Lingua italiana: “parole chiave” o “parole chiavi”, qual è il plurale?

La lingua italiana è ricca di dubbi grammaticali che, pur sembrando di poco conto, suscitano spesso discussioni tra parlanti, insegnanti, giornalisti e professionisti della scrittura. Uno di questi riguarda una locuzione oggi diffusissima, soprattutto nell’era digitale: parola chiave. Chiunque utilizzi un motore di ricerca, lavori nel campo dell’informatica, della comunicazione o del marketing ha a…

Lingua italiana parole chiave o parole chiavi, qual è il plurale

La lingua italiana è ricca di dubbi grammaticali che, pur sembrando di poco conto, suscitano spesso discussioni tra parlanti, insegnanti, giornalisti e professionisti della scrittura. Uno di questi riguarda una locuzione oggi diffusissima, soprattutto nell’era digitale: parola chiave. Chiunque utilizzi un motore di ricerca, lavori nel campo dell’informatica, della comunicazione o del marketing ha a che fare quotidianamente con le cosiddette keyword, cioè quei termini che permettono di individuare informazioni specifiche all’interno dell’immensa quantità di contenuti disponibili sul web. Ma quando bisogna usare il plurale, qual è la forma corretta? Si deve scrivere parole chiave oppure parole chiavi?

La risposta, confermata dall’uso, dai principali dizionari e dalla grammatica dell’italiano contemporaneo, è chiara: la forma consigliata è “parole chiave“, con chiave invariabile. La variante parole chiavi esiste, ma è oggi considerata rara e decisamente minoritaria.

Per comprendere il motivo di questa scelta è necessario analizzare la struttura della locuzione e il modo in cui funzionano alcuni composti della lingua italiana.

Una parola polirematica della lingua italiana fondamentale nell’epoca di Internet

Negli ultimi decenni l’espressione parola chiave ha assunto un’importanza enorme.

Ogni giorno utilizziamo parole chiave per effettuare ricerche su Internet, per catalogare documenti, per organizzare archivi digitali, per indicizzare pagine web o per descrivere sinteticamente un argomento. In pratica, una parola chiave è quella parola che permette di “aprire” l’accesso alle informazioni desiderate. La metafora è evidente.

Così come una chiave apre una porta, una parola chiave apre l’accesso a un determinato insieme di dati o di contenuti. Non è difficile capire perché questa locuzione abbia conosciuto una diffusione così ampia proprio nell’epoca della comunicazione digitale.
Che tipo di composto è «parola chiave»? Dal punto di vista grammaticale, parola chiave appartiene ai cosiddetti composti nominali appositivi. Si tratta di espressioni formate da due sostantivi:

il primo rappresenta la testa del composto, cioè l’elemento principale;
il secondo svolge una funzione simile a quella di un aggettivo, specificando una qualità o una funzione del primo elemento.

Nel nostro caso:

parola è il sostantivo principale;
chiave non indica più l’oggetto materiale che apre una serratura, ma assume un significato figurato.

Infatti una parola chiave non è una parola che possiede una chiave, ma una parola che svolge la funzione di una chiave. Si potrebbe parafrasare la locuzione dicendo: una parola che apre l’accesso a un determinato contenuto. Questa interpretazione figurata è fondamentale per comprendere anche il comportamento del plurale.

Perché si dice «parole chiave»?

Nei composti di questo tipo, la tendenza dell’italiano contemporaneo è molto chiara.

Il primo elemento, cioè il sostantivo principale, segue normalmente le regole della flessione:

parola → parole;
argomento → argomenti;
testimone → testimoni;
settore → settori;
personaggio → personaggi.

Il secondo elemento, invece, quando viene usato con valore figurato e svolge una funzione assimilabile a quella di un aggettivo, rimane invariato.

Di conseguenza otteniamo:

parole chiave;
argomenti chiave;
personaggi chiave;
settori chiave;
testimoni chiave.

La parola chiave, in questi casi, non viene più percepita come un normale sostantivo, ma come un elemento descrittivo ormai cristallizzato.

Il confronto con l’inglese

L’espressione italiana corrisponde all’inglese keyword. Le due lingue, però, costruiscono il composto in modo diverso. In inglese la parola fondamentale (word) si trova a destra, mentre key la precede. Inoltre i due elementi si sono ormai uniti in un’unica parola. In italiano, invece, la situazione è differente. I due termini restano separati:

parola chiave;
settore chiave;
elemento chiave.

Questo tipo di formazione viene definito spesso composto largo, perché mantiene l’autonomia grafica e lessicale dei singoli elementi.

