Le parole di Dante: il significato di “festino” e no, non è quello che pensi

Tra le molte parole della lingua italiana che hanno cambiato profondamente significato nel corso dei secoli, “festino ” occupa un posto particolare. Oggi, infatti, il termine richiama quasi esclusivamente l’idea di una festa, di un banchetto o di un ricevimento conviviale, spesso elegante e raffinato. Si parla di un festino di corte, di un festino…

Le parole di Dante il significato di festino e no, non è quello che pensi

Tra le molte parole della lingua italiana che hanno cambiato profondamente significato nel corso dei secoli, festino occupa un posto particolare. Oggi, infatti, il termine richiama quasi esclusivamente l’idea di una festa, di un banchetto o di un ricevimento conviviale, spesso elegante e raffinato. Si parla di un festino di corte, di un festino rinascimentale o di un festino mascherato, pensando immediatamente a musica, danze e divertimento.

Eppure la storia della lingua italiana conserva un’altra accezione, oggi quasi completamente dimenticata, nella quale festino non è un sostantivo, bensì un aggettivo che significa pronto, rapido, sollecito, veloce, riferito tanto alle persone quanto allo scorrere del tempo o alla velocità di un’azione. È proprio questo il significato con cui Dante Alighieri utilizza la parola nel terzo canto del Paradiso della Divina Commedia, offrendo un esempio prezioso della ricchezza e della complessità del lessico medievale.

Dal latino al volgare grazie a Dante Alighieri

L’origine dell’aggettivo risale al latino festinus, vocabolo che significava appunto affrettato, rapido, sollecito, impaziente di agire. Lo stesso latino possedeva anche l’avverbio festinanter, cioè “con rapidità”, e il verbo festinare, “affrettarsi”, da cui deriva l’italiano moderno festinare, oggi usato quasi esclusivamente in registri elevati o letterari. È interessante osservare che la parola italiana festa, pur presentando una somiglianza fonetica, deriva invece dal latino festa dies, cioè “giorno festivo”, e appartiene quindi a una famiglia etimologica differente. La coincidenza sonora ha però contribuito, nel corso dei secoli, a far prevalere il sostantivo festino nel significato di “piccola festa”, facendo quasi scomparire l’antico aggettivo.

Nel Medioevo, tuttavia, festino era perfettamente comprensibile nel valore di veloce o pronto. Lo dimostra una celebre predica di Fra Giordano da Pisa, che scrive:

«L’altra cosa si è che non solamente questa ora ella è così incerta, ma è festina, cioè avacciata.»

L’autore sente addirittura il bisogno di spiegare il termine attraverso il sinonimo avacciata, vale a dire “affrettata”. L’ora, cioè il tempo della vita, non è soltanto incerta: è anche veloce, fuggevole, destinata a trascorrere rapidamente. La parola assume quindi una sfumatura profondamente esistenziale, legata alla brevità della condizione umana.

L’esempio più celebre resta però quello di Dante Alighieri, che nel Paradiso, canto III, rivolgendosi alle anime della Luna, scrive:

«Ne' mirabili aspetti
vostri risplende non so che divino
che vi trasmuta da' primi concetti:
però non fui a rimembrar festino.»

Per comprendere appieno il valore della parola è necessario considerare il contesto. Dante ha appena incontrato le anime beate e rimane profondamente colpito dal loro aspetto luminoso e spirituale. La loro bellezza trascende completamente il ricordo delle persone che esse erano state sulla terra. Per questo motivo il poeta afferma di non essere stato abbastanza rapido nel riconoscerle, perché la loro trasformazione celeste supera ogni immagine conservata nella memoria.

In questo passo festino significa dunque pronto, sollecito, veloce. Dante dichiara che non fu abbastanza rapido nel ricordare chi fossero quelle anime. L’aggettivo, riferito implicitamente alla sua capacità di riconoscimento, esprime la rapidità mentale, la prontezza del ricordo.

La scelta lessicale è particolarmente significativa. Dante avrebbe potuto utilizzare parole come presto o ratto, entrambe già presenti nella lingua del suo tempo. Preferisce invece festino, termine più raro e dotato di una particolare eleganza stilistica. È un esempio della straordinaria varietà del vocabolario dantesco, nel quale convivono latinismi, forme popolari, neologismi e vocaboli appartenenti alla tradizione letteraria.

Anche Giovanni Boccaccio utilizza l’aggettivo nello stesso significato. In una sua opera scrive:

«Cavalli tanto nel correre veloci, che non che gli altri animali, ma li venti medesimi, quantunque più si crede festino, di dietro correndo si lascerieno.»

