Siamo davvero liberi di scegliere, o c’è un algoritmo che ha già deciso per noi? È questa la domanda provocatoria e attualissima da cui muove “Pubblicità oggi” (edito da ESTE), il primo libro per il mercato italiano di Alessandra Di Lorenzo, nota Media Mentor italo-britannica indicata tra le donne più influenti dell’economia digitale nel Regno Unito.
Dopo il grande successo della versione inglese ADJUST, arrivata al primo posto su Amazon negli Stati Uniti nella categoria Online Advertising , il volume sbarca in Italia per svelare i retroscena di un ecosistema invisibile che sta rimodellando silenziosamente le nostre vite, le nostre preferenze e persino la nostra percezione di normalità.
“Pubblicità oggi”, il libro di Alessandra Di Lorenzo
Leggere “Pubblicità oggi” è un atto di consapevolezza necessario per chiunque possieda uno smartphone. Oggi la pubblicità non è più un semplice cartellone o uno spot interrotto; con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale si è trasformata in una sottile economia della persuasione. Attraverso messaggi iper-personalizzati e calibrati sui nostri comportamenti in tempo reale , le piattaforme estraggono valore da ogni nostro singolo scroll.
L’autrice quantifica questo fenomeno introducendo il concetto di “tassa dell’attenzione” : in Italia, il valore economico del tempo che regaliamo alle inserzioni digitali ammonta a circa 100 euro all’anno per persona (frutto di un mercato pubblicitario digitale che sfiora i 6 miliardi di euro) . Questo libro va letto per capire che la nostra attenzione è la risorsa più preziosa che abbiamo , e che cederla passivamente significa rinunciare alla nostra stessa libertà di scelta.
La grande lezione: diventare “ADV-Conscious”
La lezione più importante che questo libro ci regala rappresenta un kit di sopravvivenza digitale per riprendere il controllo delle nostre esperienze online. Di Lorenzo ci insegna a passare dal ruolo di consumatori passivi e manipolati a utenti “ADV-Conscious”, offrendo tre regole pratiche d’oro:
La regola dei “10 minuti”: prima di cedere a un acquisto d’impulso dettato da un annuncio, usciamo dalla piattaforma, posiamo il telefono e aspettiamo dieci minuti per chiederci se quel bisogno sia reale o un semplice sottoprodotto dell’algoritmo.
Trasformare la FOMO in JOMO: sostituire la “paura di essere tagliati fuori” (Fear of Missing Out) con la “gioia di perdersi qualcosa” (Joy of Missing Out). Questo si fa curando il proprio feed ed eliminando i profili tossici o inutili per il nostro equilibrio emotivo.
La sovranità dei dati (Data Sovereignty): bloccare i tracker di terze parti, ripulire i cookie e negare il consenso al tracciamento delle app per proteggere non solo la privacy, ma la nostra stessa autonomia decisionale.
“Pubblicità oggi” ci lascia con un insegnamento fondamentale: in un web dove tutto viene filtrato e messo all’asta , il miglior firewall che possiamo installare è la nostra intenzionalità.
Dietro le quinte dell’algoritmo: Intervista ad Alessandra Di Lorenzo
Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare l’autrice e farci raccontare dalla sua diretta voce come l’AI e gli algoritmi guidano le nostre vite.
A chi si rivolge principalmente il suo libro? Agli addetti ai lavori che devono cambiare approccio o ai cittadini che vogliono difendersi e orientarsi?
Prima di rispondere, vorrei spiegare perché ho scritto questo libro. Secondo Nielsen, passiamo in media sei ore al giorno online, quasi sempre dal cellulare. Ma secondo AGCOM il 64,6% degli italiani ha competenze algoritmiche nulle o scarse: passiamo tutto questo tempo dentro un sistema che, in gran parte, non capiamo. Il libro nasce proprio da questo squilibrio.
Il web è diventato uno degli ambienti principali della nostra vita quotidiana: ci lavoriamo, ci informiamo, facciamo acquisti, usiamo i social e gli strumenti di intelligenza artificiale (AI). E proprio dentro questo ambiente così pervasivo e così poco compreso, la pubblicità ha smesso di essere un semplice formato dentro una pagina: è diventata la logica stessa del web: catturare attenzione, raccogliere dati, prevedere comportamenti, orientare scelte.
Ed ecco la risposta alla sua domanda: il libro è per tutti. Parla di pubblicità, ma in realtà parla della vita digitale contemporanea. Gli addetti ai lavori dovrebbero leggerlo perché contribuiscono a costruire questi sistemi; i cittadini perché ci vivono dentro ogni giorno. La tecnologia non va demonizzata. Va capita: il web è diventato un grande motore di persuasione, oggi potenziato dall’AI.
I dati AGCOM dicono che il 64% degli italiani non comprende come funzionano i feed e la pubblicità. Nel suo libro “Pubblicità oggi”, qual è il primo velo che cerca di sollevare per aiutare il lettore a riprendere il controllo?
