Con la mostra FUTURAMA il MAN di Nuoro conclude la trilogia espositiva dedicata al modo in cui l’essere umano costruisce il proprio rapporto con il reale, l’ambiente e il tempo. Dopo SENSORAMA, incentrata sui meccanismi della percezione, e DIORAMA, dedicata alle nuove ecologie e al rapporto tra umano e non umano, il nuovo progetto affronta il tema dell’immaginazione del futuro come fenomeno culturale, politico ed emotivo.
Il titolo della mostra in programma al MAN di Nuoro richiama la celebre esposizione Futurama, realizzata da General Motors per la New York World’s Fair del 1939. Attraverso gli spettacolari plastici progettati da Norman Bel Geddes, milioni di visitatori poterono osservare una visione idealizzata dell’America del domani: città ordinate, attraversate da autostrade sopraelevate, dominate dalla tecnologia e dall’automobile, simboli di un progresso ritenuto inevitabile e capace di garantire benessere e controllo.
Futurama: una mostra per gli amanti della fantascienza
Prendendo le mosse da quell’immaginario, la grande mostra di Nuoro visitabile al pubblico fino al 15 novembre 2026 ripercorre il clima di fiducia che caratterizzò il secondo dopoguerra, quando la crescita economica, le conquiste scientifiche e la corsa allo spazio alimentarono la convinzione che l’umanità fosse destinata a superare ogni limite materiale e biologico. Un ottimismo che trovò espressione in tutti gli ambiti della cultura visiva.
L’arte sperimentò materiali innovativi e nuove concezioni dello spazio, come testimoniano le opere di Lucio Fontana, Giulio Turcato e Gino Marotta. Design e architettura immaginarono ambienti modulari e forme dinamiche, mentre la moda fece proprie geometrie essenziali e tagli futuristici, in un dialogo costante con la ricerca artistica. Il percorso espositivo presenta anche una selezione di oggetti iconici del design degli anni Sessanta e una sezione dedicata alla moda, curata da Michela Gattermayer.
Non solo robot: videoinstallazioni per ripercorrere l’avventura nello spazio
Accanto alle arti visive trova spazio anche l’immaginario della fantascienza, che contribuì a plasmare il sogno del futuro attraverso robot, viaggi interplanetari e società ipertecnologiche. I robot giocattolo giapponesi degli anni Cinquanta, ispirati alla fantascienza americana, e una preziosa selezione delle storiche collane Urania, proveniente dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, raccontano come la cultura popolare abbia diffuso l’idea di un futuro fatto di avventura, progresso e possibilità illimitate.
Tra i momenti più suggestivi della mostra figurano inoltre le videoinstallazioni dedicate alla corsa allo spazio, teatro simbolico della competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.
Uno stimolo per capire la complessità del presente
Ma FUTURAMA non si limita a ricostruire l’entusiasmo del Novecento. Il percorso mette progressivamente in evidenza le contraddizioni del modello di sviluppo che accompagnò quella stagione. La crescita industriale, l’espansione urbana e la fiducia incondizionata nella tecnologia hanno infatti prodotto nuove disuguaglianze, forme di alienazione e una crescente fragilità ambientale, criticità che alcuni artisti, come Piero Gilardi, avevano intuito con notevole anticipo.
Con il tramonto delle grandi narrazioni moderniste e l’affermarsi del pensiero postmoderno, il futuro ha progressivamente perso il carattere di promessa condivisa, trasformandosi spesso in uno scenario segnato da inquietudini e visioni distopiche.
A rafforzare questa percezione hanno contribuito le crisi globali degli ultimi decenni – dai conflitti alle emergenze ambientali, dalle crisi economiche alle pandemie – che hanno riportato al centro la vulnerabilità delle società contemporanee.
La mostra interpreta questa condizione attraverso il concetto di “nostalgia di futuro”, intesa non come rimpianto del passato, ma come rimpianto della capacità, tipica del Novecento, di immaginare con fiducia un domani migliore. In un’epoca dominata dall’accelerazione tecnologica, dal sovraccarico informativo e dall’incertezza, FUTURAMA invita a riflettere sulla necessità di recuperare una visione condivisa del futuro, non come destino già scritto, ma come orizzonte da costruire collettivamente attraverso nuovi immaginari, responsabilità e possibilità.

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