Il libro della ex first Lady Jill Biden in cima ai bestseller del NY Times, ed è polemica negli USA

Il nuovo libro di Jill Biden è primo sul NY Times, ma l’America si spacca. Tra segreti di famiglia, cani “cancellati” e omissioni choc: ecco la verità.

Il libro della ex first Lady Jill Biden in cima ai bestseller del NY Times, ed è polemica negli USA

Il 2 giugno 2026 è uscito ufficialmente negli Stati Uniti View from the East Wing: A Memoir, il tanto chiacchierato libro della ex First Lady Jill Biden pubblicato da Gallery Books (Simon & Schuster). Nel giro di pochissimi giorni, il volume è letteralmente volato al primo posto della prestigiosa classifica dei bestseller del New York Times. Le vendite registrano numeri da capogiro, ma dietro il grande successo commerciale e le file nelle librerie si sta consumando un acceso scontro politico e culturale che sta infiammando l’America.

Non si tratta della classica e patinata cronaca dei quattro anni passati all’interno della Casa Bianca. Il testo sta dividendo profondamente l’opinione pubblica e i media statunitensi per quello che dice e, soprattutto, per i suoi incredibili e strategici punti ciechi. Da un lato c’è il racconto intimo di una donna che ha vissuto la Storia da una prospettiva unica; dall’altro, un’operazione di omissione che molti critici e persino alleati politici non sono disposti a perdonarle.

Il memoir, infatti, arriva nelle mani dei lettori in un momento di estrema vulnerabilità emotiva per il Paese, riaprendo a viva forza il dibattito sulla trasparenza della famiglia presidenziale e sulle reali capacità cognitive e fisiche di Joe Biden durante la fine del suo mandato. Jill Biden decide di rompere il silenzio proprio mentre l’opinione pubblica è ancora scossa dalle rivelazioni sulla salute dell’ex Presidente, a cui è stato diagnosticato un aggressivo cancro alla prostata al quarto stadio con metastasi ossee, trasformando quello che doveva essere un diario di ricordi in un vero e proprio caso politico nazionale.

Di cosa parla View from the East Wing di Jill Biden

Scritto in prima persona, il memoir si apre con i primi, complessi giorni di Jill Biden nel ruolo di First Lady, in un’America nel pieno della pandemia da COVID-19 e ancora scossa dall’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Il libro ripercorre le sue battaglie storiche: l’impegno per le famiglie dei militari, la prevenzione contro il cancro e la scelta rivoluzionaria di continuare a insegnare come professoressa in un community college – la prima First Lady in carica a mantenere un lavoro esterno.

Tuttavia, la narrazione scava anche nei drammi privati e pubblici della famiglia, dalla dolorosa perdita di Beau Biden alla tossicodipendenza di Hunter, fino ad arrivare al nucleo più scottante dell’opera: la gestione della disastrosa campagna elettorale del 2024 e il drammatico ritiro di Joe Biden dalla corsa presidenziale.

Il valore di un memoir si nasconde nei dettagli, e in questo testo ci sono elementi che hanno immediatamente catturato l’attenzione dei critici, rivelando una precisa strategia narrativa basata sull’omissione e sulla riscrittura di fatti noti a tutti.

All’inizio del libro Jill lancia una riflessione profonda:

“Per me, una casa non è una casa senza un animale domestico. O ami gli animali o non li ami”.

Eppure, i pastori tedeschi Major e Commander, protagonisti delle cronache per oltre 24 episodi di morsi ai danni del Secret Service, vengono completamente cancellati e taciuti nel testo. Al loro posto, c’è spazio solo per un’ode a Willow, il pacifico gatto di casa.

Il momento più drammatico riguarda il dibattito televisivo di giugno 2024. Jill Biden faceva una confessione spiazzante: ammette che, guardando il marito in tv, ha temuto potesse avere un ictus, o che fosse stato drogato da un farmaco per la tosse. Scrive testualmente:

“Ancora oggi, non so cosa sia successo”.

Eppure, nel libro liquida la cosa spiegando che, dopo averci parlato quella sera, decise che era tutto a posto, definendo l’idea di un “insabbiamento medico” come pura follia.

Jill racconta i rapporti con Melania Trump, definita “educata e controllata” in una telefonata dopo l’attentato a Donald Trump nel 2024, ma fa notare che la nuova First Lady rifiutò il tradizionale tè cerimoniale prima dell’insediamento.

