Tu sei una di Guido Catalano è una di quelle poesie che sorprendono per la naturalezza con cui riescono a raccontare qualcosa di grande. Poche parole, nessuna solennità, immagini quotidiane, un’ironia leggera: eppure, verso dopo verso, prende forma un meraviglioso tributo alla forza gentile delle donne.
Ed è forse proprio questa la qualità che conquista della poesia di Guido Catalano. Riuscire a cogliere qualcosa di maestoso senza renderlo mai retorico. La profondità arriva attraverso la semplicità, la tenerezza convive con il sorriso, l’emozione nasce quasi senza che il lettore se ne accorga. È una poesia che parla di cose importanti senza mai darsi importanza e che, proprio per questo, riesce ad arrivare lontano.
Dietro quel “Tu sei una” ciascuno può mettere un volto. Può esserci la donna incontrata per caso che ci ha conquistato anche soltanto per un breve tratto della nostra vita. Può esserci la donna che ci accompagna da sempre, una madre, una sorella, un’amica, la donna amata o quella che non siamo mai riusciti a conquistare. Il “tu” di Catalano è singolare, intimo, rivolto a qualcuno di preciso; eppure, leggendo, sembra allargarsi fino ad abbracciare un intero universo femminile.
Ed è bello scoprire in un autore contemporaneo questa capacità di fare poesia. Catalano sceglie la lingua della vita, l’attraversa con l’ironia e riesce a far emergere da gesti e immagini semplici qualcosa che banale non è affatto: la complessità, la forza e insieme la vulnerabilità delle donne.
Tu sei una fa parte della raccolta poetica Smettere di fumare baciando di Guido Catalano, pubblicata da Rizzoli nel 2023.
Leggiamo questa splendida poesia per lasciarci conquistare dalle sue parole e scoprire che cosa rende così speciale la donna raccontata da Guido Catalano.
Tu sei una
Che devi essere sempre quella forte
Ogni tanto piangi, ma di nascosto
Tipo ieri eri triste ma non me l’hai detto
Ma quando ridi muovi le montagne e scateni le maree
E certo, avrei dovuto accorgermene
Tu sei una che ti porterei a fare a palle di neve con
Calvin e Hobbes
Una che i treni ti aspettano se sei in ritardo perché gli stai
simpatica
Tu sei una che domani ti porterei con me nella battaglia.
La forza gentile di chi piange di nascosto e poi muove le montagne
Il cuore di Tu sei una è racchiuso fin dai primi versi in un contrasto nel quale è facile riconoscere tante donne. Guido Catalano racconta una persona abituata a mostrarsi forte, probabilmente anche perché chi le sta intorno ha imparato a considerarla così. Eppure quella forza convive con una fragilità custodita in silenzio, che emerge quando nessuno può vederla.
Che devi essere sempre quella forte
Ogni tanto piangi, ma di nascosto
Tipo ieri eri triste ma non me l’hai detto
La parola che merita attenzione è “devi”. Catalano avrebbe potuto scrivere semplicemente che questa donna è forte; scegliendo “devi essere”, lascia invece affiorare l’idea di un ruolo, quasi di un’aspettativa che nel tempo finisce per aderire alla persona. È ciò che accade a chi diventa un punto di riferimento per gli altri, a chi viene cercato nei momenti difficili, a chi sembra possedere sempre l’energia necessaria per affrontare un problema e andare avanti.
Dietro questa immagine pubblica esiste però una dimensione più intima. La donna di Catalano piange “di nascosto”, è stata triste senza raccontarlo e continua così a tenere insieme due aspetti del proprio carattere che la poesia presenta con grande naturalezza. La forza e la vulnerabilità possono abitare la stessa persona e, soprattutto, la seconda non cancella la prima.
È qui che la semplicità della scrittura di Catalano rivela tutta la sua efficacia. Il poeta evita definizioni astratte e lascia che sia un gesto quotidiano a raccontare questa donna. Il pianto nascosto dice molto più di una lunga descrizione psicologica, perché ci porta immediatamente dentro una situazione conosciuta: quella di chi riesce a sostenere gli altri e trova più difficile mostrare il momento in cui avrebbe bisogno, a sua volta, di essere sostenuto.
Subito dopo, però, lo sguardo cambia:
Ma quando ridi muovi le montagne e scateni le maree
E certo, avrei dovuto accorgermene
Il passaggio dalla tristezza alla risata amplia il ritratto. La stessa donna che poco prima piangeva lontano dagli occhi degli altri possiede una vitalità che, nello sguardo di chi parla, assume proporzioni gigantesche. Catalano affida all’iperbole delle montagne e delle maree la percezione di chi vede nella risata di un’altra persona qualcosa capace di modificare il proprio mondo.