Il primo velo è l’idea che quello che vediamo online sia semplicemente “quello che c’è”. Come abbiamo detto, secondo AGCOM, il 64,6% degli italiani ha competenze algoritmiche nulle o scarse, e solo il 7% ha un livello ottimale: la maggior parte delle persone usa feed, motori di ricerca e social senza capire come vengono selezionati i contenuti che ricevono.
Nel libro parto da qui: il feed è una selezione, non una finestra neutra sul mondo. Qualcosa decide cosa mostrarci, cosa ripeterci, cosa nascondere, sulla base di quello che abbiamo cercato, cliccato, guardato. È quella logica, fatta di selezione, previsione e persuasione, il vero oggetto del libro.
Gli algoritmi di raccomandazione ci conoscono spesso meglio di noi stessi. Come possiamo distinguere tra un suggerimento utile e una manipolazione del nostro processo decisionale?
Un suggerimento utile ci aiuta a scegliere meglio; una manipolazione ci spinge a scegliere più in fretta, con meno consapevolezza. Se cerco un volo e vedo un hotel coerente con la destinazione, può essere utile. Se poi vengo inseguita da messaggi come «ultime camere» o «offerta in scadenza», il sistema sta lavorando sulla mia urgenza e sulla paura di perdere l’occasione.
La differenza sta nella qualità della scelta che resta all’utente. Un sistema utile aumenta pertinenza e chiarezza; uno manipolativo sfrutta vulnerabilità, stanchezza o impulso. Non dobbiamo chiederci solo “questo contenuto mi interessa?”, ma perché mi viene mostrato ora, con questo tono e questa pressione e quale comportamento vuole ottenere da me.
Con l’esplosione dell’AI nel marketing, il confine tra contenuto organico e pubblicitario è sempre più sfumato. Quali sono i rischi etici che le aziende e gli utenti stanno sottovalutando?
Il rischio principale è la perdita di riconoscibilità dell’intento commerciale. Prima la pubblicità era facile da identificare: uno spot, un banner. Oggi può avere la forma di un post, una recensione, un influencer virtuale, una risposta di un chatbot e con l’AI diventa più scalabile, personalizzata e difficile da distinguere.
Ma c’è un livello di cui si parla ancora meno. La conversazione pubblica si concentra quasi tutta sul contenuto, se è generato dall’AI, se somiglia a un post organico e pochissimo su cosa decide, a monte, se quel contenuto arriva a noi o no. Il contenuto può essere ibrido e sfumato, ma la logica che sceglie di mostrarci una cosa piuttosto che un’altra è sempre una logica commerciale. È lì che si gioca la partita vera, più che nel contenuto singolo.
Le aziende sottovalutano il rischio di produrre persuasione automatizzata senza trasparenza; gli utenti sottovalutano quanto contenuto neutro sia costruito per orientare una scelta. I temi etici sono concreti: disclosure, consenso, uso dei dati, pregiudizi algoritmici, manipolazione emotiva, contenuti sintetici. L’AI produrrà più contenuti, certo, ma il rischio vero è che produca più persuasione travestita da normalità, dentro una logica di piattaforma che resta invisibile a quasi tutti. Secondo AGCOM, il 64,6% degli italiani ha un’alfabetizzazione algoritmica nulla o scarsa: è esattamente il punto da correggere.
Essere tra le 25 donne più influenti dell’economia digitale nel Regno Unito è un traguardo prestigioso. Quali barriere vede ancora per le donne che vogliono scalare il settore Tech e AI?
Le barriere sono meno esplicite di un tempo, ma restano concrete. In Italia le donne sono appena il 15,7% degli specialisti ICT (Eurostat); nel settore specifico dell’intelligenza artificiale la quota sale a circa un quarto della forza lavoro, ma solo il 20% lavora allo sviluppo degli algoritmi (Osservatorio JobPricing, 2025). È il dato che conta più degli altri: chi scrive gli algoritmi decide anche quali pregiudizi vengono corretti e quali esperienze umane sono considerate “normali”.
Entrare nel settore non basta: serve arrivare dove si decidono prodotti e priorità strategiche. Le donne vengono valutate più duramente sulla competenza tecnica, e hanno meno accesso a chi, dentro l’azienda, si spende attivamente per la loro carriera. Restano quindi meno presenti nei ruoli che definiscono la direzione dell’azienda, e ancora meno in quelli che scrivono il codice.
Se dovesse indicare una sola parola chiave che definirà la pubblicità nei primi cinque anni, quale sceglierebbe e perché?
Sceglierei “mediazione”. La pubblicità dei prossimi anni sarà sempre meno una questione di singoli annunci e sempre più una questione di accesso: all’attenzione, alla visibilità, alla fiducia, alla decisione. Tra aziende e persone ci sono piattaforme, algoritmi, creator e assistenti AI: sono questi intermediari a decidere cosa vediamo.
La domanda centrale sarà: chi controlla la mediazione? Chi decide quali brand diventano visibili, quali contenuti vengono raccomandati, quali alternative restano fuori campo? In un web guidato dall’AI, il potere pubblicitario si sposterà dal messaggio alla capacità di influenzare il percorso con cui quel messaggio arriva alle persone.
