Aperto lo smartphone al mattino, ci troviamo immersi in un flusso ininterrotto di parole d’oltreoceano. Scriviamo ai colleghi che abbiamo “ricevuto troppe mails”, diciamo agli amici di aver “pubblicato dei nuovi reels”, commentiamo l’ultimo trend “sui socials” e ci lamentiamo dei “troppi sponsors” presente in un video. L’invasione dei termini inglesi nella nostra quotidianità linguistica è una realtà consolidata con cui conviviamo da anni, ma porta con sé un cortocircuito grammaticale sempre più diffuso: la tendenza ad aggiungere la -s finale quando utilizziamo queste parole al plurale.
All’apparenza può sembrare un segno di accuratezza o di padronanza della lingua inglese. In realtà, si tratta di un vero e proprio errore di sintassi italiana.
La regola d’oro dei prestiti linguistici
Per comprendere dove risieda l’errore, occorre fare un passo indietro e guardare come la lingua italiana accoglie le parole straniere. Quando un termine entra a far parte del nostro vocabolario senza subire un adattamento fonetico o morfologico, i cosiddetti prestiti non adattati o forestierismi, la regola della grammatica italiana è lineare: il termine straniero diventa indeclinabile.
Questo significa che la parola mantiene un’unica forma base sia per il singolare sia per il plurale. A segnalare il numero (e spesso il genere) ci pensano gli elementi variabili dell’italiano che la circondano: l’articolo, l’aggettivo o il verbo.
Per questo motivo Il film diventa i film (e non i films); lo sponsor diventa gli sponsor (e non gli sponsors); la mail diventa le mail (e non le mails); il post diventa i post (e non i posts); il social diventa i social (e non i socials).
Inserire la -s finale significa sovrapporre due sistemi grammaticali incompatibili: si pretende di applicare la flessione plurale della lingua di partenza all’interno di una struttura sintattica che risponde alle leggi della lingua d’arrivo.
Cosa dicono l’Accademia della Crusca e la Treccani
Le massime autorità linguistiche italiane si sono espresse più volte su questo fenomeno con posizione unanime.
L’Accademia della Crusca, nei suoi periodici approfondimenti dedicati ai dubbi dei lettori, ricorda che nell’italiano contemporaneo i sostantivi stranieri non adattati debbono rimanere invariati al plurale. L’aggiunta della desinenza plurale straniera viene definita dagli accademici come un’inutile complicazione che viola la coerenza dell’italiano.
Nella grammatica nostra, infatti, il plurale non si forma aggiungendo consonanti in coda alla parola (come avviene per le lingue germaniche o romanzo-occidentali), ma modificando la vocale finale. Pretendere di importare la flessione in -s crea un ibrido morfologico estraneo alla natura della lingua italiana.
Anche la guida al plurale dei nomi della Grammatica Treccani e il prontuario sui nomi stranieri dell’Enciclopedia Treccani confermano sottolinea come l’uso del plurale in -s nei prestiti inglesi costituisca un errore formale. Treccani nota che la marca del plurale appartiene al determinante italiano (articolo o aggettivo) e non al nome straniero prescelto. Pertanto, dire o scrivere “i socials” rappresenta un doppio segnale di plurale del tutto ridondante e sgrammaticato.
Il fenomeno dell’ipercorrettismo: quando il troppo stroppia
Dal punto di vista sociolinguistico, questo errore prende un nome ben preciso: ipercorrettismo. Esso si verifica quando un parlante, nel tentativo di dimostrare competenza o di evitare quello che percepisce come un errore (o una rozzezza), applica una regola in modo sproporzionato o fuori contesto, finendo per commettere una scorrettezza maggiore.
Chi scrive i posts o i films spesso lo fa per una sorta di “ansia da prestazione” linguistica. Nella convinzione di mostrare confidenza con l’inglese, dimentica che in quel momento sta parlando o scrivendo in italiano. Si crea così il paradosso per cui, per sembrare più dotti in una lingua straniera, si finisce per violare le basi della propria madrelingua.
Le eccezioni alla regola
Esistono casi circoscritti in cui la -s finale è grammaticalmente ammissibile, ma si tratta di situazioni ben distinte rispetto all’uso comune dei prestiti:
Citazioni testuali e contesti specialistici: la -s si conserva se la parola fa parte di una locuzione o di una frase interamente citata in lingua originale («We manage social media accounts»).
Pluralia tantum o lessemi entrati al plurale: alcune parole sono penetrate in italiano direttamente nella loro forma plurale e vengono trattate come tali o usate come massa collettiva (come jeans o muffins, anche se per quest’ultimo la forma invariabile i muffin rimane preferibile).
Al di fuori di queste isolate circostanze, nell’italiano quotidiano, formale o informale che sia, la -s è un intralcio da eliminare.
La ricchezza della nostra lingua si misura dalla precisione con cui sappiamo integrare i vocaboli del mondo contemporaneo nelle regole armoniose del nostro sistema grammaticale. La prossima volta che stilerete un piano editoriale o invierete un messaggio in chat, lasciate la -s oltreoceano: l’articolo italiano farà perfettamente tutto il lavoro.
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