Ancora più significativo è ciò che arriva subito dopo. “Avrei dovuto accorgermene” sposta per un momento l’attenzione dalla donna a chi la osserva e introduce nella poesia una forma di consapevolezza. La sua tristezza era rimasta nascosta, ma chi le era vicino sente che avrebbe dovuto riconoscerla comunque.
Il verso suggerisce così una riflessione che supera il ritratto femminile e riguarda il modo in cui ci prendiamo cura delle persone che amiamo. Quando qualcuno è diventato ai nostri occhi “quello forte”, rischiamo di abituarci a quella rappresentazione fino a considerarla permanente. Catalano, con una frase quasi colloquiale, ricorda invece quanto sia importante continuare a guardare davvero chi abbiamo accanto, soprattutto quando sembra non avere bisogno di chiedere nulla.
Dopo averci mostrato la parte più intima di questa donna, Guido Catalano cambia improvvisamente scenario e introduce una delle immagini più sorprendenti della poesia:
Tu sei una che ti porterei a fare a palle di neve con
Calvin e Hobbes
L’arrivo di Calvin e Hobbes porta nel testo una leggerezza che appartiene pienamente al ritratto che il poeta sta costruendo. Il riferimento ai celebri personaggi del fumetto di Bill Watterson evoca un mondo fatto di immaginazione, avventure e giochi, nel quale una battaglia a palle di neve può diventare una cosa serissima proprio mentre continua a essere un gioco.
Catalano immagina questa donna dentro quello stesso mondo e, attraverso un’immagine apparentemente bizzarra, aggiunge qualcosa al suo carattere. È una persona con la quale si può ancora giocare, condividere la parte più libera e fantasiosa dell’esistenza, concedersi il piacere di essere leggeri. Dopo aver raccontato la sua fragilità nascosta e la potenza della sua risata, il poeta introduce così un’altra qualità che sembra affascinarlo: la capacità di stare dentro la vita senza perdere il gusto del gioco.
La scelta di inserire Calvin e Hobbes rivela anche qualcosa del modo di fare poesia di Catalano. Il linguaggio poetico accoglie un riferimento proveniente dalla cultura pop e lo colloca accanto alle montagne e alle maree senza avvertire alcuna distanza tra questi mondi. La poesia può nascere da ciò che appartiene alla nostra esperienza e al nostro immaginario, compresi i fumetti che abbiamo letto e i personaggi ai quali siamo rimasti affezionati.
Pochi versi dopo questa libertà immaginativa produce un’altra scena ancora più surreale:
Una che i treni ti aspettano se sei in ritardo perché gli stai
simpatica
L’immagine fa sorridere perché Catalano attribuisce al treno un comportamento completamente umano. Quel mezzo regolato dagli orari, che parte indipendentemente dai nostri desideri e che tante volte abbiamo rincorso sperando inutilmente in qualche secondo di ritardo, qui decide di aspettare. E lo fa per il motivo più semplice e assurdo possibile: quella donna gli sta simpatica.
Dentro questa piccola invenzione c’è un complimento molto più originale di una dichiarazione esplicita. Catalano racconta una donna capace di conquistare la simpatia del mondo che la circonda al punto che persino la realtà, per un momento, sembra disposta a venirle incontro.
Il gioco poetico funziona proprio grazie alla sua immediatezza. Chi legge sa perfettamente che i treni non aspettano nessuno perché lo trovano simpatico, ma comprende altrettanto bene ciò che il poeta vuole comunicare. Ci sono persone alle quali attribuiamo una particolare capacità di entrare in sintonia con gli altri, di rendere più piacevole un luogo, di suscitare affetto quasi spontaneamente. Catalano prende questa sensazione difficile da definire e, invece di spiegarla, la trasforma in una scena.
È anche attraverso immagini come questa che Tu sei una riesce a celebrare senza diventare celebrativa. L’ironia alleggerisce continuamente il sentimento e permette alla tenerezza di emergere con naturalezza. La donna raccontata dal poeta acquista così consistenza attraverso ciò che provoca nello sguardo di chi la ama: una risata diventa una marea, un gioco può svolgersi insieme a Calvin e Hobbes e persino un treno sembra disposto a modificare la propria corsa per aspettarla.
L’ultima immagine della poesia sembra inizialmente portarci molto lontano dalla leggerezza delle palle di neve e dei treni:
Tu sei una che domani ti porterei con me nella battaglia.
Catalano chiude il componimento scegliendo la battaglia come luogo simbolico nel quale immaginare ancora una volta questa donna accanto a sé. Dopo averne raccontato la sensibilità, la vitalità e la leggerezza, introduce quindi un elemento nuovo: la fiducia.
