Milano e l’intero mondo della cultura italiana vivono un momento di profonda commozione e sconcerto. Si è spento all’età di 91 anni Ulrico Carlo Hoepli, storico editore e colonna portante dell’omonima casa editrice. Per decenni custode di una tradizione familiare straordinaria, la sua scomparsa porta con sé un carico simbolico e malinconico quasi doloroso: avviene infatti a pochissimi giorni di distanza dalla chiusura definitiva della storica libreria Hoepli nel cuore di Milano.
È come se il destino avesse voluto unire, in un unico e definitivo capitolo, la fine di un luogo fisico d’elezione e il viaggio dell’uomo che lo ha amato, protetto e guidato per una vita intera.
Chi era Ulrico Carlo Hoepli: una vita per la pagina stampata
Nato nel 1935, Ulrico Carlo Hoepli incarnava la nobile stirpe di stampo svizzero trapiantata nel cuore della Lombardia, una dinastia che ha letteralmente alfabetizzato l’Italia moderna. Figlio di Carlo Hoepli (a sua volta nipote del mitico fondatore Ulrico, che diede vita all’impresa nel lontano 1870), Ulrico Carlo ha vissuto in prima persona la rinascita della casa editrice dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, quando i bombardamenti distrussero i magazzini di famiglia.
Dopo la laurea in Giurisprudenza negli anni Sessanta, entrò attivamente nella gestione aziendale affiancando il padre. Con una visione lucida e pragmatica, seppe intuire i bisogni di un’Italia in pieno boom economico, industriale e tecnologico. Sotto la sua guida, i celebri “Manuali Hoepli” si sono trasformati in veri e propri pilastri del sapere tecnico, scientifico e professionale del Paese, compagni di studio insostituibili per generazioni di ingegneri, architetti, artigiani e studenti.
Ma Ulrico Carlo non era solo un uomo di cataloghi e bilanci. Per lui la grande libreria di via Hoepli, a due passi da Piazza della Scala e dal Duomo, era semplicemente il “negozio”, un luogo dell’anima in cui i lettori non erano semplici clienti, ma compagni di un grande viaggio intellettuale.
Un innovatore tra le istituzioni culturali
La sua figura ha lasciato un’impronta indelebile anche nelle istituzioni. È stato stimato consigliere della SIAE, tesoriere dell’AIE (Associazione Italiana Editori) e, nel 1998, era stato nominato presidente della Federazione degli Editori Europei.
Un uomo radicato nella grande tradizione novecentesca, certo, ma con lo sguardo costantemente rivolto al futuro: non è un caso che, nel lontano 2001, sia stato tra i primissimi in Italia a comprendere le potenzialità del digitale, inaugurando il portale hoepli.it e traghettando il brand nel nuovo millennio molto prima dell’avvento dei colossi dell’e-commerce.
La triste concomitanza: l’addio all’editore e la chiusura della libreria
Ciò che rende la scomparsa di Ulrico Carlo Hoepli un evento che tocca corde intime e squisitamente letterarie è la tragica concomitanza temporale con la fine del “tempio del libro” milanese. Il 27 maggio 2026, infatti, la storica libreria Hoepli ha abbassato le sue saracinesche per l’ultima volta, mettendo fine a ben 156 anni di attività culturale ininterrotta.
Una decisione sofferta, arrivata dopo la deliberazione di messa in liquidazione volontaria della società lo scorso marzo, causata dalle crescenti complessità del mercato editoriale e da logoranti conflitti endosocietari interni ai rami della famiglia (che vedevano contrapposti i figli di Ulrico Carlo – Giovanni, Matteo e Barbara – e il cugino Giovanni Nava). La cessione del prezioso catalogo della saggistica scolastica a Mondadori e la vendita dell’iconico palazzo del centro di Milano a un fondo immobiliare avevano già sollevato nelle settimane precedenti un’ondata di sdegno, flash mob e petizioni firmate da migliaia di cittadini e intellettuali, preoccupati anche per il destino dei circa novanta dipendenti della struttura.
Oggi, con la morte di Ulrico Carlo, quel vuoto immobiliare e commerciale diventa un lutto umano e culturale assoluto. È impossibile non scorgere un legame quasi poetico in questa successione di eventi: il grande editore si è spento al Policlinico di Milano a causa di una grave polmonite bilaterale proprio mentre il suo amato “negozio” si prepara a essere definitivamente svuotato entro il 30 giugno. Come se, privato della sua casa naturale fatta di scaffali alti fino al soffitto, ballatoi e profumo d’inchiostro, l’anziano patriarca avesse deciso che il suo compito terreno fosse ormai concluso.
L’eredità di un gigante gentile
Ulrico Carlo Hoepli era un uomo che credeva profondamente nel potere emancipatore della lettura e della divulgazione accessibile. Con lui se ne va forse l’ultimo grande testimone di un’editoria milanese romantica e al contempo rigorosa, capace di unire l’alto artigianato della cura editoriale alla divulgazione di massa.
In un’intervista rilasciata qualche anno fa, ricordando le origini svizzere del prozio e il legame viscerale con la sua città adottiva, aveva dichiarato:
“Il nostro fondatore aveva capito che il futuro per l’editoria in lingua italiana era proprio in questa città. Grazie alla sua lungimiranza, io e i miei figli continuiamo a poter svolgere ancora oggi il nostro mestiere.”
Oggi i luoghi cambiano destinazione, i mercati cambiano pelle e i grandi maestri ci lasciano. Ma i milioni di libri stampati e venduti sotto la sua ala protettrice, quelli che popolano le nostre case e le nostre biblioteche, continueranno a raccontare la storia di Ulrico Carlo Hoepli e di una Milano che sapeva sognare, studiare e crescere tra le pagine.
