La polemica

Insulti a Falcone e Borsellino in diretta, la Rai apre un’inchiesta

Insulti a Falcone e Borsellino in diretta Rai2, i responsabili sono due neomelodici siciliani. Perché certi soggetti hanno spazio in tv?
Insulti a Falcone e Borsellino in diretta, la Rai apre un'inchiesta

MILANO – Insulti a Falcone e Borsellino in diretta su Rai2 il 5 giugno, durante la prima puntata del programma Realiti, condotto da Enrico Lucci. Al centro delle polemiche sono due neomelodici siciliani, Leonardo Zappalà, 19 anni, in arte «Scarface», e Niko Pandetta (non presente in studio), detto «Tritolo», nipote del boss mafioso Turi Cappello, ora in carcere a regime 41 bis. La Rai ha aperto un’indagine interna per fare chiarezza sull’accaduto.

Cosa è successo

Leonardo Zappalà, dopo aver visto un filmato in studio riguardante Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha commentato: «Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro». Nello stesso video si raccontava anche la storia di Niko Pandetta, nipote del boss Turi Cappello, che nelle sue canzoni inneggia più volte allo zio Turi, come punto di riferimento della sua vita. Lo stesso Niko Pandetta ha postato poi un video sui suoi canali in cui pronuncia frasi intimidatorie e minacce nei confronti del consigliere della Regione Campania: «Io le pistole ce l’ho d’oro. Io sono onorato di mio zio perché ha fatto 28 anni di 41-bis da innocente».

Le giustificazioni

Il conduttore Enrico Lucci si difende affermando di non essere lui l’autore del programma e di non aver «invitato Riina o Provenzano in studio. Abbiamo invitato un ragazzetto confuso, che ha degli idoli orribili». Afferma poi che il programma doveva analizzare il fenomeno dei cantanti neomelodici siciliani che cantano in napoletano raccontandone tutte le sfumature, comprese le tendenze a idealizzare la mafia. Rispetto alla dichiarazione di Zappalà contro Falcone e Borsellino, Lucci ha dichiarato: «Parliamo di un 19enne che non capisce neanche bene la potenza delle frasi che esprime».

A 19 anni non si è confusi

A 19 anni, però, non si è né ragazzetti né confusi. Si è adulti, con diritto di voto e piena capacità di intendere e di volere. Avere 19 anni non è una giustificazione sufficiente per un gesto così grave. Insultare in diretta tv nazionale due magistrati che hanno perso la vita per mano della mafia, e che sono diventati il simbolo stesso della lotta alle mafie è inaccettabile. La domanda da porsi, quindi, è: perché a questi soggetti viene dato spazio in televisione? Come mai la Rai ha deciso di invitare alla prima di un programma proprio dei ragazzi simpatizzanti per la mafia?

Il segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani, ha dichiarato: «La Rai non può fare da vetrina a chi inneggia ai boss e dileggia chi ha pagato con la vita la lotta alla mafia». E in una nota congiunta con i vertici della Federazione Nazionale della Stampa si legge: «Siamo ormai arrivati alla ”par condicio” tra mafia e antimafia, dopo aver già tentato di sdoganare quella tra fascismo e antifascismo». La Rai ha annunciato di aver indetto un’indagine interna, e nel frattempo la trasmissione è stata spostata in seconda serata.

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