Ci sono città che si ergono magnifiche, imponenti per spazi e architetture, vaste negli orizzonti e brulicanti di vita. E poi ci sono città a misura d’uomo, dove le prospettive restano racchiuse in sguardi più intimi e dove il confine con la provincia si fa più sfumato.
Parma appartiene a questa seconda forma. È una città elegante, che però ha saputo lasciarsi abitare con discrezione, tra la nebbia, il silenzio e la provincia che la circonda.
Per raccontarla non basta descriverne i monumenti. Bisogna imparare a leggerne i segni, quelli che trasformano uno spazio in un luogo della memoria. È uno sguardo che ricorda quello di Italo Calvino, capace di vedere nelle città non soltanto edifici, ma relazioni, tracce e storie.
“La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano.”
Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, 1972
E a Parma sono tanti e diversi i punti sui quali posare lo sguardo: a volte si rimane piacevolmente colpiti dal senso di armonia e bellezza, a volte nelle piccole vie interne ci si sente parte di una realtà intima e familiare, altre volte, tra le strade di campagna ci si perde semplicemente dentro il proprio pensiero.
La geometria del raccoglimento (Duomo e Battistero)
Ci si arriva passeggiando, quasi senza accorgersene, lasciandosi alle spalle il ritmo delle strade più movimentate del centro. Poi lo spazio si apre all’improvviso e il Duomo e il Battistero si impongono allo sguardo nella loro diversa teatralità. La piazza sembra troppo ampia per essere abbracciata in un solo colpo d’occhio, eppure trasmette una sensazione inattesa di raccoglimento, come se le architetture delimitassero uno spazio separato dal resto della città.
Il Battistero, con il suo marmo rosa, cambia volto a seconda delle ore del giorno. La superficie trattiene la luce senza rifletterla con durezza, restituendo una tonalità calda che addolcisce la severità delle forme.
Accanto, il Duomo custodisce una delle più alte espressioni artistiche della città: la cupola affrescata dal Correggio, dove lo sguardo viene letteralmente trascinato verso l’alto.
Dopo tanta bellezza abbandoniamo la piazza e quel senso di protezione per immergerci nelle vie del centro e nei borghetti caratteristici, alla ricerca della dimensione più raccolta della città.
La misura dei borghetti
Parma è conosciuta per i suoi monumenti e per i grandi luoghi della cultura come il Teatro Regio, Piazza Garibaldi e il complesso della Pilotta, ma è nei borghetti interni che la città trova la sua voce più autentica.
Basta imboccarne uno perché la monumentalità lasci spazio a una città raccolta, fatta di vie strette, facciate dai colori tenui e prospettive che cambiano a ogni passo.
Borgo del Naviglio conserva il ricordo dell’antico sistema di canali che attraversava la città; Borgo delle Colonne mantiene l’atmosfera delle botteghe storiche a pochi passi dal Duomo, mentre Borgo Felino racconta una Parma più silenziosa e quotidiana.
“Marcovaldo era sempre in cerca di qualcosa che gli altri non vedevano.”
Italo Calvino, Marcovaldo, Einaudi, 1963
È qui che la città sembra ritrovare la propria misura. Non ci sono scorci costruiti per stupire, ma angoli che invitano a rallentare, osservare una finestra aperta, una bicicletta appoggiata a un muro, un anziano al bar che ordina il caffè in dialetto. Il ritmo lento di una città che continua a vivere senza mettersi in mostra.
La città che si apre
Ma Parma non fonda la propria identità soltanto sul centro cittadino. Come molte città di medie dimensioni, vive del rapporto continuo con la sua provincia. Un territorio fatto di campi, terre fertili e nebbie che avvolgono la pianura, per poi lasciare spazio alle morbide colline dell’Appennino, dove i filari si accendono d’oro al tramonto.
Ma è proseguendo che si arriva nell’appennino più duro, quello costituito da boschi fitti e piccoli borghi silenziosi, quello dei crinali a picco sulla vallate, che regalano lo spettacolo di una pianura sconfinata.
“Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio.”
Italo Calvino, Le città invisibili.
Parma sembra custodire proprio questo equilibrio: non soltanto la monumentalità del suo centro storico, ma soprattutto il paesaggio che la circonda, con cui continua a dialogare ogni giorno.
Si dice che quando gli scambi sono ambivalenti, il valore ricevuto è nettamente superiore alla somma dei singoli. Spesso la geografia ce lo ricorda.
