Chi è Leila Guerriero, vincitrice del Premio Strega Europeo 2026

Scopri chi è Leila Guerriero, vincitrice del Premio Strega Europeo 2026 con “La chiamata” (SUR). Co-premiata la traduttrice Maria Nicola. Un successo che celebra il dialogo culturale.

Chi è Leila Guerriero, vincitrice del Premio Strega Europeo 2026

Nella suggestiva e affollata cornice del Circolo dei lettori e delle lettrici, si è consumato l’atto finale della tredicesima edizione del Premio Strega Europeo, uno dei riconoscimenti più prestigiosi e attesi del panorama editoriale contemporaneo. A trionfare quest’anno è stata la scrittrice e giornalista argentina Leila Guerriero con il romanzo “La chiamata. Storia di una donna argentina“, pubblicato in Italia dalla casa editrice SUR.

Un successo straordinario che accende i riflettori su una vicenda umana e storica di profonda, dolorosa e necessaria universalità.

Il Premio Strega Europeo 2026 a Leila Guerriero

In piena sintonia con lo spirito fondativo della manifestazione, il riconoscimento è stato assegnato ex aequo a Maria Nicola, la traduttrice che ha curato con sensibilità la versione italiana del testo. La scelta strutturale di premiare con pari dignità e valore economico la figura del traduttore rappresenta un segno tangibile e quantomai urgente dell’importanza delle traduzioni nel mercato editoriale globale.

Chi è Leila Guerriero: il rigore della cronaca, la forza della letteratura

Nata a Junín nel 1967, Leila Guerriero è una delle voci più autorevoli, influenti e sferzanti del giornalismo narrativo e della saggistica contemporanea in lingua spagnola. Esponente di spicco della cosiddetta crónica latinoamericana – quel genere ibrido e nobile che unisce il rigore dell’indagine giornalistica sul campo alle tecniche strutturali della grande letteratura –, Guerriero ha ridefinito i confini del reportage d’autore. Le sue opere, tradotte in numerose lingue, si distinguono per uno sguardo penetrante, mai incline al sentimentalismo, capace di indagare le pieghe più oscure, intime e rimosse della società e della storia recente.

Il suo debutto giornalistico risale ai primi anni Novanta e, da allora, le sue firme e i suoi editoriali hanno arricchito testate internazionali di primissimo piano come El País, La Nación e Rolling Stone. In Italia il pubblico colto l’ha imparata a conoscere e amare grazie a volumi straordinari come “I suicidi della fine del mondo”, “Frutti di mare si mangiano scalzi” e “Opus Dei”. Con “La chiamata”, l’autrice mette a segno un’opera magistrale in cui la memoria storica della dittatura argentina si intreccia al destino individuale, confermando la sua straordinaria capacità di dare voce all’indicibile attraverso una prosa tesa, millimetrica e di devastante impatto civile.

Il legame indissolubile con il Salone del Libro e le istituzioni

Anche in questa edizione 2026, la kermesse ha vissuto in perfetta simbiosi con il Salone Internazionale del Libro di Torino. Tra il 15 e il 17 maggio, le autrici e gli autori selezionati in cinquina hanno avuto l’opportunità di presentare le proprie opere al fitto e appassionato pubblico della fiera letteraria, animando dibattiti, incontri e riflessioni cruciali che hanno arricchito i padiglioni del Lingotto prima del verdetto finale.

La cerimonia di premiazione, condotta con consueta eleganza e ritmo dalla giornalista Eva Giovannini, ha visto alternarsi sul palco le principali personalità delle istituzioni culturali italiane. Sono intervenuti Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci; Emanuele Sacerdote in rappresentanza dello storico marchio Strega Alberti Benevento; Alfredo Majo per l’Ufficio Sponsorships di BPER Banca; e Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei lettori.

Il Premio

Il Premio Strega Europeo è nato nel 2014 in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Il suo obiettivo primario rimane quello di diffondere in Italia la conoscenza di alcune tra le voci più originali, dirompenti e rilevanti della narrativa contemporanea transnazionale, configurandosi come un momento di aggregazione intellettuale che supera i confini geografici.

