Da Caravaggio a Picasso: come un borgo di 350 abitanti diventa capitale dell’arte internazionale

Il piccolo borgo di Illegio torna a stupire con la mostra “Il dialogo”: da Caravaggio a Chagall, i capolavori dell’arte celebrano la bellezza e l’incontro nel cuore della Carnia.

Da Caravaggio a Picasso come un borgo di 350 abitanti diventa capitale dell'arte internazionale

Caravaggio, Picasso, Chagall e tanti altri artisti tutti insieme in un luogo che non ti aspetti. Illegio, piccolo scrigno d’arte, è un borgo montano non lontano da Tolmezzo, una splendida gemma incastonata tra i monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia. Giungere in questo antico borgo significa entrare in un tranquillo e remoto frammento di mondo lontano dal frastuono dell’Occidente, trovando una dimensione di tranquillità in cui dal 2004 si possono visitare mostre straordinarie focalizzate su un tema.

Quello di quest’anno è “Il dialogo” e la mostra vede esposte una cinquantina di opere in un viaggio nella bellezza lungo duemilacinquecento anni, che parte dal V secolo a.C. – con il prestito di un importante vaso greco a figure rosse – e giunge fino alla metà del Novecento.

In programma alla Casa delle Esposizioni dall’11 giugno all’8 novembre 2026, sarà la ventiduesima mostra ospitata da questo piccolo borgo sopra Tolmezzo, dove dal 2004 a oggi sono arrivate oltre 1.500 opere da musei e collezioni di tutto il mondo, attirando più di 750.000 visitatori.

Da Caravaggio a Chagall: capolavori imperdibili

L’allestimento si compone di tele e sculture – ben 14 opere provengono da collezioni private, finora mai accessibili al pubblico – accomunate dalla straordinaria qualità realizzativa. Basti citare i nomi di vertice: c’è Caravaggio, con una delle versioni de “L’incredulità di Tommaso” e con il “Sant’Agostino in meditazione”, dipinto di recente riscoperta, e c’è il fiammingo Mathias Stom, maestro della luce e della penombra: il suo talento si può cogliere in quattro creazioni.

Compaiono poi Giambattista Tiepolo (“Rebecca al pozzo con Eliezer”), Pietro Longhi, che immerge l’osservatore nella dimensione della Venezia settecentesca, tra vizi e virtù, e Francesco Hayez, punto di riferimento risorgimentale: suoi un “Ecce homo” e una grande scena storica dei tempi del Barbarossa, intrisa di richiami alla brama di libertà del popolo italico.

Un altro sguardo sul Risorgimento, antiretorico e carico di umanità, è quello di Giovanni Fattori (“La lettera al campo”), mentre Giuseppe De Nittis documenta il clima della Belle Époque ne “Il pranzo del vescovo”. Illegio accoglie anche un intenso “Arlecchino” di Pablo Picasso, con echi di classicismo, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, in una sequenza di capolavori dell’arte internazionale – Guercino, Tiepolo, Marc Chagall e così avanti, partendo dalle radici della cultura occidentale, con una ceramica a figure rosse risalente al IV secolo a.C. – che animano undici sale.

Il tema dell’esposizione, un viaggio tra il bello e i sentimenti, è la necessità del dialogo – a ogni livello, fra tutte le genti -, le difficoltà e i mali dei quali soffre, gli effetti benefici che ne scaturiscono in qualsiasi ambito, arte inclusa. La scelta non è stata casuale. “Il dialogo – ha ricordato don Geretti, organizzatore della rassegna – è un’esigenza di metodo, è l’esperienza grazie alla quale l’individuo diventa propriamente persona in relazione all’altro ed è la via privilegiata di approssimazione al vero”.

Il cammino della cultura d’Occidente ha messo in evidenza il principio dialogico dell’esistenza umana, individuando nella comunicazione, nel contatto, la relazione di conoscenza e la condizione per il manifestarsi della persona e della verità. Un tema affascinante e complesso, scelto da Illegio anzitutto perché di grande attualità nello scenario contemporaneo, segnato da numerose crisi provocate dalla carenza di dialogo tra persone, tra popoli, tra istituzioni e sistemi.

Il merito di don Alessio: aver reso famoso nel mondo un paesino di 350 abitanti

La nota curiosa che riguarda Illegio è che fino al 2004 qui arrivavano soltanto pochi turisti, alla ricerca di scorci panoramici tra storia, tradizione, arte e fede. Poi un bel giorno don Alessio Geretti, parroco illuminato e appassionato d’arte, ebbe la felice intuizione di organizzare e promuovere mostre ed esposizioni focalizzate su un unico tema con opere provenienti da collezioni private e musei nazionali e internazionali.

L’iniziativa piacque e suscitò talmente tanto l’interesse del pubblico, che in breve tempo il piccolo paesino della Carnia è salito agli onori della cronaca italiana e straniera ed è tuttora conosciuto e riconosciuto dalle istituzioni di governo e di cultura di tutta Europa, che hanno scoperto questo scrigno di bellezza, grazie alle mostre internazionali d’arte che vengono organizzate ogni anno.