In occasione della ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo che si sta tenendo in questi giorni a Taranto, la città ospita l a mostra “L’Arte della Vittoria. Atleti e competizioni nel Mediterraneo” presso il MArTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto fino al 10 gennaio 2027. L’esposizione racconta il mondo dello sport attraverso l’archeologia e la storia, con uno sguardo rivolto all’intero Mediterraneo e si inserisce nel percorso che conduce al LXV Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, dedicato ai giochi e all’atleticità nella Magna Grecia e nel Mediterraneo antico.
L’Arte della Vittoria: da non perdere la Tomba dell’Atleta
Il cuore della mostra è la Tomba dell’Atleta, scoperta nel 1959 e una delle testimonianze più importanti del museo, che conserva le spoglie di un atleta vissuto a Taranto all’inizio del V secolo a.C. e probabilmente distintosi per le vittorie ottenute nei giochi di Atene all’epoca delle guerre persiane, come testimoniano le grandi anfore panatenaiche collocate intorno al suo sarcofago monumentale dipinto con preziosi pigmenti come il blu egizio con integrazioni in verde e rosso.
La storia dell’atleta è arricchita dai risultati di nuove analisi scientifiche realizzate grazie alla collaborazione tra il CNR e l’Università La Sapienza di Roma. Il percorso espositivo presenta inoltre reperti provenienti dai depositi del Museo, llegati al mondo dello sport tarantino e alle pratiche sportive dell’antichità, espressione di una concezione aristocratica dello sport inteso come ricerca della perfezione fisica e morale.
Per il mondo della Magna Grecia, infatti, l’aspetto agonistico è molto legato alla cultura e all’etica ed è un modo per avvicinarsi alla sfera del sacro. La forte valenza religiosa si coglie grazie alla scelta dei luoghi sede delle gare più importanti ovvero i santuari panellenici, protetti dalle divinità più importanti da Apollo a Zeus.
La mostra racconta il valore formativo dello sport nel mondo antico attraverso reperti che testimoniano la varietà delle discipline della Magna Grecia: salto in alto, lancio del disco e del giavellotto, corsa e lotta. Ma l’ideale completo si esprime nel pentathlon, una gara che racchiude queste cinque specialità perché il proposito non era tanto raggiungere l’eccellenza in una singola disciplina quanto l’equilibrio e l’armonia tra velocità, forza, precisione e resistenza. Le stesse qualità richieste anche alla pratica femminile, cui è dedicata una sezione della mostra, il cui obiettivo era di rafforzarsi fisicamente per il parto e per generare figli più forti.
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Tra passato e presente: lo sport come strumento di pace
La mostra amplia poi lo sguardo al Mediterraneo contemporaneo attraverso i contributi di direttori e curatori di musei di quattro Paesi africani, realizzati nell’ambito della International School of Cultural Heritage, promossa dal Ministero della Cultura. Nella sezione dedicata alla Temporary Art, il mondo antico dialoga con gli atleti e gli eroi sportivi contemporanei, tra cui Benedetta Pilato e Erasmo Iacovone, mentre nella grande teca di cristallo nella hall del Museo sono esposti cimeli di atleti tarantini di ieri e di oggi, tra coppe, oggetti personali e attrezzature sportive, concessi grazie all’Associazione Triumphalia e al Panathlon Club Taranto Principato.
Accanto a questi oggetti trovano spazio anche espressioni della creatività contemporanea, come le mattonelle dipinte con le silhouette degli atleti utilizzate dalla Nasse Animation Studio per un cortometraggio ispirato all’Atleta antico e un’opera originale dell’artista Sal Velluto, disegnatore di fumetti Marvel e DC Comics, che reinterpreta in chiave fantastica la figura del celebre Atleta di Taranto. La mostra propone così una visione dello sport come ponte tra passato e presente e come strumento capace di mettere in relazione epoche, popoli e culture diverse, riscoprendo il gesto atletico non soltanto come competizione e ricerca della vittoria, ma anche come occasione di incontro, dialogo e pace.

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