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“Mammina”, dal libro di Josh Malerman al film: quando la paura entra in famiglia

Il romanzo “L’altra mamma” di Josh Malerman arriva al cinema con “Mammina”, l’horror diretto da Rob Savage con Jessica Chastain. Una storia che trasforma le paure dell’infanzia in un interrogativo sulla fiducia, sui segreti degli adulti e sul bisogno di sentirsi protetti.

“Mammina”, dal libro di Josh Malerman al film: quando la paura entra in famiglia

L’armadio sembra muoversi, una sagoma prende forma nella stanza, il silenzio diventa una presenza. Per un bambino, però, la possibilità di chiamare un genitore dovrebbe bastare a ristabilire l’ordine: qualcuno arriva, controlla, rassicura. “L’altra mamma” di Josh Malerman mette in discussione proprio questa certezza, immaginando una presenza che si introduce nella vita di una bambina e prende in prestito il nome della persona da cui ci si aspetta protezione.

Da questo romanzo nasce “Mammina”, titolo italiano di Other Mommy, nelle sale italiane dall’8 ottobre 2026 con Universal Pictures. Il film, diretto da Rob Savage, porta sullo schermo una storia in cui il pericolo soprannaturale si intreccia alle fragilità della famiglia. Al centro c’è Jessica Chastain, chiamata a interpretare tanto la madre della protagonista quanto la manifestazione dell’entità che la perseguita. 

Il passaggio dal libro al cinema offre così l’occasione per esplorare un’idea particolarmente inquietante: che cosa succede quando il linguaggio dell’affetto viene utilizzato per avvicinarci a qualcosa che vuole impossessarsi di noi?

“L’altra mamma”, il romanzo da cui nasce “Mammina”

Il libro di Josh Malerman è pubblicato in Italia da Giunti Editore, che lo ha portato in libreria il 1° aprile 2026 in un’edizione di 432 pagine. Il titolo originale è Incidents Around the House: una formulazione che richiama piccoli avvenimenti domestici, quasi episodi da raccontare a fine giornata, ma che nella storia assumono un significato sempre più minaccioso. 

Malerman, autore anche di Bird Box, costruisce il racconto attorno a Bela, una bambina di otto anni. Il suo universo è formato da poche persone fondamentali: la mamma, il papà e la nonna Ruth. Sono i legami attraverso cui conosce il mondo e distingue ciò che è sicuro da ciò che può farle male. Poi, nella sua quotidianità, compare qualcuno che lei chiama “l’altra mamma”.

Bela e la presenza che esce dall’armadio

La creatura si manifesta dopo la buonanotte, uscendo dall’armadio. Parla con Bela, le tiene compagnia e talvolta fluttua sopra di lei. Questa vicinanza, inizialmente simile a un rapporto di amicizia, diventa progressivamente una pressione. L’entità continua a rivolgerle una domanda: «Posso entrare nel tuo cuore?».

Con il crescere della sua insistenza, Bela comprende che un rifiuto potrebbe mettere in pericolo i suoi familiari. Gli incidenti si moltiplicano, la minaccia supera i confini della camera e la bambina scopre che anche i genitori custodiscono segreti. Il bisogno di chiedere aiuto si scontra così con la difficoltà di capire quanto siano affidabili gli adulti. 

È una premessa che rende immediatamente riconoscibile il terreno emotivo della storia. L’armadio appartiene all’immaginario delle paure infantili, mentre la domanda della creatura utilizza parole associate alla tenerezza. Il disagio nasce dall’incontro fra queste due dimensioni: una presenza spaventosa si presenta attraverso un linguaggio che dovrebbe rassicurare.

Dal libro allo schermo: Jessica Chastain nel doppio ruolo di madre e minaccia

L’adattamento cinematografico è diretto da Rob Savage, già regista di Host e The Boogeyman, e sceneggiato da Nathan Elston. Il film nasce nell’ambito di Blumhouse Atomic Monster, con James Wan produttore; Josh Malerman figura fra i produttori esecutivi. La presenza dell’autore nei crediti costituisce un collegamento fra il progetto cinematografico e la sua origine letteraria, senza permettere, da sola, di misurare la fedeltà dell’adattamento. 

La scelta centrale del cast riguarda Jessica Chastain, interprete sia della madre di Bela sia dell’“altra mamma”. Arabella Olivia Clark interpreta la bambina e Jay Duplass suo padre. Nel cast compaiono anche Karen Allen, Dichen Lachman e Arian Moayed. 