Volere qualcuno al proprio fianco in una battaglia significa riconoscergli qualità che diventano preziose proprio quando la vita si complica. La donna alla quale sono dedicati questi versi è una persona sulla quale poter contare, qualcuno con cui condividere non soltanto i momenti piacevoli, ma anche quelli nei quali servono coraggio, presenza e capacità di resistere.
Letto in questa prospettiva, il passaggio dalle palle di neve alla battaglia acquista un significato particolare. Sono due immagini lontane, eppure entrambe raccontano il desiderio di avere la stessa persona accanto. Con lei si può giocare e con lei si può affrontare una prova; si può condividere la leggerezza di un momento felice e immaginare di attraversare insieme una difficoltà.
La forza gentile evocata dalla poesia trova proprio nell’ultimo verso una delle sue espressioni più compiute. All’inizio abbiamo incontrato una donna che “deve” essere quella forte e che qualche volta piange senza farsi vedere. Alla fine quella stessa donna viene scelta come compagna di battaglia. La sua fragilità non diminuisce la fiducia che ispira e il pianto nascosto non contraddice la sua forza. Entrambi appartengono alla stessa persona.
Il finale permette così di rileggere anche il titolo. Tu sei una sembra l’inizio di una frase lasciata volutamente aperta, che nel corso della poesia viene completata ogni volta in maniera diversa. Sei una che nasconde il pianto, una che con una risata sconvolge la natura, una con cui giocare, una che riesce a farsi aspettare persino dai treni, una da volere accanto quando arriva la battaglia.
Catalano costruisce il ritratto senza cercare una definizione definitiva. Sono le immagini, una dopo l’altra, a farci conoscere questa donna e a restituirne le diverse sfumature. Proprio per questo quel “tu” può uscire dai confini della poesia e incontrare l’esperienza di chi legge, richiamando alla memoria persone diverse e legami diversi.
Perché Tu sei una può essere un tributo all’universo femminile
A questo punto diventa più chiaro perché una poesia rivolta apparentemente a una sola persona possa essere letta anche come un tributo a tutto l’universo femminile. Guido Catalano parte da un “tu”, dalla vicinanza con una donna particolare, e attraverso pochi tratti riesce a intercettare esperienze nelle quali molti possono riconoscersi e identificarsi.
La forza di cui parla non coincide con un’immagine eroica e irraggiungibile. È una forza attraversata dalle emozioni, dalla tristezza e dal bisogno di essere compresi; accanto a essa trovano spazio l’ironia, il gioco, la capacità di far stare bene gli altri e quella presenza che vorremmo avere vicino quando le circostanze diventano difficili.
Per questo leggendo Tu sei una possono venire in mente donne molto diverse tra loro. La madre che per anni è sembrata capace di sostenere il peso di tutto, la sorella con cui abbiamo condiviso leggerezza e difficoltà, un’amica che riesce a cambiare l’umore di una giornata, la persona con cui abbiamo costruito la nostra vita oppure quella che ne ha attraversato soltanto una stagione, lasciando comunque un ricordo.
Il valore del testo sta anche nella possibilità di lasciare aperta questa identificazione. Catalano offre alcuni dettagli, mentre il lettore porta con sé la propria esperienza. Il volto evocato dai versi può quindi cambiare a seconda di chi legge, senza perdere il carattere intimo della poesia.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti della scrittura di Guido Catalano: riuscire a raggiungere un sentimento ampio partendo da situazioni concrete, familiari, qualche volta persino buffe. La poesia rimane vicina alla lingua con cui parliamo e alle immagini che fanno parte della nostra quotidianità, ma attraverso quella semplicità riesce a dare forma a sentimenti che semplici non sono.
Tu sei una celebra così una donna senza trasformarla in un modello astratto. La osserva nelle sue contraddizioni, nella capacità di essere forte e fragile, seria e giocosa, bisognosa di attenzione e allo stesso tempo capace di diventare un punto di riferimento per gli altri.
Arrivati all’ultimo verso, quel “tu” iniziale sembra così non appartenere più soltanto al poeta. Chi legge ha probabilmente già cominciato ad associargli un nome, un volto, un ricordo. Ed è forse questo il regalo più bello che può fare una poesia: permetterci di ritrovare nelle parole di un altro qualcosa che appartiene profondamente alla nostra vita.
Per questo, da chi scrive e da Libreriamo, un grazie a Guido Catalano: per aver saputo raccontare qualcosa di così grande con la leggerezza di una battaglia a palle di neve, un treno che aspetta e poche, semplici parole.

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