L’ottantesima edizione del Premio Strega si è conclusa nella splendida cornice di Piazza del Campidoglio a Roma, consegnando la celebre bottiglia di liquore a Michele Mari. Il suo romanzo, “I convitati di pietra” (edito da Einaudi), ha trionfato con 190 voti, staccando i diretti concorrenti e ponendo fine a settimane di serratissimi pronostici e accese polemiche letterarie (e non solo).
Premio Strega 2026: le reazioni sui social dopo la proclamazione del vincitore
Come accade ogni anno, la vera “giuria popolare” si è riunita immediatamente dopo la proclamazione: subito dopo aver dato la notizia del vincitore sui canali social di Libreriamo, i post su Facebook e Instagram sono diventati in pochi minuti, nonostante il tardo orario, un ricettacolo di reazioni contrastanti, offrendo uno spaccato chiarissimo di cosa pensi la community dei lettori di questa vittoria, della figura complessa di Michele Mari e di chi, secondo il cuore del pubblico, avrebbe davvero meritato di sollevare il premio.
Il “fattore Mari”: genio assoluto o autore per pochi?
Le opinioni su Michele Mari all’interno della nostra community riflettono perfettamente la natura stessa della sua scrittura: colta, complessa, a tratti esigente. Per una fetta consistente di lettori, la vittoria di Mari rappresenta un vero e proprio atto di “giustizia poetica”. Tra i commenti su Instagram e Facebook, in molti hanno esultato definendolo uno degli ultimi veri “maestri” della letteratura italiana contemporanea.
“Finalmente ha vinto la Letteratura con la L maiuscola”, scrive un utente, sottolineando come la prosa dello scrittore milanese, così densa di riferimenti e raffinata, elevi il livello del premio dopo edizioni giudicate a volte troppo commerciali. Chi ama Mari ne loda l’originalità e la capacità di imbastire una commedia nera feroce ed emotiva, lontana dai cliché del politicamente corretto.
Dall’altro lato della barricata social, però, non mancano le perplessità. Una parte della community ha espresso un certo distacco, definendo il libro e lo stile dell’autore “troppo autoreferenziale” o “ostico per il grande pubblico”. C’è chi ammette apertamente le proprie difficoltà: “Mari è un genio, ma quanti lettori medi riusciranno davvero ad arrivare alla fine dei Convitati di pietra senza perdersi?”.
Qualche commento ha anche ironizzato sulla sua proverbiale e cupa serietà (lo stesso Mari ha dichiarato sul palco che un suo sorriso sembrerebbe un ghigno), definendolo un vincitore algido, specchio di un’editoria che a volte parla solo a se stessa. Inoltre, l’eco delle polemiche della vigilia che lo hanno visto contrapposto a Teresa Ciabatti ha spinto alcuni utenti a criticare l’atteggiamento complessivo emerso durante lo “Strega Tour”.
I “vincitori morali” secondo i lettori: chi avrebbe dovuto vincere?
Se la giuria tecnica ha incoronato Mari, i cuori dei lettori di Libreriamo si sono divisi su altri nomi della sestina finalista, dando vita a un vivace valzer di preferenze alternative.
Il nome che ha raccolto il maggior numero di rimpianti tra i commenti è senza dubbio quello di Matteo Nucci, arrivato secondo con il suo “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli). Per i lettori social, Nucci è il vero vincitore morale di questa edizione. Molti utenti hanno espresso il proprio rammarico, spiegando come il suo testo sia riuscito nell’impresa titanica di rendere appassionante e accessibile la filosofia, unendo rigore e calore emotivo. “Nucci meritava la vittoria per il coraggio di aver raccontato il pensiero umano come una viscerale storia d’amore”, si legge in un commento molto apprezzato su Facebook.
Un’altra ondata di affetto letterario ha travolto Bianca Pitzorno, in gara con “La sonnambula” (Bompiani). La Pitzorno vanta una platea di lettori fedelissimi che la seguono fin dall’infanzia, e la community si è stretta attorno a lei. Per molti, vederla sul podio ma non sul gradino più alto è stata una parziale delusione: “Bianca fa parte della nostra vita, la sua scrittura è una carezza e questo romanzo meritava il massimo riconoscimento alla carriera e al valore dell’opera”, scrive una lettrice su Instagram.
Infine, non sono mancati i sostenitori di Teresa Ciabatti (Donnaregina, Mondadori), nonostante il suo quinto posto finale. Sebbene la Ciabatti sia un’autrice capace di dividere fortemente il pubblico per la sua scrittura acuminata e spietata, diversi membri della community hanno preso le sue parti, vedendo nella sua mancata scalata alla classifica l’effetto delle tensioni e delle polemiche extraletterarie che hanno preceduto la finale.
Lo Strega specchio dei tempi
Il dibattito nato sui social dimostra quanto il Premio Strega resti un catalizzatore insostituibile di passioni. Tra chi celebra il trionfo della complessità stilistica di Michele Mari e chi invece avrebbe preferito l’abbraccio divulgativo di Nucci o la narrazione avvolgente di Pitzorno, una cosa è certa: la community dei lettori è più viva e appassionata che mai, pronta a trasformare ogni pagina letta in terreno di confronto e amore per i libri.
