Uno dei maestri assoluti della fotografia del Novecento celebrati attraverso la più ampia retrospettiva a lui dedicata. E’ questa la mostra “Horst P. Horst, La geometria della Grazia” in programma fino al 5 luglio negli spazi delle stanze della Fotografia all’ Isola di San Giorgio a Venezia.
Horst ha inventato un nuovo modo di pensare la fotografia, ben oltre le copertine di Vogue per cui è diventato celebre, consacrandola come nuova e originaria forma di scrittura. La mostra propone una lettura trasversale dell’opera di un artista a lungo identificato come il grande fotografo di moda.
Se la sua collaborazione con la celebre rivista ha contribuito a fissarne l’immagine nel campo della fotografia di moda, il progetto curatoriale mira invece a decostruire questo linguaggio visivo, analizzandolo con precisione quasi chirurgica.
Horst P. Horst: l’architetto della moda
Il percorso espositivo si articola attorno a tre assi fondamentali: linea, volume e spazio. La linea rimanda ai principi del Bauhaus, richiamando anche il pensiero di Walter Gropius, secondo cui ogni opera d’arte è tutto una costruzione. Il secondo asse riguarda il volume e si collega alla tradizione dell’arte classica, fondata sulla cosiddetta proporzione divina, esemplificata dall’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci conservato alle Gallerie dell’Accademia.
Infine, il tema dello spazio si sviluppa a partire dalle riflessioni maturate da Horst durante la frequentazione delle lezioni di Le Corbusier negli anni Trenta, idee poi formalizzate nell’uomo come misura armonica dello spazio. Questi tre principi costituiscono il nucleo di una mostra senza precedenti, che riunisce quasi 400 opere e offre una nuova chiave di lettura dell’intera produzione dell’artista.
Le opere sono accompagnate da materiale d’archivio come disegni preparatori schizzi e sketchbook a farci capire come lo scatto finale fosse il risultato di un processo creativo complesso e articolato. In mostra la foto più celebre pubblicata su Vogue nel 1939 e simbolo di un’eleganza senza tempo: la donna di spalle con corsetto, che rivela l’apice della sua poetica visiva .
La sua vita tra Bauhaus, Parigi e Stati Uniti
Nato nel 1906 a Weißenfels, in Germania, Horst P. Horst, all’anagrafe Horst Paul Albert Bohrmann, crebbe in una famiglia borghese: il padre, Max Bohrmann, era un mercante di successo e la madre, Klara Schoenbrodt, contribuì a creare un ambiente culturalmente stimolante. Fin da giovane ebbe modo di entrare in contatto con personalità influenti, come la danzatrice Eva Weidemann, che contribuì ad accendere il suo interesse per l’arte e a orientarlo verso una formazione eclettica.
Studiò infatti architettura e progettazione di mobili presso la Kunstgewerbeschule di Amburgo, sviluppando una sensibilità visiva che avrebbe poi caratterizzato profondamente il suo lavoro fotografico. Nel 1930 si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con l’ambiente culturale e artistico d’avanguardia e lavorò come apprendista presso Le Corbusier. In questo contesto conobbe George Hoyningen-Huene, allora capo fotografo di Vogue Francia, che divenne una figura centrale nella sua vita: Horst ne fu assistente, modello occasionale, protetto e compagno, fino a succedergli nel ruolo.
Fu proprio accanto a Hoyningen-Huene che iniziò a lavorare come fotografo di moda, entrando nei circoli dell’alta società parigina e ritraendo alcune delle personalità più iconiche del tempo, tra cui Coco Chanel, Bette Davis, Salvador Dalí, Marlene Dietrich, Greta Garbo, Katharine Hepburn, Gertrude Stein e la Wallis Simpson. Le sue prime fotografie apparvero nel dicembre 1931 su Vogue Francia, ma la consacrazione arrivò sulle pagine di British Vogue, dove si affermò come uno dei più raffinati fotografi di moda e ritrattisti del suo tempo.
Alla vigilia della Seconda guerra mondiale realizzò a Parigi una delle sue immagini più celebri, Mainbocher Corset, considerata oggi un’icona assoluta della fotografia del Novecento. Con lo scoppio del conflitto si trasferì negli Stati Uniti, dove adottò definitivamente il nome di Horst P. Horst e ottenne la cittadinanza americana, dando inizio a una nuova fase della sua carriera, dopo il licenziamento da Vogue si dedicò infatti alla fotografia di interni per House & Gardens. Morì a Palm Beach nel 1999.
