Fermiamo le risse televisive, amplificano rabbia e violenza

Nelle trasmissioni televisive l’insulto è diventato un format per fare più ascolti. La riflessione del fondatore di Libreriamo Saro Trovato
Fermiamo le risse televisive, amplificano rabbia e violenza

La rabbia in tv non si ferma mai. Anzi, è diventata un format su cui puntare. Funziona per gli ascolti e permette di avere visibilità nei diversi contenitori d’informazione. Anche i personaggi che non ti aspetti, esperti e professionisti noti, appena invitati in un salotto televisivo, anziché discutere in modo garbato e nello spirito di dare un senso alla loro presenza in televisione, si lanciano in una rissa della peggiore specie, con la variante, sempre più utilizzata, di alzarsi e andarsene per la presunta offesa ricevuta.

Il paese è sull’orlo di una crisi di nervi, ogni giorno dalle cronache si respira un Paese in pieno conflitto. Non occorre consultare statistiche o rapporti sociologici, basta seguire l’informazione per capire che si sta perdendo il controllo.

Colpisce poi che in questo gioco, autorevoli organi d’informazione ci sguazzino, utilizzando stralci delle diverse trasmissioni televisive in cui si verificano battaglie e litigi (accade tutti i giorni) dando ampio spazio, con tanto di articolo urlato e posizione d’evidenza in pagina della rissa televisiva, trattandola come semplice gossip.

Ci vuole maggiore responsabilità. Serve il coraggio, da parte di chi governa palinsesti e informazione, di saper rinunciare a qualche punto percentuale di ascolto a favore di un più sano e costruttivo linguaggio mediatico.

Il bello è che se vuoi guardare il video della battaglia televisiva, prima devi seguire lo spot pubblicitario. Ma che valore ha per le aziende un messaggio del genere? Le donne e gli uomini del marketing fanno di tutto per dare valore ai loro brand e ai loro prodotti, e poi accettano di pianificare le loro campagne su contenitori del genere. Per chi scrive tutto ciò è folle, non ha senso, è inverosimile.

La politica ormai ha capito che la rabbia è il pane dell’attenzione del pubblico elettore. Il linguaggio assunto da chi dovrebbe avere il buonsenso di pensare ai veri interessi del Paese, è diventato un pericoloso invito alla battaglia, alla distruzione dell’avversario politico. Non c’è più spazio per il confronto. L’anima stessa dello spirito democratico ha perso totalmente senso, non c’è più spazio all’incontro.

Il dibattito lascia spazio all’insulto, all’offesa, al discredito. Ci vuole poco a rovinare la vita di una persona, qualsiasi mezzo è valido. Anzi, bisogna agire nel distruggere l’avversario, costi quel che costi. I social sono diventati l’arma principale per colpire. Al resto ci pensa il pubblico attraverso la complice condivisione, che a seconda dell’importanza di chi viene attaccato diventa sempre più virale. Ad aiutare i social, ci pensano i media informativi, i quali contribuiscono a dare sempre più forza, in un circolo vizioso senza fine, al messaggio infamante.

Fermiamoci, tutto ciò sta diventando pericoloso. Non mi fermerò mai di ripeterlo, il clima è caldo, la rabbia sociale (per ragioni comprensibilissime, visto come vanno le cose in Italia) è all’ultimo stadio. Lo sfogo dell’ira può prendere vita in diversi modi, tra le mura domestiche o all’esterno della casa, dove c’è sempre un nemico da colpire.

La rabbia in famiglia è molto pericolosa, perché è silente, è nascosta, è invisibile, non se ne può parlare. Nella stessa comunità, quartiere, condominio si fa finta di niente. “Non sono fatti nostri”. Violenze di ogni tipo si ripetono in tantissime famiglie italiane ogni giorno, per esplodere come evento pubblico nel momento in cui si arriva alle estreme conseguenze del delitto.

Di rabbia sociale invece si vive ormai costantemente. I nemici d’attaccare sono sempre dietro l’angolo. Vanno colpiti, offesi, insultati, massacrati. Si esce di casa nella convinzione che bisogna fare attenzione, che possa accadere sempre qualcosa. Non si vive tranquilli, il pericolo può arrivare da tutte le direzioni. Quindi, si è sempre pronti alla battaglia.

Ecco perché bisogna avere maggiore responsabilità. Finiamola con questi modelli culturali battaglieri. Sviluppiamo una televisione e una comunicazione con contenuti di qualità e il pubblico apprezzerà. Puntiamo su amore, cooperazione, confronto vero, aiuto reciproco, civiltà è faremo del bene alla gente e al Paese. Questa non è utopia, basta poco per farlo e i numeri dimostrano che la qualità crea successo. Quindi perché non agire subito?

Saro Trovato
Fondatore di Libreriamo

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