L’evento è attivamente promosso dalla Fondazione Bellonci e dall’azienda Strega Alberti Benevento, in stretta collaborazione con il Salone del Libro e la Fondazione Circolo dei lettori, con la preziosa media partnership di RAI e il supporto tecnico di Librerie Feltrinelli e SYGLA.

Il verdetto della giuria e l’analisi della cinquina
La vittoria di Leila Guerriero è maturata attraverso lo scrutinio di una giuria d’eccezione, composta da 30 scrittrici e scrittori italiani legati a doppio filo alla storia del Premio Strega madre, avendolo vinto o essendo arrivati in finale nelle passate stagioni. Il libro edito da SUR ha ottenuto ben 16 preferenze, superando una concorrenza agguerritissima e caratterizzata da un livello qualitativo eccezionale.

Tra i giurati d’élite che hanno espresso il proprio voto figurano i nomi più illustri della letteratura italiana contemporanea: da campioni di vendite e critica come Antonio Scurati, Paolo Giordano, Silvia Avallone, Nicola Lagioia, Mario Desiati e Donatella Di Pietrantonio, fino a raffinati interpreti della parola come Giulia Caminito, Claudia Durastanti, Domenico Starnone, Sandro Veronesi, Nadia Terranova e Valeria Parrella, solo per citarne alcuni.

Il valore del trionfo di Guerriero risalta in modo ancor più netto se si analizzano gli altri quattro titoli che hanno composto la cinquina dei finalisti di questa edizione, specchio fedele della complessità e delle ferite del nostro tempo:

Leila Guerriero, La chiamata. Storia di una donna argentina, tradotto da Maria Nicola (SUR) — Opera Vincitrice

Nathacha Appanah, La notte nel cuore, tradotto da Cinzia Poli (Einaudi)

Isabella Hammad, Entra il fantasma, tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio)

Tonio Schachinger, In tempo reale, tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio)

Yael van der Wouden, Estranea, tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti)

Un Albo d’Oro di respiro mondiale

Con questa memorabile affermazione, Leila Guerriero si inserisce di diritto in un albo d’oro di immenso spessore letterario, succedendo a pilastri della narrativa mondiale che negli anni passati hanno arricchito il palmarès della manifestazione torinese, lasciando un’impronta indelebile nella coscienza civile europea:

2025: Paul Murray, Il giorno dell’ape, tradotto da Tommaso Pincio (Einaudi Stile Libero)

2024: Neige Sinno, Triste Tigre, tradotto da Luciana Cisbani (Neri Pozza)

2023: Emmanuel Carrère, V13, tradotto da Francesco Bergamasco (Adelphi)

2022: Amélie Nothomb, Primo sangue, tradotto da Federica Di Lella (Voland) ex aequo con Mikhail Shishkin, Punto di fuga, tradotto da Emanuela Bonacorsi (21lettere)

2021: Georgi Gospodinov, Cronorifugio, tradotto da Giuseppe Dell’Agata (Voland)

2020: Judith Schalansky, Inventario di alcune cose perdute, tradotto da Flavia Pantanella (nottetempo)

2019: David Diop, Fratelli d’anima, tradotto da Giovanni Bogliolo (Neri Pozza)

2018: Fernando Aramburu, Patria, tradotto da Bruno Arpaia (Guanda)

2017: Jenny Erpenbeck, Voci del verbo andare, tradotto da Ada Vigliani (Sellerio)

1016: Annie Ernaux, Gli anni, tradotto da Lorenzo Flabbi (L’orma)

2015: Katja Petrowskaja, Forse Esther, tradotto da Ada Vigliani (Adelphi)

Il Premio Strega Europeo 2026 si chiude consegnando ai lettori un’opera di straordinario valore. Attraverso il verdetto di Torino, la narrazione di Leila Guerriero si conferma un tassello imprescindibile per comprendere non solo la memoria storica dell’America Latina, ma la resilienza universale dello spirito umano di fronte ai traumi della storia, unendo l’Europa in una profonda e comune riflessione letteraria.