C’è spazio anche per l’amarezza riguardo alla demolizione dell’Ala Est (l’East Wing), smantellata dall’amministrazione Trump per far posto a una sala da ballo: “Le viscere dell’Ala Est erano esposte davanti a tutti, come un animale raro e prezioso che era stato cacciato e ucciso”.

Nel giorno dell’Inauguration Day del 2025, Jill rivela inoltre di aver lasciato un “messaggio nascosto” per la famiglia Trump, pur senza svelarne il contenuto.

Chi è Jill Biden, la “custode” dell’ex Presidente

Jill Biden, all’anagrafe Jill Tracy Jacobs, è stata la First Lady degli Stati Uniti dal 2021 al 2025 al fianco del marito Joe Biden, dopo aver ricoperto il ruolo di Second Lady durante i due mandati della presidenza di Barack Obama.

La sua storia d’amore e di vita con l’ex Presidente inizia nel 1977, quando accetta di sposarlo pochi anni dopo la terribile tragedia automobilistica in cui Joe aveva perso la prima moglie e la figlia neonata. Jill entra in quella casa spezzata e cresce come se fossero suoi i due figli sopravvissuti, Beau e Hunter, prima di dare alla luce la loro figlia Ashley nel 1981, diventando a tutti gli effetti la colonna portante della famiglia.

Oltre a essere la moglie del Presidente, Jill Biden ha compiuto una scelta rivoluzionaria che ha riscritto le regole non scritte della Casa Bianca. Ha infatti fermamente rifiutato di abbandonare la propria carriera, continuando a lavorare a tempo pieno come professoressa di inglese presso il Northern Virginia Community College.

Questo l’ha resa la prima First Lady in carica nella storia degli Stati Uniti a mantenere un lavoro esterno retribuito, una professione portata avanti con orgoglio e supportata da un dottorato in pedagogia, motivo per cui in America viene chiamata formalmente Dr. Jill Biden.

All’interno dell’ala presidenziale, Jill è sempre stata considerata la consigliera più ascoltata, la più fidata e, al tempo stesso, la custode più feroce di Joe Biden. Oltre a guidare importanti iniziative nazionali a favore delle famiglie dei militari e della ricerca contro il cancro, ha sviluppato nei decenni un guscio protettivo d’acciaio attorno al marito. È proprio questo ruolo di protettrice estrema ad averla catapultata oggi al centro di accese polemiche politiche.

Una fetta consistente dell’opinione pubblica e dello stesso Partito Democratico la accusa infatti di aver creato una vera e propria bolla di isolamento attorno all’ex Presidente, difendendone cecamente la ricandidatura nel 2024 e minimizzandone il declino fisico e cognitivo fino al drammatico passo indietro forzato.

La recensione del New York Times: la vita dentro una boule de neige

A mettere a nudo la vera natura psicologica e politica dell’opera è stata la lucida e penetrante analisi del New York Times, uscita il 2 giugno 2026 in perfetta concomitanza con il lancio globale del libro. Nella sua attesissima recensione, la celebre corrispondente della Casa Bianca Katie Rogers descrive il volume con tre aggettivi precisi e ricchi di sfumature: “sobrio, tonico e beatifico”.

La giornalista sottolinea come la vera forza narrativa del testo risieda proprio nella sua natura di accurato e quasi intimo catalogo di piccoli dettagli domestici. La Rogers riconosce a Jill Biden la capacità di descrivere con dignità e precisione i sentimenti di immenso e stratificato dolore che hanno colpito la famiglia nel corso degli anni.

Tuttavia, l’analisi del NY Times non si ferma alla superficie celebrativa e mette in luce un clamoroso, potentissimo retroscena umano rimasto finora inedito e custodito nel dietro le quinte della storia ufficiale. Subito dopo il disastroso dibattito televisivo di giugno 2024, nei corridoi privati del backstage, un Joe Biden visibilmente scosso si è voltato verso la moglie e le ha sussurrato un disarmante e tragico: “Ho davvero mandato tutto all’aria, vero?”, ricevendo dallo sguardo e dalle parole di Jill una dolorosa e irrevocabile conferma.

È proprio dietro questa costante alternanza tra estrema vulnerabilità umana e una rigida, quasi militare protezione del nucleo familiare che emerge il vero cortocircuito concettuale dell’opera, associabile alla metafora della boule de neige (il globo di neve artificiale):

Il problema principale risiede nel fatto che, come mette brillantemente a nudo Katie Rogers, il libro finisce per riflettere l’immagine speculare di una Casa Bianca fortemente “insulare” e arroccata, un microcosmo in cui la lealtà assoluta verso il Presidente veniva prima di tutto e i sentimenti personali di Joe Biden venivano costantemente prioritizzati rispetto a qualunque altra dinamica.

