Perché la mostra di Picabia a Milano è l’evento d’arte da non perdere

A Palazzo Reale a Milano, la mostra su Francis Picabia esplora la notte, la libertà creativa e la continua metamorfosi di un maestro dell’avanguardia.

Perché la mostra di Picabia a Milano è l'evento d'arte da non perdere

Curata dalla scrittrice francese Anne Berest, pronipote dell’artista, la mostra Aprire le porte della notte a Palazzo Reale a Milano fino al 24 gennaio 2027 è pensata come un viaggio emozionale nell’universo di Francis Picabia, uno degli artisti più originali, imprevedibili e anticonformisti del Novecento, con la notte come filo conduttore.

Un tempo parallelo, per lui, in cui vivere più intensamente, come ha spiegato la curatrice: “Vivere il doppio, vivere di giorno e di notte”. Dal crepuscolo all’alba, attraverso 11 sezioni si scoprono i temi e le diverse fasi della sua opera, tra dipinti, disegni, fotografie e documenti, inclusi i 13 Album neri, conservati alla Bibliothèque littéraire Jacques-Doucet di Parigi: celebri opere-archivio realizzate tra il 1919 e il 1927, che raccolgono lettere, fotografie, ritagli di giornale e tracce delle molteplici attività dell’artista.

Perché visitare questa mostra

La retrospettiva milanese offre un’occasione importante per riscoprire un artista che spesso viene raccontato attraverso singole fasi della sua produzione, soprattutto quella dadaista. In realtà Picabia è molto più di un protagonista del Dadaismo: è un uomo che ha fatto dell’instabilità, della curiosità e della provocazione il centro della propria esistenza artistica.

La sua opera mette continuamente in discussione le convenzioni, rifiuta le etichette e dimostra che l’arte non deve necessariamente seguire una direzione unica. Visitare questa esposizione significa dunque attraversare oltre mezzo secolo di storia artistica europea, osservando come un artista possa reinventarsi continuamente senza perdere la propria identità.

La libertà di Francis Picabia

Picabia è stato un protagonista inquieto delle avanguardie storiche. La sua vicenda artistica attraversa numerosi movimenti senza mai fermarsi definitivamente in nessuno di essi. Dall’Impressionismo passa al Fauvismo, al Cubismo, all’astrazione e al Dadaismo. Ogni linguaggio diventa per lui uno strumento da sperimentare, trasformare e, quando necessario, abbandonare.

Amico e interlocutore di Marcel Duchamp, Pablo Picasso e Gertrude Stein, Picabia partecipa attivamente alla rivoluzione culturale che investe l’Europa e gli Stati Uniti nei primi decenni del Novecento. La sua arte è caratterizzata da una straordinaria libertà: può essere astratta, figurativa, ironica, provocatoria, meccanica oppure profondamente sensuale. Non cerca uno stile definitivo, ma considera il cambiamento una condizione essenziale della creazione.

Il significato della notte

Il titolo della mostra, Aprire le porte della notte, suggerisce la particolare chiave interpretativa scelta dalla curatrice. La notte non rappresenta soltanto un momento della giornata, ma diventa una metafora dell’esistenza: è il territorio del desiderio, dell’amore, della musica, della danza, della malinconia e della libertà creativa. Il percorso espositivo non segue una semplice successione cronologica.

Il visitatore viene accompagnato in una sorta di notte ideale trascorsa insieme all’artista, attraversando differenti momenti della sua vita e della sua ricerca. Le sale affrontano temi fondamentali come le origini spagnole di Picabia, il rapporto con la danza, la passione per la musica, le esperienze della guerra e la continua ricerca di nuove forme espressive. Uno degli aspetti più affascinanti dell’esposizione è la possibilità di osservare le diverse metamorfosi della pittura di Picabia.

Tra le opere presentate figurano lavori importanti come Salicis, Balance, Femmes au bull-dog e Mardi gras (Le Baiser), quest’ultimo realizzato intorno al 1924-1925. Particolarmente significativa è la presenza delle cosiddette Trasparenze, composizioni nelle quali immagini, volti e figure si sovrappongono creando una complessa rete di riferimenti visivi. Sono opere che sembrano anticipare alcune ricerche artistiche successive, mettendo in discussione l’idea tradizionale di spazio pittorico.

Un altro nucleo importante è costituito dagli Albums noirs: tredici album che raccolgono fotografie, ritagli di giornale, lettere, disegni, appunti e documenti personali. Sono testimonianze preziose per comprendere non soltanto l’artista, ma anche l’ambiente culturale e intellettuale nel quale si muoveva. La mostra presenta inoltre una particolare rarità: Sans titre del 1898, considerata la prima opera conosciuta di Picabia, esposta pubblicamente soltanto una volta prima di questa occasione, a Torino nel 1974.