Il Labirinto della Masone di Fontanellato (Parma) dedica la sua nuova mostra, aperta fino al 13 settembe 2026, a Erté, una delle figure più emblematiche del gusto Art Déco. La mostra “ERTÉ. Lo stile è tutto“, curata da Valerio Terraroli, con organizzazione di Elisa Rizzardi e allestimento di Maddalena Casalis prevede anche la pubblicazione di un omonimo volume edito da Franco Maria Ricci, con testi di Valerio Terraroli e Alessandra Tiddia.
Erté. Lo stile è tutto
Erté così è il protagonista di un’esposizione che riunisce oltre centocinquanta lavori, molti dei quali mai esposti al pubblico, offrendo uno sguardo ampio e inedito sulla varietà e la ricchezza del suo universo creativo. Erté riuscì a fondere in un linguaggio inconfondibile gli elementi decorativi e simbolici della modernità tra le due guerre. I suoi disegni, tra geometrie sofisticate ed eleganze impossibili, raccontano il mutare degli stili e l’inarrivabile mondo delle dive, ma anche il dialogo tra alta moda e cultura di massa.
Chi era Erté: un creativo visionario
Nato e cresciuto nella migliore società russa, Erté (il cui vero nome era Roman Petrovič Tyrtov , poi traslato in francese come Romain de Tirtoff) giunge a Parigi nel 1912 e inizia a lavorare giovanissimo per Paul Poiret, il couturier che avrebbe rivoluzionato la moda del primo Novecento. Dal 1915 collabora con Harper’s Bazaar, rivista per cui realizza oltre duecento copertine fino al 1937.
Grazie a questa lunga collaborazione, che contribuisce a definire l’immaginario visivo dell’Art Déco, si afferma come illustratore a livello internazionale. I suoi lavori compaiono anche su Vogue, Cosmopolitan e The London News, consolidando la sua fama su entrambe le sponde dell’Atlantico. Allo stesso tempo, disegna costumi per il Music hall e per le grandi produzioni teatrali che animano la Parigi e la New York degli anni Venti, arrivando fino al cinema di Hollywood.
Le sue scene per le Folies-Bergère e le Ziegfeld Follies diventano veri e propri paesi delle meraviglie grazie a invenzioni memorabili come i “sipari viventi” e i “costumi collettivi”. Non sorprende che i suoi disegni abbiano avuto tanta risonanza: innovativi, eleganti e stravaganti, sono divenuti simboli di un Déco sfavillante e interpreti di un’estetica profondamente affine all’universo di Franco Maria Ricci. Fu proprio l’editore a pubblicare, nel 1970 per la collana I Segni dell’Uomo, il primo importante volume in lingua italiana dedicato a Erté, con un testo di Roland Barthes.
In quell’occasione alcune sue opere entrarono a far parte della collezione oggi, conservata presso il Labirinto della Masone, di recente arricchita con l’acquisizione di quattro ulteriori disegni dell’artista russo.
La passione sempre viva per l’Art Déco
In un momento di rinnovato interesse critico ed espositivo per l’Art Déco, come testimonia la mostra rievocativa appena conclusa a Parigi, la mostra consente un’ampia rilettura dell’opera di Erté, in tutta la sua complessità e modernità. Tutto è prezioso e sfavillante nel suo mondo, ma mai pacchiano. Il percorso espositivo propone oltre centocinquanta opere, tra disegni, bozzetti (alcuni provenienti dal Victoria & Albert Museum di Londra), pochoir, litografie, documenti e materiali cinematografici, con particolare attenzione agli anni Dieci, Venti e Trenta, considerati il momento più originale della sua lunga carriera.
Accanto ai prestiti da collezioni private italiane e internazionali, sono esposte anche le ventotto opere appartenenti alla collezione Franco Maria Ricci. L’allestimento, di forte impatto visivo , accompagna il visitatore nell’universo visivo di Erté attraverso sezioni tematiche che approfondiscono i principali ambiti della sua attività: dai figurini al teatro e al Music Hall, dalle collaborazioni editoriali alle celebri serie dell’Alfabeto e dei Numeri. L’invenzione è quella di creare lettere e numeri con corpi intrecciati di danzatrici e danzatori, idoli, animali, piume e pietre preziose in un tripudio di colori e immagini.