Un volto familiare può diventare inquietante

Il doppio ruolo di Chastain rende visibile un’ambiguità già contenuta nel nome della creatura. “Mamma” è una parola che un bambino associa alla vicinanza, alla cura, alla possibilità di essere consolato. Affiancarle l’aggettivo “altra” introduce una sostituzione: qualcuno tenta di occupare un posto che possiede già un significato affettivo preciso.

Sul piano interpretativo, questa scelta richiama il perturbante, ossia l’inquietudine che proviamo quando qualcosa di familiare diventa estraneo. Un viso conosciuto dovrebbe aiutarci a orientarci; se appartiene anche alla minaccia, il riconoscimento perde la sua funzione rassicurante.

L’interesse dell’adattamento sta anche in questa possibilità del cinema: dare una presenza concreta al cortocircuito fra familiarità e paura. Il volto dell’attrice diventa il punto in cui due significati opposti della relazione materna possono incontrarsi.

La domanda che trasforma l’affetto in ricatto

“Posso entrare nel tuo cuore?” è il centro simbolico della vicenda. Nell’uso quotidiano, entrare nel cuore di qualcuno significa essere amati, trovare uno spazio nella sua vita. Qui la stessa espressione accompagna una richiesta invasiva, ripetuta finché la bambina avverte il rischio di conseguenze per le persone a cui vuole bene.

Una possibile lettura della storia riguarda proprio la differenza fra il desiderio di vicinanza e la pretesa di possedere l’altro. La creatura chiede il permesso, ma l’insistenza e la minaccia compromettono la libertà della risposta. Bela viene caricata di una responsabilità sproporzionata: decidere per sé mentre teme di dover salvare la propria famiglia.

Una bambina davanti a una responsabilità troppo grande

Questo conflitto dà alla premessa horror una dimensione emotiva concreta. Chi cresce dipende dagli adulti per interpretare ciò che accade e trovare protezione. Se è il bambino a dover prendere una decisione da cui sembra dipendere la sicurezza di tutti, quell’equilibrio si rovescia.

Il soprannaturale permette di rappresentare tale pressione in una forma estrema. La richiesta della presenza diventa un’immagine del peso che può gravare su chi si sente responsabile della felicità o della sopravvivenza degli altri. È una chiave di lettura che nasce dal conflitto della storia e aiuta a comprenderne l’inquietudine anche oltre il meccanismo della paura.

La casa e i segreti degli adulti

Nella presentazione originale del romanzo, Penguin Random House collega esplicitamente il pericolo dell’entità alle crepe nel matrimonio dei genitori. La famiglia è il rifugio di Bela, ma le tensioni fra gli adulti rendono quel rifugio meno stabile. 

La casa diventa così un luogo attraversato da due forme di incertezza: la presenza che la bambina teme e le dinamiche familiari che fatica a comprendere. Il lettore può riconoscere in questo intreccio una caratteristica dell’infanzia: accorgersi che qualcosa non funziona senza possedere ancora gli strumenti per darle un nome.

Quando proteggere significa anche ascoltare

Da questa prospettiva, il racconto invita a riflettere sul valore dell’ascolto. Per una bambina spaventata, essere creduta significa poter condividere il peso di ciò che sta vivendo. La protezione passa anche attraverso la disponibilità degli adulti ad accogliere un’esperienza che appare incomprensibile.

La storia porta questa esigenza dentro una situazione soprannaturale, ma il suo nucleo rimane riconoscibile: poter raccontare una paura senza sentirsi soli. È qui che l’horror incontra una domanda sulle relazioni, sulla fiducia e sulla capacità di prestare attenzione a chi dipende da noi.

Perché leggere “L’altra mamma” accanto al film

Il percorso dal libro allo schermo consente di avvicinarsi alla stessa premessa attraverso strumenti diversi. La lettura lascia al lettore il compito di immaginare la presenza, attribuirle una forma e abitare l’attesa fra una manifestazione e l’altra. Il cinema dispone di corpi, volti, suoni e spazi per rendere percepibile quella minaccia.

Leggere “L’altra mamma” prima o dopo “Mammina” offre quindi un’occasione per osservare come cambia una paura quando passa dalle parole alle immagini. Il confronto può partire dalla domanda della creatura, dal rapporto di Bela con i suoi familiari e dal significato assunto dal volto materno.

Al centro resta una bambina che cerca sicurezza mentre il mondo degli adulti rivela la propria fragilità. Il richiamo più profondo di questa storia riguarda proprio quel bisogno: trovare qualcuno a cui affidare la paura, qualcuno capace di ascoltarla e di restare.