Altri esempi dello stesso tipo

La lingua italiana possiede numerose locuzioni costruite secondo lo stesso modello.

Ad esempio:

edizione pirata;
guerra lampo;
studente modello;
discussione fiume.

Anche qui il secondo elemento viene utilizzato in senso figurato. Una guerra lampo non è una guerra composta da lampi, ma una guerra rapidissima. Uno studente modello non è uno studente che fa il modello, ma uno studente esemplare. Una discussione fiume non riguarda un corso d’acqua: è una discussione lunghissima. Quando queste locuzioni passano al plurale, il comportamento è identico:

guerre lampo;
studenti modello;
edizioni pirata;
discussioni fiume.

Il secondo elemento resta invariato. Lo stesso principio vale quindi anche per parole chiave.

L’uso conferma la regola

Uno degli elementi più convincenti è rappresentato proprio dall’uso. Le ricerche effettuate sui motori di ricerca mostrano una netta prevalenza della forma parole chiave. La variante parole chiavi è attestata, ma compare con una frequenza enormemente inferiore. Anche i principali servizi informatici utilizzano costantemente la forma invariabile. Le guide dedicate all’indicizzazione dei contenuti, alla ricerca sul web e all’ottimizzazione dei siti Internet parlano sempre di parole chiave. Ciò dimostra come la norma grammaticale e l’uso concreto coincidano perfettamente.

Che cosa dicono i dizionari?

Anche i più autorevoli dizionari italiani concordano. Le principali opere lessicografiche registrano chiave come elemento invariabile quando segue un sostantivo con funzione aggettivale. In altre parole, il termine non cambia forma al plurale. Alcuni repertori storici segnalano comunque l’esistenza della variante parole chiavi, precisando però che si tratta di un uso raro. Dal punto di vista normativo, dunque, non esiste alcun dubbio. La forma da preferire è parole chiave. Una regola che vale anche per altre espressioni Lo stesso criterio si applica a moltissime altre locuzioni ormai entrate stabilmente nell’italiano contemporaneo.

Ad esempio:

punti chiave;
momenti chiave;
decisioni chiave;
fattori chiave;
elementi chiave.

In tutti questi casi chiave mantiene la stessa forma. L’invariabilità è ormai percepita come una caratteristica propria della parola quando svolge questa particolare funzione semantica. Perché qualcuno dice ancora «parole chiavi»? La presenza della variante parole chiavi è facilmente spiegabile. Molti parlanti tendono infatti ad applicare automaticamente la regola generale del plurale, secondo cui entrambi gli elementi dovrebbero essere flessi. Si tratta di un ragionamento perfettamente comprensibile. Poiché chiave è normalmente un sostantivo, viene spontaneo trasformarlo in chiavi.

Tuttavia la grammatica dei composti segue spesso regole particolari. Quando il secondo elemento assume un valore figurato e diventa quasi un aggettivo, esso tende a rimanere invariato. È esattamente ciò che accade nel nostro caso.

Una lingua che si evolve

Come tutti i fenomeni linguistici, anche questo potrebbe evolversi nel tempo. La storia dell’italiano dimostra infatti che molte forme oggi considerate corrette erano un tempo minoritarie, mentre altre sono gradualmente scomparse. È quindi impossibile prevedere con assoluta certezza quali saranno gli sviluppi futuri. Ciò che conta è la situazione attuale. Oggi la norma, l’uso e i dizionari convergono chiaramente sulla forma parole chiave.

Il dubbio tra parole chiave e parole chiavi rappresenta un ottimo esempio di come la grammatica italiana non dipenda soltanto dalle regole generali del plurale, ma anche dalla struttura interna dei composti. Parola chiave è infatti un composto nominale appositivo, nel quale il sostantivo chiave perde il suo significato concreto e assume una funzione figurata, assimilabile a quella di un aggettivo. Per questo motivo esso rimane invariato quando la locuzione passa al plurale. La forma corretta e consigliata è dunque parole chiave, così come si dice argomenti chiave, settori chiave, personaggi chiave e testimoni chiave.

Sebbene la variante parole chiavi sia sporadicamente documentata e non possa essere considerata impossibile sul piano storico, essa è oggi nettamente minoritaria e viene generalmente evitata nella lingua curata. Ancora una volta, la conoscenza della struttura della lingua permette di risolvere un dubbio apparentemente semplice ma molto frequente, ricordandoci che, proprio come accade nelle ricerche sul web, anche nello studio dell’italiano la vera parola chiave è sempre la consapevolezza delle regole che governano il funzionamento del nostro lessico.