Dio su un barcone – di Francesca Zimmardi

Dio su un barcone - di Francesca Zimmardi

Non metteva piede in una chiesa da vent’ anni. Aveva “chiuso” con Dio da quando la sua adorata moglie, la dolce Angela, era morta per dargli un figlio. Un sacrificio inutile, perché il bimbo era sopravvissuto alla mamma soltanto qualche giorno.
Antonio ricordava ancora le preghiere disperate di quei giorni. Nessuno lo aveva ascoltato. Le porte del cielo erano rimaste chiuse alle sue domande, ma si erano aperte troppo presto per Angela ed il piccolo Mattia.
Allora aveva fatto un discorso a Dio.
– Tu non mi hai ascoltato, e da questo momento per me non esisti più!
E così era stato.
Si era gettato a capofitto nel lavoro : era giornalista ed aveva chiesto di fare l’inviato in giro per il mondo. Aveva visto guerre, morti ammazzati, bambini violentati, disgrazie immani e sempre più si era convinto che aveva fatto bene a tagliare i ponti con quel Dio che permetteva che accadessero tutte quelle tragedie.
– Antonio, so che ti sto chiedendo una cosa difficile, ma lo faccio perché tu sei l’unico che può riuscirci…- aveva esordito il suo capo.
Avrebbe dovuto imbarcarsi con i clandestini che dalle coste africane ad ondate si riversavano in Italia. Un reportage dal “di dentro” per descrivere al meglio i fatti.
Aveva accettato. C’erano dei rischi molto alti, ma lui non aveva paura della morte : l’aveva vista in faccia così tante volte da riconoscerne l’odore. Sapeva che se aveva deciso di prenderti lo poteva fare in ogni luogo ed in ogni momento.
Il natante era piccolo, arrugginito e scricchiolava paurosamente, ma era stipato di gente dagli occhi tristi e stanchi, che scappava dall’inferno ma non avrebbe certo trovato il paradiso. La paura di restare nei propri Paesi in guerra superava quella atavica dell’ignoto.
Erano tutti uomini.
C’era solo una donna. Era incinta. Di lei lo aveva colpito la dolcezza rassegnata dello sguardo. Si appoggiava al marito che cercava invano di proteggerla dagli scossoni e dagli spruzzi di acqua salata.
All’inizio gli uomini lo avevano guardato con sospetto. Era forse una spia?
Ma quando avevano visto che anche lui si dava da fare per non fare affondare quel trabiccolo navigante e divideva con loro le sue sigarette avevano capito che quell’uomo bianco stava dalla loro parte.
Ad un certo punto lo scafista li abbandonò imbarcandosi su un motoscafo che li aveva seguiti fin lì. Lampedusa doveva essere vicina.
D’un tratto Antoinio si accorse del trambusto sotto coperta. Si avvicinò.
Maryam giaceva distesa sul pavimento di legno, sotto di lei una vecchia coperta..La fronte imperlata di sudore, gli occhi dilatati dallo spavento. Si lamentava a bassa voce, quasi temesse di disturbare.
Il bambino stava per nascere.
Gli uomini si allontanarono. Rimasero soltanto Antonio ed il marito della donna, che tremava spaventato.
Antonio non sapeva cosa fare. Aveva superato tante prove, affrontato tante situazioni difficili, ma questa…risvegliava in lui ricordi che sembravano sepolti per sempre, assieme alle due bare che contenevano le persone più care che avesse avuto al mondo.
Ma non c’era tempo per pensare.
Soltanto lui poteva aiutare quella donna, o almeno cercare di farlo. Aveva frequentato un corso di pronto soccorso e gli avevano spiegato anche qualcosa sul parto.
Si avvicinò a Maryam.
– Stai tranquilla, andrà tutto bene- le sussurrò dolcemente. Era bravo a mentire. Aveva paura e non sapeva come sarebbe andata a finire.
Lei lo guardò e gli sorrise, poi riprese a muovere le labbra.
– Ave Maria…- la sentì bisbigliare. Stava pregando. Ed era cattolica.
Maryam sgranava il suo rosario. Adesso sembrava più tranquilla. Non erano state le parole di Antonio. Si era affidata alla Madonna e Lei l’avrebbe aiutata.
Quante volte Antonio aveva visto la sua mamma con il rosario tra le mani! Chissà quanti ne aveva detti per lui…
Maryam cominciò a lamentarsi sempre più, segno che le doglie si erano intensificate : il momento era vicino.
Antonio si tolse giubbotto e maglietta e li ridusse a strisce. Aveva paura, le mani gli tremavano. Una preghiera gli sgorgò dal cuore.
– Madonna mia, ti prego, aiutami!! Chiedi Tu perdono a Dio per me. Dammi la forza,fammi
capire quello che devo fare…
Da quell’istante una grande serenità entrò in lui. Tutto si svolse per il meglio, e quando prese tra le braccia il piccolo che ,piangendo, dava il suo saluto alla vita, anche Antonio pianse.
A Lampedusa il bimbo e la sua mamma furono immediatamente soccorsi.
Prima di essere portati in ospedale, Maryam ed il marito vollero salutare Antonio.
– Grazie… lo chiameremo come te, Antonio – gli disse Maryam mentre il marito annuiva sorridendo.
Antonio li vide andar via in ambulanza. Poi come sospinto da qualcosa, cercò una chiesa.
Vicino all’altare, sul lato destro, c’era una statua della Madonna.
S’inginocchiò.
– Ave Maria, piena di grazia…..
Cominciò a pregare come se non avesse mai smesso di farlo e le parole sgorgarono come acqua limpida dalla sua memoria.

Francesca Maria Zimmardi

 

 

 

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