Relegate in un quadro, celebrate a corte: la rivincita di Angelica ed Élisabeth in mostra a Napoli

Alle Gallerie d’Italia di Napoli, 70 opere celebrano Kauffmann e Vigée Le Brun: la straordinaria rivincita di due pioniere dell’arte europea del ‘700.

Relegate in un quadro, celebrate a corte la rivincita di Angelica ed Élisabeth in mostra a Napoli

Per la prima volta una mostra a Napoli, alle Gallerie d’Italia, celebra due protagoniste assolute della storia dell’arte europea tra Settecento e Ottocento: Angelica Kauffmann (1741-1807) ed Élisabeth Louise Vigée Le Brun (1755-1842). Intitolata Angelica ed Élisabeth. L’età delle donne pittrici , la rassegna riunisce settanta opere provenienti da musei e collezioni italiane e internazionali per raccontare la straordinaria avventura di due artiste diverse per formazione, sensibilità e linguaggio, ma accomunate dalla capacità di affermarsi ai vertici delle corti e delle istituzioni del loro tempo, scardinando barriere professionali un tempo invalicabili.

Due artiste straordinarie, diverse per formazione, sensibilità e linguaggio pittorico, ma accomunate da una vicenda umana e professionale che testimonia il ruolo sempre più significativo delle donne nella cultura artistica del loro tempo. Settanta opere provenienti da musei e collezioni italiane e straniere raccontano la loro straordinaria avventure in un’epoca in cui l’accesso delle donne alle istituzioni artistiche, alle accademie e alla formazione professionale era ancora fortemente limitato.

Kauffmann e Vigée Le Brun riuscirono a conquistare una posizione di assoluto prestigio, affermandosi presso le corti europee e ottenendo il riconoscimento di committenti, intellettuali e collezionisti. La loro storia non è soltanto quella di due talenti individuali, ma anche quella di una progressiva trasformazione del ruolo femminile nella società e nella cultura.

Angelica ed Élisabeth, artiste talentuose e protagoniste

Angelica Kauffmann, nata in Svizzera e attiva nei principali centri culturali d’Europa, fu tra le massime interpreti del Neoclassicismo. Dotata di una formazione poliedrica, maturata anche attraverso lo studio della musica, della letteratura e della storia antica, seppe elaborare un linguaggio pittorico raffinato, fondato sull’equilibrio compositivo, sulla grazia delle figure e sulla profondità narrativa delle scene mitologiche e storiche.

La sua eccezionale statura artistica la portò, nel 1768 a Londra, a essere tra i membri fondatori della prestigiosa Royal Academy. Eppure, proprio quell’incarico rivelò le contraddizioni del secolo: quando nel 1772 il pittore Johan Zoffany fu incaricato di immortalare gli accademici riuniti nella sala del modello vivente, a Kauffmann e alla collega Mary Moser fu vietato l’ingresso per ragioni di “pudore”, essendo la morale dell’epoca ostile alla presenza femminile di fronte a un nudo maschile.

La soluzione di Zoffany fu emblematica: dipinse Angelica non in carne e ossa tra i colleghi, ma confinata nel ritratto di un quadro appeso alla parete. Un paradosso visivo che racconta meglio di mille trattati cosa significasse essere ammesse tra i maestri, ma tenute simbolicamente a distanza.

Una sfida analoga all’esclusione segnò il percorso di Élisabeth Louise Vigée Le Brun a Parigi. Nata nel 1755, si impose come una delle più celebrate ritrattiste del continente, legando il proprio nome alla corte francese e in particolare a Maria Antonietta. Fu solo grazie all’intervento diretto e risoluto della sovrana che Élisabeth riuscì a essere ammessa all’Académie Royale de Peinture et de Sculpture, superando l’ostilità di chi voleva sbarrarle la strada a causa della professione di mercante d’arte del marito.

La sua pittura, contraddistinta dalla brillantezza cromatica, dalla naturalezza delle pose e da una rara introspezione psicologica, superò indenne i tumulti della Rivoluzione: costretta all’esilio, Vigée Le Brun continuò a lavorare trionfalmente nelle corti di mezza Europa, da Vienna a San Pietroburgo.

Gli autoritratti: come costruire un’immagine di sé

Un aspetto particolarmente significativo della mostra riguarda il tema dell’autoritratto. Entrambe le pittrici utilizzarono la propria immagine come strumento di affermazione professionale e intellettuale. Angelica rappresenta sé stessa come “Musa della pittura” pensosa e pudica, invece Élisabeth si ritrae, pennelli alla mano, nel fulgore della sua bellezza Rappresentarsi significava dichiarare la propria identità di artiste, rivendicare una dignità culturale e dimostrare la consapevolezza del proprio ruolo nella società. Le loro immagini non sono semplici testimonianze autobiografiche, ma vere e proprie dichiarazioni di autonomia e di appartenenza al mondo della cultura.

Il Settecento al femminile

La mostra invita dunque a rileggere la storia dell’arte del Settecento attraverso uno sguardo più ampio, capace di restituire visibilità a figure femminili che contribuirono in modo determinante alla definizione del gusto europeo. Le vicende di Kauffmann e Vigée Le Brun mostrano come il talento, la preparazione e la determinazione potessero superare, almeno in parte, le barriere imposte dalla società del tempo.

Angelica ed Élisabeth. L’età delle donne pittrici non è soltanto un omaggio a due grandi protagoniste della pittura europea, ma un’occasione per riflettere sulla storia delle donne, sulla conquista della libertà creativa e sul valore della memoria artistica. Attraverso le loro opere, emerge il ritratto di un’epoca in trasformazione, nella quale le donne iniziarono a conquistare uno spazio autonomo nella vita culturale, lasciando un’eredità che continua ancora oggi a parlare al nostro presente.