Viaggio culturale a Venezia, un museo a cielo aperto, guidati dalle parole di Umberto Eco

Tra la Collezione Peggy Guggenheim e le calli veneziane, la città di Venezia si apre come un’“opera aperta” secondo Umberto Eco

Viaggio culturale a Venezia, un museo a cielo aperto, guidati dalle parole di Umberto Eco

Di Venezia è già stato detto tutto, ma probabilmente non ancora abbastanza. È proprio questa apparente contraddizione ad avvicinarsi all’idea di Umberto Eco, secondo la quale un’opera non si esaurisce mai in un solo significato. Ogni sguardo aggiunge un’interpretazione, ogni esperienza rivela un dettaglio diverso.

L’opera d’arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.
Umberto Eco, Opera aperta, Bompiani, Milano, 1962.

Itinerario culturale alla scoperta di Venezia

Venezia sembra funzionare allo stesso modo. È una città che sfugge a ogni tentativo di descrizione definitiva: i canali, la magnificenza degli edifici, la trama silenziosa delle calli, i riflessi della laguna sono parti di un insieme che cambia continuamente senza perdere la propria identità.

Il museo che si apre alla città

È dentro questa logica che si inserisce anche la Collezione Peggy Guggenheim, che sabato 20 giugno partecipa alla quindicesima edizione di Art Night Venezia, la notte dell’arte promossa dall’Università Ca’ Foscari in collaborazione con il Comune di Venezia.

Per l’occasione il museo apre gratuitamente dalle 18 alle 22, offrendo ai visitatori la possibilità di attraversare i grandi capolavori della collezione permanente e la mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, accompagnata da brevi approfondimenti nel giardino del museo e da un laboratorio creativo dedicato ai più piccoli.

Ma, forse, l’aspetto più interessante dell’iniziativa è un altro. Per una sera il museo sembra rinunciare ai propri confini tradizionali. La visita non termina con l’uscita dalle sale: continua naturalmente nella città, come se Venezia fosse un museo a cielo aperto.

La città come museo diffuso

Basta oltrepassare il cancello del museo per ritrovarsi immersi in un’altra forma di esposizione. Le pareti lasciano il posto alle calli, i corridoi si trasformano in percorsi che si intrecciano senza un itinerario prestabilito e ogni deviazione diventa possibilità di scoperta.

Le calli veneziane non conducono soltanto da un indirizzo all’altro. Costringono a rallentare, ad alzare lo sguardo verso un balcone con i panni stesi o ad abbassarlo sui riflessi dell’acqua che filtrano tra gli edifici. Ogni angolo sembra custodire un dettaglio capace di raccontare una storia diversa: un portale consumato dal tempo, una piccola corte nascosta, una finestra socchiusa dalla quale affiora un chiacchiericcio con la tipica inflessione veneziana.

È grazie a Venezia che il concetto di museo cambia natura. Le opere non sono più raccolte dentro una sala, ma disseminate nello spazio urbano. Non esiste una cornice che separi ciò che è arte da ciò che appartiene alla vita quotidiana: tutto contribuisce alla costruzione di un unico, peculiare racconto.

L’arte che scorre

Se le calli rappresentano la trama più intima della città, il Canal Grande ne è la grande galleria d’acqua. I palazzi non si susseguono come semplici edifici, ma come opere affacciate su un percorso senza pareti né soffitto. È l’acqua a unire ciò che altrove sarebbe separato, trasformando il canale in un itinerario in continuo movimento, dove la luce contribuisce a modificare colori e prospettive a ogni ora del giorno.

Terra e acqua diventano così le due anime dello stesso museo. Le calli invitano a un’esplorazione più intima, lenta e raccolta; il Canal Grande apre invece lo sguardo, mostrando la città nella sua dimensione più scenografica, senza mai perdere il rapporto con la vita vera.

Forse è proprio questa la particolarità di Venezia. Non quella di conservare l’arte, ma di renderla inseparabile dallo spazio che la ospita. Qui è come se la terza dimensione si abbattesse: non esistono pareti per contenerla. La città stessa si trasforma in opera d’arte, lasciando che siano le sue pietre, l’acqua e il tempo a raccontarne, ogni volta, una storia diversa.

«Un testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo […].»
Umberto Eco, Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Bompiani, Milano, 1979.

Venezia, al crepuscolo, smette di assomigliare a una città. E diventa un’opera di cui, camminando, ciascuno di noi ha la sensazione vivida di scrivere una piccola parte.