La Sicilia sembra avere due volti. Da una parte quello continentale, aspro e concreto, dall’altro quello delle sue isole, sospeso tra sogno e incanto.
Le Eolie appaiono così: terre che emergono dal mare come visioni. Non stupisce che il Mediterraneo di Omero continui ad aleggiare attorno a queste isole, dove il viaggio assume ancora il sapore dell’ignoto e dell’incanto.
Le Eolie e il richiamo delle Sirene: il Mediterraneo dove Omero continua a parlare
Partiamo dalla costa di Milazzo, in una giornata assolata attraversata dal vento di libeccio. La piccola imbarcazione avanza tra onde energiche e spruzzi d’acqua che rinfrescano, mentre la terraferma, che lentamente lasciamo alle nostre spalle, ci osserva.
Poi all’orizzonte iniziano ad apparire. Prima come ombre scure sospese sul mare, poi sempre più nitide: l’arcipelago delle Eolie. Terre vulcaniche disseminate nel Tirreno, ciascuna con il proprio paesaggio, la propria voce e la propria storia da raccontare.
Come le sirene dell’Odissea, che seducono e disorientano, sentiamo forte l’impulso di restare.
«Qui fermati, Odisseo glorioso, grande vanto degli Achei; arresta la nave, per ascoltare la nostra voce.»
Odissea, Canto XII
Lipari: la leggerezza della materia
La prima ad accoglierci è Lipari, la più grande dell’arcipelago. Il piccolo centro abitato brulica di vita tra vicoli luminosi e botteghe colme di ceramiche e oggetti in pietra pomice. Tutto sembra immerso in quella leggerezza quasi impalpabile tipica delle isole mediterranee, dove il tempo appare improvvisamente più lento.
La pietra pomice, simbolo dell’isola, è liscia al tatto quanto la sensazione di quiete che accompagna la traversata verso la nostra tappa successiva: Vulcano.
«Eolo, caro agli dèi, aveva tutti i venti rinchiusi in un’isola cinta dal mare.»
Odissea, Canto X
Ed è proprio il vento, qui, a trasformarsi nel vero spazio del viaggio: una presenza costante tra terra e promessa di nuove avventure in mare.
Vulcano: la terra che respira
Avvicinandoci a Vulcano, l’imponenza del cratere si staglia immediatamente davanti a noi. Abbandoniamo i panni da turisti per indossare le scarpe da trekking. La salita è impervia; la polvere lavica tinge di scuro i muscoli tesi dalla fatica, mentre il sentiero si arrampica lungo il crinale.
Poi, durante le soste per riprendere fiato, il paesaggio si concede generoso: le spiagge nere dell’isola, il mare che si distende fino all’orizzonte, il silenzio interrotto soltanto dal vento. Per un istante spazio e tempo si fondono e tutto sembra sospeso dentro la stessa dimensione. Ed è con questa consapevolezza che raggiungiamo la vetta.
«Vulcano è pura magia, è energia che pulsa. La si sente proprio al contatto con la terra.»
Alessandra D’Agostini, Sotto il cielo delle Eolie
Una frase che sembra restituire perfettamente il carattere più profondo dell’isola: selvaggia e primordiale.
Abbiamo bisogno di allentare la tensione, fisica ed emotiva. Di ritrovare ristoro.
Salina: la sospensione del tempo
Dopo l’esuberanza di Vulcano, Salina appare più silenziosa, quasi raccolta dentro una dimensione sospesa. Le colline verdi scendono lentamente verso il mare, mentre i piccoli borghi sembrano custodire un tempo più lento e appartato.
Qui il Mediterraneo perde parte della sua inquietudine e si avvicina alla dimensione della contemplazione.
Non è difficile capire perché Massimo Troisi abbia scelto proprio Salina per ambientare Il Postino. In questo luogo fatto di sassi e ghiaia protetti da ripide pareti di roccia a strapiombo, si suggella l’amicizia a suon di versi e metafore tra il postino e il poeta.
Come il film, anche l’isola sembra vivere di silenzi, attese e cose non dette.
Stromboli: il linguaggio del fuoco
«Il mio cuore mi spingeva ancora al viaggio.»
Odissea (parafrasi)
Sebbene l’atmosfera sia cinematografica, il richiamo al viaggio ci spinge a riprendere la via del mare al calare del sole, quando la luce, da violenta e assolata, si fa improvvisamente più dolce.
Poi, a distanza, qualcosa interrompe la continuità dell’orizzonte. Stromboli non appare: emerge.
Il buio è ormai pieno quando il vulcano comincia a farsi presenza viva. Piccole esplosioni si accendono nel cielo e subito si dissolvono, come fuochi d’artificio che il mare da secoli continua a custodire.
La scena immobilizza lo sguardo: non è più un paesaggio, ma uno stato d’animo.
E mentre restiamo incantati davanti a quelle esplosioni di luce, il viaggio sembra non avere più direzione.
Viaggiatori, pellegrini, viandanti, vagabondi…
Solo quando sai perché viaggi, il viaggio trova la sua direzione e ciascuno il proprio nome.
E non è la meta, ma la bellezza, alla fine, a rivelarlo.
