Nella corsa frenetica della contemporaneità, scandita dall’ansia di prestazione, dalla misurazione quantitativa del tempo e da un cinismo che troppo spesso scambiamo per maturità, la voce di Gianni Rodari possiede la forza disarmante di un manifesto di liberazione.
A lungo catalogato con frettolosa condiscendenza tra i soli autori per l’infanzia, il maestro di Omegna è stato a tutti gli effetti uno dei più acuti intellettuali civili del nostro Novecento: un pensatore che ha saputo smontare le ipocrisie sociali e il conformismo borghese usando come grimaldello l’ironia, la tenerezza e una pedagogia radicalmente democratica.
Nei suoi versi apparentemente leggeri e nelle sue prose surreali batte un cuore politico nel senso più nobile del termine, capace di indicare una via d’uscita dall’aridità emotiva che soffoca il nostro presente.
10 frasi di Gianni Rodari sull’arte di restare umani
Riscoprire le parole di Gianni Rodari può contribuire a ritrovare una bussola etica per orientarsi nelle tempeste quotidiane e riscoprire l’urgenza di restare autenticamente umani: un bisogno che oggi ancor di più risulta indispensabile.
1. Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.
Dall’opera teorica e pedagogica Grammatica della fantasia, 1973
2. Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: basta guardare la torre di Pisa.
Dal volume satirico ed educativo Il libro degli errori, 1964
3. Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?
Dall’avvertenza introduttiva di Il libro degli errori, 1964
4. È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.
Dalla lirica civile Lettera ai bambini / Le cose difficili, raccolta in Parole per giocare
5. Se ci diamo una mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno.
Dalla poesia Lo zampognaro, custodita nell’antologia Filastrocche in cielo e in terra, 1960
6. La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni.
Dalle pagine di riflessione educativa di Grammatica della fantasia, 1973
7. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare a conoscere il mondo.
Dal capitolo sull’utilità formativa del fantastico in Grammatica della fantasia, 1973
8. In cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio, pronto a rimettersi sempre in viaggio.
Dalla poesia Il cavaliere del coraggio, comparsa nelle raccolte per ragazzi e nelle pubblicazioni de Il giornale dei genitori
9. Se una società basata sul mito della produttività ha bisogno di uomini a metà — fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti — vuol dire che essa è fatta male e che bisogna cambiarla.
Dagli interventi e dalle lezioni metodologiche confluite in Grammatica della fantasia
10. Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare.
Dal testo in versi musicato da Sergio Endrigo e Luis Bacalov, confluito nel progetto editoriale e discografico Ci vuole un fiore, 1974.
Cosa ci insegnano: empatia, valore dell’errore e riscatto sociale
Questo mosaico di pensieri ci insegna anzitutto che restare umani coincide con il rifiuto sistematico dell’individualismo e della rassegnazione: l’esortazione ad aiutarsi e l’invito ad affrontare le “cose difficili” pongono la solidarietà militante e l’attenzione per le fragilità altrui come fondamento di una comunità degna di questo nome, dimostrando che l’emarginazione dell’altro non è un destino ineluttabile ma un fallimento etico da sovvertire con gesti concreti di cura.
Allo stesso tempo, Rodari ci consegna una lezione rivoluzionaria sul valore dell’errore e della leggerezza, invitandoci a scardinare il mito tossico del perfezionismo: lo sbaglio smette di essere una colpa da punire per diventare terreno fertile di sperimentazione, crescita e scoperta, ricordandoci che la nostra natura è intrinsecamente imperfetta e che la conoscenza autentica fiorisce nella gioia e nella curiosità, mai nella mortificazione o nel terrore.
Sul piano sociale e politico, la richiesta della parola per tutti sancisce che la cultura non deve essere un privilegio ornamentale per pochi eletti, ma uno scudo democratico irrinunciabile affinché ogni individuo abbia gli strumenti lessicali e concettuali per difendere la propria dignità ed evitare qualsiasi subordinazione.
Inoltre, la sua critica sferzante al mito della mera produttività ci mette in guardia contro il pericolo di trasformarci in ingranaggi docili di una macchina alienante, rivendicando il diritto alla pienezza emotiva e all’audacia morale del cavaliere interiore che continua a viaggiare senza cedere al disincanto.
Infine, elevare la fantasia e la fiaba a chiavi per esplorare la realtà ci insegna che l’immaginazione non è una futile fuga dal mondo, ma una lucida postura conoscitiva: saper guardare le cose comuni con stupore e ipotizzare finali alternativi è l’unico antidoto contro l’assuefazione al presente, l’atto con cui restituiamo a noi stessi la facoltà di sognare un avvenire più giusto.
Rileggere Rodari oggi equivale a compiere un atto di disobbedienza all’indifferenza e alla rigidità mentale. La sua non è una consolazione ingenua, ma una chiamata alla responsabilità: fare della gentilezza un’arma affilata, non vergognarsi dei propri inciampi e restituire centralità alla cooperazione sono i cardini di una grammatica civile senza la quale ogni progresso resta soltanto un’illusione meccanica priva di anima.
Coltivare l’immaginazione significa proteggere il nostro spazio interiore più puro, quel terreno comune in cui ciascuno può riconoscere nell’altro non un rivale, ma un compagno di viaggio con cui dividere il pane della speranza.

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