si fa, non si discute”. E così ho fatto.
14. Con la tecnica non si fa il teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia.
15. Ogni minuto muore un imbecille e ne nascono due.
16. Si ‘a guerra se perde l’ha perduta ‘o popolo; e si se vence, l’hanno vinciuta ‘e prufessure.
17. C’è un’altra cosa che non dice bugie: ‘a morte.
18. Sulla scena so esattamente come muovermi. Nella vita sono uno sfollato.
Cosa ci insegnano queste frasi
Leggere e rileggere gli aforismi di Eduardo De Filippo rappresenta un esercizio filosofico che ci interroga direttamente nel presente. Cosa ci insegnano queste frasi oggi?
Ci insegnano, innanzitutto, a diffidare delle apparenze e a smascherare le convenzioni sociali. Attraverso le sue parole, Eduardo ci fa capire che la linea che separa la vita vera dalla finzione scenica è incredibilmente sottile. Quando sostiene che noi, nella vita reale, “recitiamo male”, ci sta insegnando ad accorgerci delle maschere che indossiamo ogni giorno per compiacere gli altri o per nascondere le nostre fragilità.
Queste frasi ci insegnano la profonda vulnerabilità della condizione umana. Quando afferma che l’uomo ha solo “paura di essere buono”, ci sta impartendo una lezione di enorme empatia: dietro l’egoismo, la freddezza o la cattiveria si nasconde spesso soltanto una forma di autodifesa nei confronti di una realtà complessa e spietata. Allo stesso modo, le riflessioni sull’opportunismo (“chi ti aiuta ma una volta sola”) ci insegnano a valutare le relazioni vere e a diffidare dalla carità fatta unicamente per vanità ed ego.
Infine, la frase magistrale sui “fantasmi” che siamo noi, ci insegna ad assumerci le responsabilità delle nostre ombre. Eduardo ci dimostra che i veri demoni non si annidano nel soprannaturale, ma in una società che spinge le persone a essere ambigue e lacerate. Le sue parole ci insegnano, dunque, ad abbracciare con coraggio ed ironia le nostre imperfezioni, ad avere la fantasia per andare oltre la pura tecnica esistenziale, e a trovare sempre la forza di emozionarci in modo sincero, facendoci battere il cuore senza mai perdere la nostra umanità.

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