Mentre la ex First Lady si concentrava a registrare con cura millimetrica i dettagli decorativi della residenza – come i batuffoli di cotone usati per simulare la neve finta nei corridoi durante le feste o le fusa della gatta Willow -, il mondo reale là fuori stava affrontando scossoni politici ed elettorali senza precedenti storici. Quel vetro protettivo della sfera, nato per custodire e preservare una favola familiare ideale dalle intrusioni del mondo esterno, ha finito per trasformarsi in una barriera impenetrabile di fronte alle legittime domande e alle profonde preoccupazioni dei cittadini americani.

Secondo l’analisi del quotidiano newyorkese, la figura di Jill Biden emerge così in una doppia veste drammatica. Da un lato, custode ferrea di un paradiso domestico artificiale fatto di staff devoto e dettagli floreali curatissimi. Dall’altro, una First Lady che scientemente decide di alzare un muro emotivo. Jill Biden ci dice con estrema precisione che cosa ha visto, ma sceglie deliberatamente di non rivelare come si sia sentita davvero di fronte al declino del marito.

Il coro dei critici: l’ammissione choc al Wall Street Journal e il caso Gaza

Se la critica letteraria si è spaccata, i pesi massimi del giornalismo internazionale hanno sferrato attacchi durissimi, trovando conferme definitive nelle confessioni rilasciate dalla stessa ex First Lady durante il tour promozionale.

L’intervista shock di Kara Voght (The Wall Street Journal): In un lungo e commentatissimo articolo di approfondimento firmato da Kara Voght, intitolato significativamente “Jill Biden sul suo memoir e un matrimonio in cui non si discuteva delle cose difficili”, la ex First Lady si è confessata a cuore aperto. Parlando della salute del marito, del dolore per la perdita dell’East Wing e dei duri attriti con Nancy Pelosi, Jill ha ammesso candidamente che l’intera impalcatura protettiva della loro vita di coppia si basava su una regola non scritta: il loro è sempre stato “un matrimonio in cui semplicemente non si discuteva delle cose difficili”. Una rivelazione che per i critici spiega l’omissione sistemica che attraversa l’intero libro.

L’affondo di Arwa Mahdawi (The Guardian): In un editoriale al vetriolo pubblicato il 6 giugno 2026, la celebre firma del quotidiano britannico ha definito il libro “l’ultima cosa di cui l’America ha bisogno in questo momento”, bollandolo come un esercizio di pura auto-delusione.

Mahdawi attacca duramente la gestione del “caso Gaza”: nel libro Jill liquida il sanguinoso conflitto in appena due pagine e mezzo, auto-incensandosi per aver attaccato un Post-it sullo specchio del marito con scritto “Net [Netanyahu] deve fermarsi”. Il commento della giornalista è gelato: “Non è esattamente Martin Luther King, vero? Ho messo più passione nel cercare di impedire ai miei vicini di buttare la spazzatura in anticipo. Eppure, a sentir lei, quel biglietto la rende la personificazione del coraggio”.

Scaachi Koul (Slate): Ha liquidato l’opera con una battuta fulminante: “È una donna che difende il marito davanti a un pubblico che non glielo ha chiesto. L’intero libro poteva essere tranquillamente un semplice post su Facebook”.

Jake Tapper (CNN): Ha ribadito che la tesi di Jill sulla piena salute mentale di Joe nell’estate 2024 è “palesemente falsa”, ricordando che la tendenza all’insabbiamento medico della famiglia è una costante nata già ai tempi della gestione segreta della malattia di Beau.

Il “dietro le quinte” del TIME: la verità di Jill nel camerino di Philadelphia

A chiudere il cerchio su questa accesissima parabola mediatica è un memorabile retroscena firmato da Julia Terruso per la rivista TIME, pubblicato l’11 giugno 2026. La giornalista ha incontrato la ex First Lady nel camerino del Miller Theater di Philadelphia, sesta tappa di un tour promozionale che molti strateghi democratici ed ex membri dello staff della campagna elettorale hanno apertamente definito “un clamoroso errore, privo di qualsiasi auto-riflessione”.

