Tre motivi per visitare la mostra di Ghirri e Celati a Bologna (e riscoprire la poesia del quotidiano)

Attraverso 81 fotografie inedite di Luigi Ghirri e i filmati di Gianni Celati, la mostra svela un sodalizio artistico straordinario in cui fotografia, letteratura e cinema dialogano alla pari. Un invito a rallentare e riscoprire la bellezza poetica dei paesaggi ordinari della Pianura Padana e del Delta del Po.

Tre motivi per visitare la mostra di Ghirri e Celati a Bologna (e riscoprire la poesia del quotidiano)

La mostra “Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce” al Mambo di Bologna, curata da Lorenzo Balboi e Giulio Pezzoli, fino al 4 ottobre 2026 esplora il sodalizio artistico tra Ghirri e Gianni Celati, mettendo in dialogo fotografia, cinema e letteratura.

Il fulcro dell’esposizione è la serie “Blu infinito”, composta da 81 fotografie realizzate da Ghirri tra il 1989 e il 1991 durante i sopralluoghi e le riprese del film Strada provinciale delle anime. Il percorso comprende anche tre film di Celati e materiali che documentano la loro collaborazione.

Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce: un’occasione per riscoprire il Delta del Po

Il sodalizio tra Luigi Ghirri e Gianni Celati rappresenta uno degli incontri più significativi della cultura italiana degli anni Ottanta. Più che una semplice collaborazione tra un fotografo e uno scrittore, fu un dialogo profondo fondato su un modo comune di osservare il mondo.

I due si conobbero nel 1981 in occasione del progetto Viaggio in Italia e scoprirono di condividere lo stesso interesse per i paesaggi ordinari, le periferie, la pianura padana e quei luoghi apparentemente anonimi che, se osservati con attenzione, rivelano una straordinaria ricchezza poetica.

Durante i loro viaggi, Ghirri fotografava mentre Celati prendeva appunti e trasformava l’esperienza del cammino in racconto. Da questo dialogo nacque “Verso la foce. Reportage per un amico fotografo”, poi confluito nell’omonimo libro, una delle opere più importanti dello scrittore.

Entrambi rifiutavano l’idea del paesaggio come immagine spettacolare o cartolina turistica: cercavano invece una visione lenta, silenziosa e contemplativa, capace di cogliere la bellezza nascosta della quotidianità. La loro collaborazione proseguì negli anni successivi con diversi progetti dedicati al territorio emiliano e raggiunse uno dei suoi momenti più intensi tra il 1989 e il 1991, durante la realizzazione del film “Strada provinciale delle anime” di Celati. La Strada Provinciale delle Anime esiste davvero: è una strada della zona di Delta del Po, nel territorio di Argenta (provincia di Ferrara) parte da Portomaggiore per arrivare verso il Mare Adriatico.

Nel film, Celati percorre quella strada e il paesaggio della bassa ferrarese e del Delta del Po insieme a un gruppo di amici e collaboratori, tra cui il fotografo Luigi Ghirri. Il viaggio diventa una riflessione sul paesaggio, sulla memoria e sul modo in cui osserviamo i luoghi. Il film racconta un viaggio senza una meta apparente, seguendo le strade della Bassa ferrarese che vanno verso il Delta del Po, ispirato da uno dei libri del Celati scrittore, “Verso la foce”, pubblicato nel 1988, pochi anni prima.

Insieme al grande fotografo e amico Luigi Ghirri, Celati raduna un po’ di parenti, amici e conoscenti, una trentina di persone, e li carica su una corriera azzurra, ripercorrendo con loro i luoghi attraversati durante i sopralluoghi dell’inverno precedente Al centro del film il paesaggio, colto in mille forme diverse: dal bellissimo paesaggio delle valli di Comacchio e della foce del grande fiume alle case scrostate e spesso abbandonate fino agli argini e ai bar di provincia.

Perché visitare la mostra: la connessione tra fotografia e narrazione

Il rapporto tra Ghirri e Celati non si basava sull’illustrazione reciproca delle rispettive opere: le fotografie non spiegano i testi e i testi non descrivono le fotografie. Piuttosto, entrambi esprimono lo stesso sguardo sul paesaggio e sulla realtà, invitando a osservare con lentezza, attenzione e meraviglia ciò che spesso passa inosservato. È proprio questa sintonia di intenti a rendere il loro sodalizio uno degli esempi più originali e fecondi dell’incontro tra fotografia, letteratura e cinema nella cultura italiana contemporanea.

La mostra suggerisce che il loro rapporto non consisteva nell’illustrare il lavoro dell’altro: fotografia e scrittura procedevano parallelamente, dialogando. Le fotografie di Ghirri non “spiegano” i testi di Celati, e i testi di Celati non descrivono le fotografie; entrambi cercano di far emergere la stessa esperienza di attenzione, lentezza e meraviglia davanti ai luoghi più comuni.

Foto copertina: Luigi Ghirri, dalla serie Blu infinito, 1991. Stampa coeva Arrigo Ghi. Collezioni private in deposito presso MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin, Gradara / Rete Museale Marche Nord