“Ti auguro ogni bene” porta sullo schermo una delle storie queer più amate degli ultimi anni, trasformando il romanzo di Mason Deaver in un film capace di parlare di identità, famiglia, ansia e sopravvivenza emotiva senza retorica né pietismo. Diretto da Tommy Dorfman, attrice e regista nota anche per Tredici, il film nasce da un libro diventato un punto di riferimento per moltissimi giovani lettori LGBTQ+, soprattutto per il modo in cui affronta il tema del coming out non binario dopo il trauma del rifiuto familiare.
Il risultato è un coming of age doloroso ma luminoso, attraversato da fragilità autentiche, attacchi d’ansia, senso di abbandono e desiderio disperato di essere finalmente visti per ciò che si è davvero.
“Ti auguro ogni bene” dal libro di Mason Deaver al film diretto da Tommy Dorfman
Pubblicato in Italia da Mondadori, “Ti auguro ogni bene” segue la storia di Ben De Backer, adolescente non binario che decide di fare coming out con i propri genitori. Il risultato è devastante: Ben viene cacciatə di casa e costrettə a trasferirsi dalla sorella maggiore Hannah e dal marito Thomas, persone ormai quasi estranee dopo anni di distanza emotiva.
A scuola Ben cerca di sparire, di occupare meno spazio possibile, di evitare qualsiasi attenzione. L’ansia diventa un rumore costante, il corpo si irrigidisce, le relazioni sembrano pericolose. Poi però arriva Nathan, compagno di scuola brillante e carismatico che lentamente rompe il muro costruito attorno al protagonista.
Il romanzo di Mason Deaver aveva colpito moltissimi lettori proprio per questo approccio profondamente umano. Non raccontava soltanto il coming out, ma ciò che accade dopo. La parte che spesso il cinema e le narrazioni mainstream evitano: la solitudine, il trauma familiare, la difficoltà di ricostruirsi quando si perde il luogo che dovrebbe proteggerci.
Tommy Dorfman ha dichiarato di essersi sentita immediatamente legata alla storia dopo la propria transizione, vedendo nel libro la possibilità di raccontare qualcosa di urgente e necessario in un periodo storico particolarmente duro per le persone queer e trans negli Stati Uniti.
Un film che parla di famiglia scelta e sopravvivenza emotiva
La cosa più interessante di “Ti auguro ogni bene” è che non costruisce il dramma attorno alla sola identità di Ben. Il film parla soprattutto della necessità di trovare un posto nel mondo quando quello che avevamo considerato “casa” smette improvvisamente di esserlo.
La relazione con la sorella Hannah, interpretata da Alexandra Daddario, diventa centrale proprio perché non è semplice né rassicurante. Hannah stessa porta addosso ferite, silenzi e incapacità emotive. Tra i due personaggi si crea una vicinanza fragile, fatta più di tentativi che di certezze.
Anche Thomas, interpretato da Cole Sprouse, evita il ruolo stereotipato del “salvatore”. È una presenza goffa, imperfetta, ma sinceramente affettuosa. Il film sembra voler dire che a volte le persone che ci salvano non lo fanno in modo spettacolare. Lo fanno restando.
Fondamentale anche il personaggio della professoressa Lyons, interpretata da Lena Dunham, insegnante d’arte eccentrica che diventa uno dei primi adulti capaci di guardare Ben senza giudizio.
Il tema della found family, la famiglia scelta, attraversa tutta la narrazione. Ed è probabilmente questo il cuore emotivo dell’opera: capire che l’amore non sempre coincide con il sangue e che, a volte, ricominciare significa costruire nuove forme di appartenenza.
Un coming of age queer che evita gli stereotipi
Molti film LGBTQ+ adolescenziali tendono a oscillare tra due estremi: il trauma assoluto oppure la rappresentazione eccessivamente idealizzata. “Ti auguro ogni bene” prova invece a restare nel mezzo, raccontando la vulnerabilità senza trasformarla in spettacolo.
Ben non è un simbolo perfetto. È una persona terrorizzata, spesso chiusa, incapace persino di capire come occupare il proprio spazio nel mondo. L’ansia sociale e il senso di colpa vengono rappresentati con grande delicatezza, quasi come una presenza fisica costante.
Anche la relazione con Nathan evita la dinamica da favola romantica. Nathan non “guarisce” Ben. Gli offre semplicemente uno spazio sicuro in cui poter esistere senza sentirsi sbagliatə.
Questo approccio rende il film molto più vicino alla sensibilità contemporanea rispetto a tanti coming of age del passato. Non c’è la ricerca del grande manifesto politico. C’è piuttosto il desiderio di raccontare il peso emotivo della crescita quando il mondo sembra continuamente chiederti di giustificare la tua esistenza.
Il cast e l’importanza culturale del progetto
Corey Fogelmanis interpreta Ben con una sensibilità trattenuta che sembra funzionare proprio nei silenzi e nelle esitazioni del personaggio. Alexandra Daddario sorprende in un ruolo molto più fragile e realistico rispetto a quelli che il pubblico associa normalmente alla sua immagine cinematografica. Cole Sprouse, invece, riesce a dare al personaggio di Thomas una dolcezza disarmante e mai artificiale.
Il film è stato presentato al South by Southwest e ha ricevuto recensioni generalmente positive, soprattutto per la delicatezza con cui affronta identità non binaria, salute mentale e adolescenza queer.
L’uscita italiana prevista per il 18 giugno 2026, in concomitanza con il Pride Month, rafforza ulteriormente il valore culturale del progetto.
Ma la forza di “Ti auguro ogni bene” non sta soltanto nella rappresentazione LGBTQ+. Sta nel modo in cui racconta qualcosa di universale: la paura di non essere abbastanza amabili, il bisogno disperato di appartenenza, la ricerca di uno spazio dove smettere finalmente di nascondersi.
Perché, in fondo, il desiderio più grande di Ben non è essere speciale. È semplicemente essere accolto.