Qui festino descrive addirittura il vento. Il significato è chiarissimo: il vento è considerato rapidissimo, ma quei cavalli lo supererebbero comunque in velocità. Ancora una volta la parola conserva pienamente il valore di veloce, rapido.

Un altro esempio proviene da Felice da Massa, che invita qualcuno a:

«Va con passi festini e correnti
a quelle duo persone benedette.»

L’espressione passi festini equivale semplicemente a passi rapidi, passi veloci. Il termine continua quindi a essere utilizzato con perfetta naturalezza nella lingua letteraria.

Dal punto di vista linguistico, festino appartiene a una famiglia di parole che ruotano tutte attorno all’idea della rapidità. Oltre al già citato festinare, troviamo il latino festinatio, cioè la fretta, e il celebre motto attribuito all’imperatore Augusto:

Festina lente.

L’espressione, apparentemente contraddittoria, significa “affrettati lentamente” e invita a unire la rapidità dell’azione alla prudenza della riflessione. È uno dei paradossi più celebri della cultura classica e dimostra quanto la radice festin- fosse strettamente associata all’idea del movimento rapido.

È interessante osservare come la storia abbia quasi completamente cancellato questa antica accezione dell’aggettivo italiano. Oggi nessun parlante direbbe che una persona è festina per indicarne la prontezza o la rapidità. La parola sopravvive soltanto nel verbo festinare, peraltro poco frequente, e soprattutto nella cultura classica attraverso il motto Festina lente.

Nel frattempo, il sostantivo festino, derivato invece dall’idea di festa, ha avuto una fortuna completamente diversa. A partire dal Rinascimento esso ha assunto il significato di piccolo banchetto, ricevimento elegante o festa privata. Questa nuova accezione è diventata così comune da oscurare completamente quella originaria dell’aggettivo. Si è così verificato un curioso fenomeno linguistico: due parole formalmente identiche ma di origine e significato differenti hanno finito per sovrapporsi, lasciando sopravvivere soltanto una delle due nell’uso moderno.

Dal punto di vista della storia della lingua, casi come questo sono tutt’altro che rari. Molti vocaboli antichi sono scomparsi non perché inutili, ma perché altre parole hanno progressivamente occupato il loro spazio semantico. Per esprimere l’idea di rapidità, infatti, l’italiano dispone oggi di numerosi sinonimi: rapido, veloce, celere, pronto, sollecito, immediato, fulmineo. L’antico festino ha quindi perso la propria funzione comunicativa, rimanendo confinato nei testi letterari.

Per il lettore moderno, conoscere questa antica accezione significa poter comprendere meglio la lingua di Dante e degli altri autori medievali. Senza questa informazione, il verso del Paradiso rischierebbe infatti di risultare oscuro o di essere frainteso. È uno degli aspetti più affascinanti della filologia: ricostruire il significato originario delle parole per restituire ai testi la loro autentica voce.

Ma la vicenda di festino insegna anche qualcosa di più generale sull’evoluzione dell’italiano. Le parole non sono entità immobili. Esse cambiano significato, ne acquistano di nuovi, ne perdono di antichi, si trasformano seguendo l’evoluzione della cultura e della società. Ogni vocabolo custodisce una storia complessa fatta di continuità e di cambiamento.

Che bel festino viaggio che ha fatto quest’aggettivo

L’aggettivo festino, utilizzato da Dante Alighieri nel terzo canto del Paradiso, rappresenta una preziosa testimonianza dell’italiano medievale. Derivato dal latino festinus, esso significava pronto, rapido, sollecito, riferendosi tanto alla velocità del tempo quanto alla prontezza delle persone o alla rapidità dei movimenti. Attraverso esempi di Dante, Fra Giordano, Boccaccio e Felice da Massa possiamo seguire la vita di questa parola lungo i secoli, osservandone l’evoluzione e il progressivo declino. Sebbene oggi l’antico aggettivo sia ormai scomparso dall’uso comune, esso continua a vivere nei grandi testi della nostra tradizione letteraria, ricordandoci che ogni parola possiede una storia che merita di essere conosciuta.

Studiare vocaboli come festino significa non soltanto comprendere meglio Dante, ma anche riscoprire la straordinaria ricchezza della lingua italiana, nella quale persino un termine apparentemente familiare può nascondere significati antichi, raffinati e ormai quasi dimenticati.