Nel backstage, mentre fuori il pubblico di sole donne le tributava una standing ovation guidata dal conduttore di Queer Eye Antoni Porowski, Jill Biden ha mostrato quel “guscio protettivo” che ammette di aver sviluppato in cinquant’anni di politica. Sbattendo i suoi espressivi occhi azzurri truccati di mascara e scuotendo la testa, ha liquidato con fermezza il fuoco di sbarramento dei media e del suo stesso partito:

“Non voglio riaprire vecchie ferite. Ma andiamo, il dibattito TV è stato solo un capitolo su 35. Potete immaginare cosa sarebbe successo se lo avessi lasciato fuori? Come mi avrebbero criticata? Certo che dovevo includerlo. Ma voglio riviverlo ancora e ancora e ancora? No. Penso che i Democratici se la caveranno alla grande alle prossime elezioni di metà mandato e che supereremo questo momento della storia”.

Nell’intervista al TIME, Jill ha voluto “mettere i puntini sulle i” su quella fatidica notte di giugno 2024. Ha rivelato che il suo panico da ictus è svanito solo quando il marito le ha confessato l’errore nel backstage. Subito dopo, i medici che viaggiavano con il team presidenziale l’hanno rassicurata che Joe stava bene. Solo a quel punto la coppia ha proseguito la serata, presentandosi prima in una sala da ballo per salutare i volontari e poi, a notte fonda, nel famoso fast-food Waffle House di Atlanta, per dimostrare all’America che il Presidente era il “solito vecchio Joe”.

Il passaggio più controverso dell’intervista della giornalista Terruso tocca il cuore delle accuse. Jill Biden viene vista da molti come la principale responsabile per non aver fermato la corsa del marito. La ex First Lady si difende fermamente da questa narrazione, spiegando di aver scritto il memoir proprio per “ristabilire la verità” e rivendicando la bontà della sua scelta:

“La verità era che Joe non si esibiva più bene come nei suoi giorni giovanili. Ma questo lo squalificava dall’essere presidente, finché portava a termine il lavoro? Io non lo pensavo, e non lo pensavano nemmeno i membri dello staff che passavano molto più tempo con lui di quanto ne passassi io”.

Resta il fatto che View from the East Wing, nel disperato tentativo di proteggere un’illusione di perfezione domestica e di difendere la memoria di un mandato, ha ottenuto l’effetto opposto. Ha mostrato quanto possa essere fragile e ostinata quella magica boule de neige quando decide di ignorare la dura realtà della storia e della politica, lasciando un partito intero a fare i conti con i cocci di un vetro andato in frantumi.

Il termometro dei lettori: la spaccatura e la “guerra dei voti” su Goodreads

A dimostrazione di come il libro stia dividendo non solo i grandi giornali ma anche la base dei lettori comuni, la forte e palpabile polarizzazione americana ha trovato una sponda immediata sulla celebre piattaforma social Goodreads.

Nel giro di pochissimi giorni dal lancio globale, View from the East Wing si è assestato su una valutazione media esatta di 3.84 stelline su 5. Nel mondo della community letteraria digitale un punteggio simile, apparentemente discreto, è in realtà il sintomo di una vera e propria guerra fredda del clic, dove i voti massimi a cinque stelle dei sostenitori si scontrano frontalmente con le stroncature nette a una stella dei detrattori, annullandosi a vicenda.

L’aspetto più interessante che emerge dall’analisi della pagina riguarda la netta divisione tra gli utenti che hanno già completato la lettura a tempo di record e il vastissimo esercito di coloro che hanno inserito il volume nella propria lista dei desideri in attesa di acquistarlo.

Tra chi ha già divorato le pagine del memoir, i giudizi sono diametralmente opposti. Da una parte i fedelissimi celebrano l’intimità della scrittura, la grazia nel raccontare i drammi familiari e la forza ispiratrice di una First Lady che correggeva i compiti del community college tra un evento di Stato e l’altro. Dall’altra, i lettori più severi lo bocciano come una delusione patinata, accusando Jill di essersi rifugiata nella descrizione delle decorazioni natalizie pur di non affrontare con trasparenza i nodi storici del declino del marito.

Questa tensione si riflette perfettamente anche nei commenti di chi ha inserito il libro nella colonna dei volumi da leggere. Se una fetta di utenti attende la propria copia per mostrare vicinanza emotiva alla famiglia presidenziale, un’altra parte altrettanto rumorosa dichiara apertamente di voler iniziare la lettura con forte scetticismo, spinta solo dalla curiosità morbosa di capire fino a che punto si sia spinta quella che definiscono un’operazione di riscrittura della storia.

La pagina di Goodreads è diventata così un ring politico a cielo aperto, dove il valore letterario del testo passa quasi in secondo piano rispetto alla fazione a cui si sceglie di appartenere.