Da Platone a Rubens: Melania Mazzucco sul mito di Prometeo e il fuoco della creatività

“Fuoco sacro. Fuoco fatuo. Estro e meteore tra arte e letteratura” è stato il tema della lectio magistralis della scrittrice Melania Mazzucco tenutasi a Sarzana durante la XXII edizione del Festival della mente, promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune della cittadina ligure. Il filo conduttore di questa edizione è stato il fuoco, inteso come…

Da Platone a Rubens Melania Mazzucco sul mito di Prometeo e il fuoco della creatività

“Fuoco sacro. Fuoco fatuo. Estro e meteore tra arte e letteratura” è stato il tema della lectio magistralis della scrittrice Melania Mazzucco tenutasi a Sarzana durante la XXII edizione del Festival della mente, promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune della cittadina ligure.

Il filo conduttore di questa edizione è stato il fuoco, inteso come scintilla della civiltà, dono di Prometeo e metafora delle energie e delle speranze della società. Più di cinquanta relatori, tra scienziati, scrittori, artisti, storici ed economisti, hanno animato i tre giorni di incontri, spettacoli e laboratori nel centro storico della città ligure.

Il fuoco sacro della creatività: la lectio magistralis di Melania Mazzucco

La scrittrice e drammaturga italiana ha spiegato come il fuoco rappresenti una delle più importanti conquiste dell’umanità e, fin dall’antichità, sia stato considerato uno degli elementi che distinguono l’uomo dall’animale. L’uomo, infatti, non si limita a utilizzare il fuoco che trova in natura, ma ha imparato a produrlo, controllarlo e piegarlo alle proprie esigenze. In questo senso, il fuoco diventa una delle competenze esclusivamente umane e un vero e proprio discrimine tra la ferinità e l’umanità.

“Non sappiamo con certezza quando e dove l’uomo abbia iniziato a produrre intenzionalmente il fuoco – spiega la scrittrice – È probabile che questo processo sia avvenuto nel Pleistocene, ma le modalità precise rimangono oggetto di studio. Secondo la tesi più accreditata, la produzione del fuoco sarebbe avvenuta inizialmente attraverso la percussione di materiali adatti a generare scintille.

In seguito si sarebbero sviluppate altre tecniche, come il trapano e la frizione. Proprio la tecnica della frizione ha suscitato anche interpretazioni di carattere psicoanalitico: alcuni studiosi hanno collegato il gesto necessario a produrre il fuoco attraverso lo sfregamento a una dimensione sessuale. In questa prospettiva, il fuoco non sarebbe nato soltanto dall’utilità, ma anche dal piacere, cioè dal desiderio umano di produrre e dominare qualcosa di straordinario”.

La trasgressione di Prometeo e la nascita dell’umanità

Il tema del fuoco è strettamente legato al mito di Prometeo. Nella tradizione greca, Prometeo è colui che ruba il fuoco agli dèi e lo dona agli uomini. Attraverso questo dono, l’umanità acquisisce la possibilità di sviluppare le tecniche, le arti e la civiltà. Il mito di Prometeo è quindi il racconto simbolico della nascita della cultura umana.

“Una delle più importanti interpretazioni del mito si trova nel Protagora di Platone – continua Melania Mazzucco. – Secondo il racconto platonico, Epimeteo aveva distribuito agli animali le diverse capacità necessarie alla sopravvivenza, ma quando arrivò all’uomo non aveva più nulla da offrirgli. Prometeo intervenne allora rubando a Efesto e ad Atena il fuoco e le conoscenze tecniche, permettendo così agli uomini di sopravvivere.

Tuttavia, il fuoco e la tecnica da soli non erano sufficienti: agli uomini mancava ancora la capacità di organizzarsi politicamente e di vivere insieme. Per questo Zeus donò loro il senso della giustizia e il rispetto reciproco. Il mito mette dunque in evidenza un punto fondamentale: la tecnica è indispensabile, ma non coincide con l’intelligenza e con la capacità di costruire una comunità”.

Prometeo diventa così il simbolo dell’intelligenza, dell’ingegno e della capacità umana di trasformare la natura. Questa interpretazione sarà ripresa anche da Boccaccio, che vede in Prometeo una rappresentazione dell’intelligenza umana. Il mito avrà poi una grande fortuna nell’età moderna e contemporanea, soprattutto con la cultura dello Sturm und Drang e con il Romanticismo. Anche Leopardi riprende la figura di Prometeo nell’Operetta Morale intitolata La scommessa di Prometeo, nella quale Prometeo e Momo discutono su quale sia stata la migliore invenzione degli dèi.

L’iconografia del mito di Prometeo

Il mito di Prometeo è stato inoltre rappresentato innumerevoli volte nell’arte. Un esempio particolarmente interessante è quello di Piero di Cosimo, che affronta il tema delle origini dell’umanità mostrando una natura ancora selvaggia e bestiale. L’uomo appare inserito in un mondo primitivo nel quale la conquista del fuoco rappresenta un passaggio decisivo verso la civiltà.

Il fuoco è quindi contemporaneamente una tecnica e una forma di potere sulla natura. Un’altra celebre rappresentazione è il Prometeo incatenato di Rubens. L’opera, di straordinaria violenza e intensità, mostra il Titano sottoposto alla terribile punizione inflittagli da Zeus. Il fuoco è così insieme rito e racconto e la combustione divora, ma è anche luce come avviene nel Medioevo.